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“Sosteniamo la revisione e l'adattamento delle politiche culturali, anche nel contesto digitale, per favorire la creazione e l'accesso a diversi contenuti culturali, promuovere lo status, i diritti e le condizioni di lavoro degli artisti e dei creativi online e offline, compresi i loro diritti di proprietà intellettuale, e garantire un'equa remunerazione dei creatori e delle persone appartenenti a popoli indigeni e comunità locali”. Al punto 27, la Dichiarazione di Roma dei ministri della Cultura del G20 - che con visione e ambizione ha incanalato la cultura tra i maggiori temi di lavoro del forum globale che rappresenta le maggiori economie del pianeta - inquadra una realtà con cui le autorità pubbliche, e non solo, sono chiamate a fare sempre più i conti, in particolare nell’attuale contesto. Un tema che era già da qualche anno fra le priorità d’azione dell’agenda politica europea - tra le quali è destinato a rimanere -, e sul quale in estate è stato redatto un Brainstorming Report nell’ambito della piattaforma Voices of Culture che mette a sistema il confronto tra i decisori europei e i rappresentanti dei settori culturali e creativi.

La pandemia ha aggravato con severità le condizioni di lavoro degli operatori della cultura, già in precedenza contraddistinte da precariato, fragilità strutturale, incertezza, intermittenza, mancanza di riconoscimento del lavoro artistico e del valore intrinseco della cultura, elevato livello di imprevedibilità del mercato di riferimento, dipendenza dal supporto pubblico, sbilanciamento dei rapporti di forza all’interno della catena del lavoro creativo, e schemi di lavoro ibridi, a livello nazionale come nella dimensione regionale europea. In termini di mappatura, la ricerca sviluppata da Ernst&Young per conto di GESAC a inizio anno ha offerto dei primi - tutt’altro che incoraggianti - riferimenti sull’impatto delle protratte misure restrittive anti-COVID sull’ecosistema culturale europeo, con una perdita in media di entrate pari al 31% (seconda, e di poco, solo a quella del settore aereo) e picchi fino al 90% in alcuni ambiti come lo spettacolo dal vivo.

Il tema relativo allo status e alle condizioni di lavoro dei professionisti della cultura, a dire il vero, era stato già inserito nel Piano di lavoro dell’Ue per la cultura 2019-2022 adottato tre anni fa, in un contesto pre-pandemico: vi si prevedevano due distinte tappe; in prima battuta, lo sviluppo di uno studio (che è stato nel frattempo pubblicato a dicembre 2020) e, a seguire, con inizio nella seconda metà del 2021, un Metodo aperto di coordinamento (OMC, nell’acronimo inglese), con la partecipazione di vari esperti in rappresentanza dei diversi Stati membri e il compito di delineare nuovi meccanismi di cooperazione per la convergenza delle politiche culturali nazionali verso obiettivi comuni.

Proprio in vista dei lavori dell’OMC, e come contributo degli attori culturali europei alla riflessione collettiva, tra aprile e giugno si è svolto un nuovo appuntamento del Dialogo strutturale fra la Commissione europea e i settori culturali e creativi, attraverso la piattaforma Voices of Culture - progetto dell’esecutivo Ue, realizzato dal Goethe Institut -, che dal 2015 rende possibile un dialogo fattivo e uno sforzo di co-creazione coinvolgendo un’ampia schiera di professionisti della cultura, rappresentanti dei lavoratori, delle organizzazioni datoriali, delle fondazioni e delle istituzioni pubbliche; tutti attivi non solo su scala europea ma anche nazionale e locale. Nel Brainstorming Report redatto in maniera partecipativa dalle 47 organizzazioni che hanno preso parte a questa serie di Voices of Culture, anche a partire dalle testimonianze dei vari intervenuti, si parte dalla consapevolezza fatta propria già dalla Nuova agenda europea per la cultura della Commissione del 2018, che inquadra il contributo essenziale dei settori culturali e creativi alla coesione sociale, allo sviluppo economico e alle relazioni internazionali. Una dichiarazione che si scontra tuttavia con l’assenza di un approccio coordinato a livello europeo quanto a iniziative per il miglioramento delle condizioni di lavoro di chi effettivamente “fa cultura”, cioè tutti quegli agenti culturali - artisti, autori, performer, manager culturali, scrittori, interpreti - e operatori della cultura in senso lato che compongono l’ecosistema culturale e creativo del continente.

