© Opera di Iena Cruz a Cuneo. Photo by Francesco Doglio

A settembre è stato pubblicato il Ventiseiesimo Rapporto sulle Fondazioni di origine bancaria dell’ACRI, che – numeri alla mano – sottolinea il ruolo rilevante che questi enti della filantropia istituzionale svolgono nel supportare la società civile, favorendo l’innovazione e rappresentando un punto di riferimento per le iniziative del volontariato e del Terzo settore. In particolare, nell’anno orribile 2020, l’attività erogativa delle 86 Fondazioni di origine bancaria è stata pari a 949,9 milioni di euro, con un aumento del 4,3% rispetto al 2019. Interessante rilevare che tra le aree d’intervento, il settore “Arte, Attività e Beni culturali” continua ad assorbire - dagli esordi di questi enti, nati normativamente nel 1990 - la maggior parte delle risorse, seppur in diminuzione rispetto al 2019, con somme erogate nel 2020 pari a 220,4 milioni di euro (pari al 23,2%) e 6.197 interventi (corrispondenti al 31,7% del numero totale). Investimenti fondati sull’evoluzione delle strategie di intervento.

Tra le Fondazioni di origine bancaria che nel 2020 hanno scelto di investire in arte e cultura, la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo rappresenta una delle dieci principali, attore centrale nel suo territorio di riferimento, promuovendo iniziative che non solo mettono a disposizione un sostegno di tipo economico, ma consentono di attrarre altre risorse, superando la logica dei campanili e adottando un approccio più ampio di comunità. Nel 2020 l’investimento in cultura ha superato i 5 milioni di euro, come ha messo in evidenza Ezio Raviola, Vice Presidente della Fondazione CRC: “Nel nuovo Piano Pluriennale 2021-2024 sono state individuate tre nuove sfide, +Sostenibilità, +Comunità, +Competenze, e in particolare la sfida +Comunità ha la cultura tra i suoi temi centrali. L’obiettivo è quello di favorire lo sviluppo di un sistema integrato e innovativo di offerta e produzione culturale di altissimo livello. Dal 2017, la Fondazione organizza eventi artistici e culturali che prevedono appuntamenti non solo nel capoluogo di Cuneo ma in tutta la provincia, attivando collaborazioni con importanti istituzioni culturali nazionali e internazionali che hanno permesso di portare sul territorio artisti del panorama internazionale, come Manet, Kandinskij, Raffaelo, Giacomo Balla, Lucio Fontana”. Per approfondire gli obiettivi che la Fondazione CRC si è posta in ambito artistico e culturale e le principali modalità di intervento, abbiamo posto alcune domande a Ezio Raviola, Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione, e Valentina Dania, Responsabile del Settore Arte, attività e beni culturali.

 

Tra le iniziative di successo portate avanti dalla Fondazione rientra il “Bando Distruzione”, che ha l’obiettivo di promuovere e sostenere interventi volti a distruggere le brutture e ripristinare la bellezza di un contesto paesaggistico e ambientale, coinvolgendo le comunità nella “presa in carico” del luogo, attraverso processi di partecipazione attiva. Quali sono i principali risultati che sono stati raggiunti attraverso questo strumento? C’è un processo di rigenerazione particolarmente virtuoso che volete raccontare?

Ezio Raviola: Si tratta di un bando ideato dal nostro Presidente, che ha riscosso un successo incredibile. Il bando insiste su tre assi: 1. restituzione della bellezza attraverso interventi di distruzione o mitigazione delle brutture per valorizzare il territorio; 2. coinvolgimento della comunità per stimolare non solo un senso di appartenenza ma anche di partecipazione più ampia alla valorizzazione del paesaggio che è un bene di tutti; 3. attivazione e stimolo a sbloccare questioni che da molti anni sono incagliate e che rischiano di continuare ad esserlo.

