“Tutto quello che è stato fatto con la riforma dei musei ha funzionato: l’Italia siede al tavolo con gli altri paesi avendo dei musei anche statali che sono riconosciuti come tali. Sette anni fa questo non sarebbe successo. Alla base di quella riforma c’è stato il tentativo di riallineare lo Stato italiano agli altri paesi del mondo nel dotare i musei di alcune caratteristiche come istituzioni”. Lo ha detto il Capo di Gabinetto del MiC, Lorenzo Casini, intervenendo al focus Musei nell’ambito del G20 della Cultura. Presente anche il direttore di Icom, Alberto Garlandini. “Il significato più profondo della riforma è quello di trasformare i musei in istituzioni vive, luoghi della cultura in senso attivo. Questo forse è il principale lascito della riforma”. “Quando andavo all’estero a spiegare la situazione dei musei statali italiani – ha evidenziato Garlandini - nessuno ci credeva che non c’era un direttore, non c’era autonomia. La riforma ha un po’ sanato questa situazione incredibile. La riforma è stato un momento di apertura al mondo e i risultati si vedono. Ci sono ancora tanti problemi anche perché prima di tutto è una rivoluzione culturale. Un processo che comunque è positivo”.

 

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