La vitalità della cultura europea - soprattutto in questa fase di ripresa dalla pandemia e dalle rigide misure di distanziamento interpersonale che hanno posto un freno ai contatti sociali - dipende dal benessere, dalla libertà di espressione e dalle opportunità di crescita offerte alle persone che scelgono di farne una professione. Per questo - si legge nel Brainstorming Report - occorre un sufficiente riconoscimento pubblico (giuridico, sociale e politico) al lavoro culturale, così come una adeguata protezione sociale e un sostegno significativo a tutti quegli elementi essenziali allo sviluppo di un maturo percorso culturale e artistico, primi fra tutti gli scambi transfrontalieri, insieme all’apprendimento permanente, alla ricerca e all’innovazione.

Delineato l’orizzonte comune, il Brainstorming Report non fa però mistero della profonda difformità interna all’ecosistema culturale europeo: i vari sotto-settori funzionano secondo logiche spesso diverse, con vari gradi di riconoscimento pubblico e sostegno da parte delle istituzioni. Ma pur non volendo negare la complessità, si torna a un quantomai necessario denominatore comune quando la lente si sposta sui dossier più caldi attinenti alle condizioni di chi lavora nella cultura, affrontati da vari gruppi di discussione: status giuridico, anzitutto - con vari Stati membri che hanno in passato adottato uno statuto dell’artista, o lo stanno facendo adesso, sfruttando lo sprone offerto dai Recovery Plan nazionali -, ma anche mobilità (non solo fisica ma pure ibrida), libertà di espressione artistica, sicurezza sociale (in particolare per chi opera in più Paesi dell’Ue), tassazione (ambito che sfugge a un intervento positivo strutturale da parte di Bruxelles), diritti di proprietà intellettuale, diversità e uguaglianza, accesso a formazione continua e a finanziamenti pubblici e privati, fino alla contrattazione collettiva per i lavoratori autonomi (lacuna sulla quale la Commissione vuole a brevissimo mettere una toppa, perché allo stato delle cose i freelance contano come imprese individuali e, nell’inquadramento europeo, una loro contrattazione collettiva per la fissazione dei prezzi si scontra con le rigide maglie dell’Antitrust che censura le distorsioni della concorrenza). Inoltre, il panorama disomogeneo delle misure di sostegno adottate dagli Stati membri durante la pandemia e negli stessi Piani nazionali di ripresa e resilienza (con meritorie eccezioni, come l’Italia) ha accentuato le differenze già esistenti sul sostegno ai lavoratori della cultura nell’Ue, capaci di generare nuove asimmetrie e squilibri tra i vari Paesi e di creare ulteriori impedimenti per artisti e operatori della cultura che vorranno collaborare oltreconfine e co-produrre. Una condizione che, in ultima analisi, mette a rischio la stessa diversità culturale nell’Ue.

In fin dei conti, la pandemia ha rappresentato una “wake-up call” per il dibattito pubblico Ue, come riconosciuto un anno fa dalla risoluzione del Parlamento europeo sulla ripresa culturale dell’Europa. L’ultimo documento ufficiale proveniente dalle istituzioni europee espressamente dedicato alle condizioni di lavoro degli artisti e degli operatori culturali e creativi risale a 14 anni fa; si tratta della risoluzione del Parlamento europeo del 2007 sullo statuto sociale degli artisti. Nel frattempo, un altro mondo è emerso e le realtà sociali, economiche e politiche in cui si trovano ad operare i lavoratori della cultura si sono fatte sempre più complesse. Il Brainstorming Report di Voices of Culture fa sue le parole dell’ultimo rapporto UNESCO sulla cultura e le condizioni di lavoro degli artisti (novembre 2019), affermando che “è necessario trovare nuove soluzioni politiche per affrontare […] le sfide emergenti relative allo status degli artisti, al loro diritto di creare senza censura o intimidazione; al loro diritto di avere un lavoro artistico sostenuto e remunerato; ai loro diritti alla libertà di movimento e di associazione, alla protezione sociale; e al diritto di ogni cittadino di partecipare alla vita culturale". Per queste ragioni, il Brainstorming Report raccomanda alla Commissione e agli Stati membri un sussulto di ambizione e “una azione più decisa sulla posizione sociale ed economica degli artisti e dei lavoratori culturali”, soprattutto in un momento in cui “la cultura, l’arte e la creatività sono riconosciute come motori essenziali per la transizione sostenibile e inclusiva alla base del Green Deal europeo”, come dimostrato anche da iniziative come il Nuovo Bauhaus europeo. Artisti e operatori della cultura - si legge ancora nel Brainstorming Report - hanno un grande potenziale per creare e condividere strumenti per l'innovazione, stimolare il pensiero critico, aiutare a ripensare pratiche e modelli comportamentali, creare consapevolezza, trasmettere il senso di urgenza e responsabilizzare le persone al cambiamento.