Tra gli esempi più significativi è possibile citare l’intervento realizzato da Iena Cruz, a Cuneo, che ha interessato la sede dell’Istituto Comprensivo Oltrestura, nel plesso di Madonna dell’Olmo. Un edifico degli anni ’70, che era parecchio rovinato, dove questo street artist italiano di fama internazionale è rimasto un mese insieme agli studenti e ha creato con loro una grande opera d’arte sul tema dell’ambiente e della cura del nostro pianeta, utilizzando vernici che permettono di assorbire l’inquinamento. Un altro caso interessante è quello di Monticello d’Alba, dove Valerio Berruti ha realizzato un’opera bellissima con formelle di cemento che ricoprono un muraglione di cemento che rovinava il centro del borgo.

Valentina Dania: Oltre a queste azioni di mitigazione attraverso interventi artistici, abbiamo lavorato anche su interventi di distruzione nel vero senso della parola. In riferimento a ciò, mi vengono in mente due piccoli comuni della nostra provincia, di circa 300 abitanti, che hanno proposto interventi di demolizione su beni che pur non generando problemi di ordine pubblico, di emergenza e di messa in sicurezza, deturpavano in maniera significativa il contesto. A Gorzegno, un comune in Alta Langa, c’erano due capannoni derivanti da una fabbrica di olio di semi e tornati nelle disponibilità del comune, e attraverso il contributo del bando Distruzione e un co-finanziamento comunale si è provveduto alla loro demolizione. Il ripristino di quest’area ha cambiato completamente il paesaggio e ospiterà un progetto di valle, che interesserà anche i comuni limitrofi. Il Comune di Perletto, invece, aveva un’eredità piuttosto scomoda che derivava dall’alluvione del ’94 e dal dissesto idrogeologico che ne era conseguito. Il Comune aveva ricevuto dal demanio degli edifici residenziali irrecuperabili e instabili dal punto di vista statico. Il comune ha proposto alla Fondazione di demolire una parte di questi edifici, restituendo alla collina un aspetto completamente diverso. Il valore aggiunto del bando è stato la possibilità di stimolare i richiedenti a guardare non solo alle emergenze dislocate sul territorio ma anche a interventi non urgenti, ma che rappresentavano un nodo irrisolto per il quale era difficile individuare risorse. In assenza delle risorse messe a disposizione dalla Fondazione, non sarebbe stato possibile realizzare gli interventi.

 

Altra iniziativa molto rilevante è il “Bando Educazione alla Bellezza”, un programma trasversale che coniuga il punto di vista educativo, attraverso la pedagogia del bello e un approccio filosofico ed estetico, con quello artistico e culturale. Come è nata l’idea di questo bando e che tipo di risposta c’è stata da parte dei giovani coinvolti nelle proposte che sono state realizzate?

Valentina Dania: Il tema dell’educazione alla bellezza mi è particolarmente caro. Con Irene Miletto, Responsabile del settore educazione della Fondazione, siamo partite dall’idea di lavorare tra settori diversi con un obiettivo comune, educare i ragazzi a riconoscere la bellezza e a sviluppare un proprio gusto nei confronti del mondo circostante. Sulla base di una serie di indagini che erano state condotte in passato sulla fruizione culturale dei giovani, e della Convenzione di Faro, la visione del percorso che volevamo costruire era che educare un ragazzo alla bellezza avrebbe avuto una ricaduta anche sul mondo che lo circondava, che è costituito di patrimonio culturale. Così, abbiamo deciso di coinvolgere le scuole superiori del territorio in un percorso che chiedeva ai ragazzi una partecipazione diretta nell’individuazione di un oggetto del patrimonio culturale, nella sua accezione più ampia materiale e immateriale - dalla musica agli edifici, dalla fotografia all’arte - e nel raccontare quale fosse la loro idea di bellezza, di conservazione e valorizzazione del patrimonio, da esprimere attraverso gli strumenti artistici. Abbiamo lavorato con ragazzi e insegnanti su diversi temi, che spaziavano dalla poesia alla letteratura, dalla parola al gesto, dalla fotografia all’espressione del proprio corpo. Abbiamo realizzato un laboratorio con i ragazzi senza gli insegnanti, formando un gruppo unico in cui sono confluiti 120 studenti provenienti da diverse scuole superiori, in cui i partecipanti hanno lavorato insieme e in cui tutti si sono sentiti coinvolti e liberi di esprimere le proprie emozioni. Lo stesso laboratorio è stato offerto anche agli insegnanti, come formazione, in una sede separata. In virtù del successo dell’iniziativa, l’anno successivo abbiamo deciso di coinvolgere anche i ragazzi delle scuole medie, per le quali abbiamo proposto un percorso dedicato. Oggi stiamo continuando a monitorare le iniziative che abbiamo sostenuto negli anni passati ed entro la fine del 2022, quando tutti i progetti si saranno conclusi, abbiamo l’ambizione di restituire l’esito di questo percorso sia con un contributo scientifico sia con un’iniziativa aperta a un pubblico più ampio.

