“Facciamo come avrebbero fatto gli Etruschi se avessero saputo e potuto. Acquisiamo il green pass ed esibiamolo ogni volta che ci viene richiesto, per la nostra sicurezza e per quella degli altri, per rispetto di tutti e anche per l'orgoglio di sapere che se oggi siamo qui e viviamo una vita molto più sicura e confortevole di quella del passato è anche perchè abbiamo saputo arrivarci”. Lo scrive su Facebook il Museo Etrusco di Villa Giulia, diretto da Valentino Nizzo, dopo essere finito in queste ore al centro di attacchi sui social media per l’adesione dal 6 agosto all'obbligo di esibire il green pass per accedere ai locali dell’istituzione culturale. Stessi attacchi sono stati rivolti anche al Museo Egizio di Torino per aver adottato la stessa misura.

“Conoscendo la saggezza, gli scrupoli religiosi e la disciplina proverbiale degli Etruschi - prosegue il post di Villa Giulia - si può affermare con certezza che se avessero avuto il green pass lo avrebbero usato senza scrupolo anche loro. In questo modo avrebbero potuto portare avanti le loro attività e i loro contatti senza rischi e senza rinunce, come si conveniva a un popolo grande amante dei piaceri della vita. D'altronde lo racconta già Tito Livio di come durante la terribile pestilenza del 365 a.C. in cui morì anche il celebre Furio Camillo, per ingannare il tempo e la paura vennero chiamati dall'Etruria ad esibirsi nel Circo massimo istrioni (parola non a caso di origine etrusca) e danzatori, dando origine a forme di teatro molto simili a quelle contemporanee. Non potevano certo sapere i Romani che così facendo aumentavano in realtà il rischio di contagio. Ma la consapevolezza si acquisisce a caro prezzo e solo a spese di esperienze anche drammatiche”.

Dagli Shardana ai Pelasgi, dai Troiani ai Siculi, dagli Aborigeni agli Italici, dai Fenici ai Corinzi, dai Focesi ai Cartaginesi, dagli Ateniesi ai Macedoni l'Etruria è stata per tutta la sua storia una terra di incontro, di confronto e di ibridazione tra genti mitiche e popoli reali, esordisce il lungo post del museo romano. “Si sa tuttavia - prosegue il messaggio - che ogni contatto più o meno prolungato porta con sè opportunità ma anche pericoli. Se la grandezza e la potenza degli Etruschi sono dipese dalla loro capacità di interazione e dall'intelligenza con la quale hanno saputo trarre profitti e vantaggi dalla condivisione delle loro risorse, dietro queste relazioni potevano celarsi rischi di ogni genere. In un Mediterraneo che, per quanto apparentemente grande, già in antico poteva legittimamente essere paragonato a uno stagno (Platone) la diffusione di epidemie e contagi era una eventualità all'ordine del giorno”. 

Fino al XIX secolo e alle prime scoperte in campo epidemiologico e allo sviluppo di una maggiore sensibilità in campo igienico (tipo lavarsi le mani dopo un intervento chirurgico!) erano totalmente sconosciute le tecniche di prevenzione più scontate che siamo soliti adottare oggi anche nel nostro quotidiano. “Per ragioni come queste la mortalità nel mondo antico era elevatissima e la vita media raramente si spingeva oltre i 35 anni. Le fonti letterarie e l'evidenza archeologica hanno registrato innumerevoli epidemie. Le cause potevano essere le più disparate: scarsa igiene e poca attenzione nella gestione dei rifiuti, possibilità di contaminazione da cadaveri e carogne, convivenza con animali, abitazioni inadeguate, malaria e altre forme di contagio veicolate da habitat spesso molto poco ospitali, difficoltà nella preservazione dei cibi e, naturalmente, contatti con genti esterne”.

 

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