Alla luce di ciò, e visto il rinnovato impegno sociale dell’Unione europea ribadito a Porto dopo il summit di Gothenburg del 2017 in cui fu proclamato il Pilastro Ue per i diritti sociali, i tempi sono maturi - è la raccomandazione principale che emerge dal rapporto, che fornisce pure una serie di dettagliate policy recommendations - per l’adozione di un “Framework”, un documento-quadro sulle condizioni di lavoro nei settori e nelle industrie culturali e creativi, proposta che viene da varie voci dell’ecosistema culturale e creativo e fatta propria anche dal Parlamento europeo (è ad esempio contenuto in questa Background Analysis che Culture Action Europe ha compilato per la commissione Cultura e Istruzione dell’assemblea). Si tratta di una soluzione che, incrociando vari ambiti di politiche pubbliche e diversi livelli di competenza dell’Unione europea (cultura, politiche sociali, concorrenza, mercato interno, diritti fondamentali, uguaglianza), dovrebbe contribuire a dare un più solido riconoscimento alla natura atipica del lavoro artistico, fornire una definizione coerente e comune su cos’è il lavoro artistico e culturale e chi sono i lavoratori della cultura e offrire anche una serie di principi e raccomandazioni in grado di avviare un mix di azioni legislative e non legislative a livello Ue e degli Stati membri, su temi cruciali per le condizioni socio-economiche degli operatori della cultura, dai contratti alle tasse, dai compensi alla sicurezza sociale, dalla mobilità alla libertà di espressione artistica.

Indicazioni precise per un tema che con buone probabilità rimarrà alto nella lista delle priorità d’azione anche nel prossimo Piano di lavoro dell’Ue per la cultura 2023-2026, la cui preparazione è ai nastri di partenza.

 

Gabriele Rosana, Giornalista e Policy Director di Culture Action Europe, il principale network culturale transettoriale europeo, si occupa in particolare di affari Ue, politiche pubbliche europee e cultura, temi sui quali collabora con varie testate e think tank. Durante la legislatura 2014-2019 ha lavorato al Parlamento europeo seguendo le attività della commissione Cultura e Istruzione. Ha conseguito un Master in Diritto dell'Unione europea al Collegio d'Europa di Bruges. (Twitter: @GabRosana).

ABSTRACT

In the framework of the Voices of Culture Structured Dialogue between the European Commission and the representatives of the EU’s cultural and creative sector, a Brainstorming Report on the ‘Status & Working Conditions for Artists, Cultural and Creative Professionals’ has been produced. The realities in regard to the situation of artists and cultural and creative workers differ widely across EU Member States. Moreover, the uneven landscape of support measures taken by Member States during the pandemic has deepened the existing gaps in addressing the status of artists and cultural and creative workers across the bloc. The Brainstorming Report, resulting from a two-day discussion among the representatives of the sectors, addresses various subtopics: legal status, public recognition, social security, collective bargaining, intellectual property, flattening income variation, financial support, research, lifelong learning, representation, entrepreneurship, mobility, and artistic freedom. Among the various policy recommendations, it calls on the EU institutions and the Member States to adopt a European Framework for Working Conditions in the cultural and creative sectors and industries.

 

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