 

In risposta alla pandemia, e con l’intento di incentivare la costruzione di nuovi modelli di fruizione culturale, Fondazione CRC ha lanciato il bando “Fuori Orario. Nuove sperimentazioni culturali”, che mette a disposizione 500mila euro per sostenere 15 progetti di sperimentazione culturale in provincia di Cuneo. Che tipo di progetti sono stati selezionati e a quali aspetti avete dato priorità nella scelta delle proposte?

Valentina Dania: La premessa fondamentale è nota, in quanto è evidente che il 2020 ha stravolto tutto il mondo che conoscevamo e il settore della cultura non ha fatto eccezione. Anzi, molti comparti culturali sono stati pesantemente penalizzati dalla mancanza di pubblico e di introiti, non solo in termini economici ma anche di produzione e relazione con i pubblici. In questa direzione, il Centro Studi della Fondazione ha commissionato a giugno del 2020 una indagine sugli impatti prevalenti della pandemia, soprattutto nel campo delle arti performative, per dialogare con i nostri interlocutori principali e capire quale fosse la loro percezione rispetto ai cambiamenti più significativi. Con il bando “Fuori Orario” abbiamo cercato di concentrarci sull’offerta culturale, perché eravamo convinti – e siamo tuttora convinti – che ci fossero delle opportunità inesplorate soprattutto dal punto di vista della produzione e diffusione di contenuti. Attraverso il bando, abbiamo chiesto alle istituzioni culturali del territorio di sviluppare proposte che potessero essere di medio termine e che fossero sostenibili anche quando verrà meno il contributo di Fondazione CRC. Proprio questo elemento di valutazione ha orientato la selezione dei progetti, in una logica di cambiamento stabile e non episodico. Il bando sostiene la ricerca, la progettazione, la comunicazione e la sperimentazione di nuovi modelli di fruizione. Per darvi un riscontro rispetto alle iniziative che abbiamo sostenuto, tra i progetti che abbiamo deliberato a luglio vi sono applicazioni finalizzate alla fruizione del patrimonio, o la realizzazione di totem che prevedono la connessione tra il museo fisico e il territorio di riferimento, passando dagli ecomusei del territorio fino all’area archeologica di Bene Vagienna, agli archivi digitali e a nuove modalità di dialogo con il mondo della scuola.

 

Allargando lo sguardo alla pluralità delle iniziative portate avanti dal settore di cui lei è responsabile, in che modo monitorate le ricadute che state generando?

Valentina Dania: Il nostro Centro Studi ha, tra le sue mansioni, il monitoraggio delle iniziative. Ci sono attività che possiamo definire più generiche che vengono monitorate attraverso questionari, sottoponendo una serie di domande che ci aiutano a raccogliere dati aggregati. Su alcuni progetti specifici, invece, vengono effettuati incontri di monitoraggio di alcuni indicatori, per verificare insieme ai beneficiari quali possano essere i miglioramenti e capire se tutti gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti. Su alcuni strumenti specifici come i bandi, quando gli obiettivi sono molto chiari, fin da subito immaginiamo il monitoraggio delle attività, che si declina in maniera diversa a seconda di quali sono gli interessi che vengono esplicitati. Per fare un paio di esempi, per il bando “Fuori Orario” il monitoraggio è stato pensato fin da subito insieme al soggetto accompagnatore esterno, che seguirà più da vicino i progetti che saranno realizzati e li aiuterà fin dalla fase di impostazione a individuare i propri indicatori. Allo stesso tempo, condurremo anche una valutazione sul bando stesso, per comprendere se è stato efficace per il raggiungimento degli obiettivi e se è necessario adottare dei cambiamenti. Diverso è il caso del tema del benessere e della cura dove il cambiamento che immaginiamo è un cambiamento di lungo periodo e dovranno essere attivate valutazioni differenti, che saranno molto probabilmente demandate esternamente.

