© Photo by Roberto Cinconze. Un momento da una classe Dance Well al Museo Arte Sella

Nel solco delle numerose ricerche che provano come le arti contribuiscano al benessere della persona e della società, e più specificatamente, come la pratica della danza contribuisca al benessere, EDN – European Dancehouse Network, rete delle case della danza europee sostenuta da Creative Europe, ha reso disponibile online lo studio Dance and Wellbeing – review of evidence and policy perspectives, a cura del ricercatore portoghese Jordi Baltà Portolés (https://www.ednetwork.eu/news/edn-publication-dance-and-wellbeing).

Lo studio nasce a conclusione della campagna digitale #DanceAndWellBeing, attivata da novembre 2020 fino a febbraio 2021 in risposta alle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, e che ha compreso classi online tenute da coreografi delle diverse case della danza, e diverse attività sia per professionisti e per il pubblico generico. Durante questo periodo, EDN ha potuto raccogliere numerose evidenze del contributo della danza al benessere, entrare in contatto con iniziative di rilievo, ripensare il tema del benessere anche all’interno dell’eco-sistema della danza, messo in grave crisi dalla chiusura degli spazi performativi. Un periodo in cui è emerso con sempre più forza come le pratiche artistiche siano sempre più guidate dalla nozione di cura (care, in inglese), e come stakeholder e istituzioni stiano via via prendendo consapevolezza del fondamentale ruolo delle arti per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda ONU.

Il report di EDN esplora come l’analisi del rapporto tra danza e salute non possa prescindere dall’analisi delle pratiche artistiche, delle strategie di sviluppo e delle possibili problematiche, e allo stesso tempo come il risultato artistico sia imprescindibile per il raggiungimento del benessere: per questo è fondamentale che siano coinvolti artisti professionisti e formati in questo senso, organizzazioni con spazi adeguati, il coinvolgimento di partner nell’ambito sanitario, un progetto a lungo termine, che si protragga nel tempo. Alcuni artisti hanno infatti sottolineato l’importanza di non considerare la danza come un mezzo per raggiungere il benessere, ma come un obiettivo, che non sia strumentalizzato ma valorizzato come linguaggio per spezzare le routine e avvicinare al movimento anche chi non pratica danza, e allo stesso tempo, che la connessione tra danza e benessere sia una ragione ulteriore per porre l’accento anche sulla salute dei professionisti del settore, la cui salute fisica e mentale viene spesso sottovalutata a favore di un’attenzione totale ai risultati di pubblico.

Il report raccoglie anche le riflessioni su come la nozione di cura o prendersi cura non debba prevedere un trattamento di condiscendenza ma debba costituire un atto radicale di spostamento delle priorità dalla produttività al benessere della persona.

Dopo questa prima sezione introduttiva, quindi, il report passa ad elencare esempi di esperienze e buone pratiche attivate in Europa che impattano il benessere sotto molteplici punti di vista. A partire da esperienze di danza e arte all’interno di ambienti di cura, ma anche programmi di partecipazione per comunità, arte-terapia, esperienze di stretta collaborazione tra artisti e operatori sanitari e, ovviamente, arte in ambito educativo per la promozione e l’educazione alla salute. Non solo una mappatura di possibili campi d’azione, ma anche un’ulteriore prova di come la danza possa contribuire a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure e alla cultura, e di come la danza possa creare uno spazio di cura intesa come porre attenzione a sé e alla connessione con gli altri.

“La danza aiuta a riconnettersi a parti del corpo che spesso dimentichiamo […], aiuta a riportare l’interezza del corpo, a capire ed esprimere come ci sentiamo, dove siamo e a tenerci connessi al momento presente” questa una delle tante voci dei coreografi impegnati nella campagna, che riassume le molte testimonianze di artisti e partecipanti raccolte dal report su come la danza abbia un impatto positivo nel rapporto con il corpo e nel far emergere nuove modalità di ascolto e cura, anche attraverso l’attivazione dell’immaginazione, dei diversi sensi, dell’interazione sociale, oltre che – ovviamente – del movimento in una società sempre più sedentaria. Sono molteplici quindi le esperienze elencate dal report in ambito di prevenzione, supporto alla cura e sostegno dopo un’esperienza di trauma o malattia, per persone direttamente coinvolte e per i care-givers.

Il report procede poi ad elencare ed analizzare le modalità di attivazione di progetti che abbiano integrato danza e salute, prendendo a esempio, tra le molte, l’esperienza di Dance Well attivata dal CSC Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa, che a partire dall’attivazione di classi di danza per persone con Parkinson, ha creato una comunità di partecipanti che non solo hanno trovato beneficio a livello personale e sociale, ma hanno anche avuto accesso alla vita culturale della città e ne sono ora parte integrante, grazie alla commissione di lavori coreografici che li vedono in scena, ogni anno guidati da un coreografo o coreografa diversi. Un esempio di collaborazione tra professionisti della danza, stakeholder, policy-makers che ha portato alla diffusione della pratica in tutta Italia e in Giappone.

Conclude questa panoramica su danza e benessere una serie di riflessioni su come non solo la salute, ma anche il linguaggio artistico benefici di queste esperienze, seguite da alcuni consigli sull’importanza della collaborazione tra le parti coinvolte, della formazione e condivisione del sapere, e sulla necessità di nuove e più ampie ricerche sull’impatto della danza sul benessere individuale e sociale.

Importante, in coda, la ricca miscellanea di link e ricerche utili per l’approfondimento del tema.

ABSTRACT

The article presents the main findings of the publication entitled “Dance and Well-being, review of evidence and policy perspectives” commissioned by the European Dance Network (EDN). As stated in the report, “the relationship between the arts, health and well-being has gained increasing attention in recent years, as attested to by the substantial number of projects, programmes, research initiatives and publications, as well as some policies and strategies. More specifically, there is extensive evidence of how dance and movement may be conducive to better individual and collective health and well-being”. Presenting some of the evidence existing in this area and some testimonials from artists, the report suggests that “individual and collective engagement in dance, which can contribute to better health and well-being, and the integration of dance in health communication campaigns, are the two main ways in which the connection can be established”.

 

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