 

A questo proposito, la sfida “+Comunità” del Piano Pluriennale 2021-2024 affronta il tema del benessere, con una particolare attenzione ai concetti di welfare culturale e di comunità. Come si concretizzerà nel prossimo futuro l’impegno della Fondazione in quest’ambito? Ci sono delle azioni specifiche che avete in programma di avviare?

Valentina Dania: Il nostro lavoro sul benessere e la Cultura parte da lontano. Nel 2020 avevamo in mente di lavorare sulla Cultura fuori dai luoghi della Cultura e quindi su una forma di disseminazione culturale che coinvolgesse soggetti diversi da quelli più noti, in particolare ospedali, ASL, case di riposo, centri diurni, comunità educative, ecc. Come noto, nel 2020 questi luoghi hanno subito limitazioni e trasformazioni enormi che hanno richiesto una riflessione aggiuntiva, in quanto è evidente che il Covid ha prodotto una crisi che rischia di compromettere la coesione sociale e la salute bio-psico-sociale degli individui e delle comunità. Inoltre, nella primavera del 2020, è stata pubblicata da parte di CCW-Cultural Welfare Center la traduzione in italiano del Report n.67 dell’OMS, che mette in evidenza il ruolo delle Arti nella promozione della Salute e nella gestione e trattamento di alcune malattie. Di conseguenza, attraverso il programma operativo è stata introdotta una nuova modalità di lavoro sul welfare e la Cultura, che coinvolge tre settori di intervento della Fondazione (arte e cultura, sociale e sanitario) e si basa sulla definizione di salute data dall’OMS: uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non solo l’assenza di malattia. In questo momento, stiamo sviluppando uno strumento specifico che vedrà la luce entro la fine del 2021 e che vuole lavorare sul benessere e sulla qualità della vita delle persone in una logica di miglioramento del benessere, prevenzione ed eventuale sostegno alla gestione e trattamento delle malattie.

 

Sempre in un’ottica di welfare culturale, in che modo dal vostro punto di vista le Arti e la Cultura possono svolgere un ruolo più attivo e centrale nella promozione della salute e del benessere delle persone e delle comunità?

Valentina Dania: Siamo fermamente convinti che un cambiamento non può essere promosso solamente attraverso la definizione di un bando, ma deve essere un cambio di paradigma. Devo dire – e questo ci tengo a sottolinearlo – che in questa azione sperimentale è stato prezioso il dialogo con altre fondazioni. Questo non può essere un tema decorativo ed è uno dei capisaldi che stiamo tenendo in alta considerazione. È interesse di Fondazione CRC l’avvio di un processo che attivi nuovi approcci e prospettive e tale cambiamento può essere attivato solo se c’è una unità di intenti tra tutti i soggetti coinvolti. Ci troviamo in una situazione in cui il settore sanitario, in particolare e socio-assistenziale in generale hanno priorità altre che non possiamo ignorare, e a fianco delle quali vogliamo lavorare costruendo insieme a loro una nuova modalità, per affrontare nuovi problemi con nuove proposte. Un elemento rilevante è riuscire a trasmettere quanto alcune necessità possano vedere coinvolto il mondo della Cultura in maniera determinante e non solo accessoria, facendo emergere la necessità della inter-settorialità. Una delle sfide che il settore culturale dovrà affrontare è dialogare con tutti gli altri ambiti, per diventare parte integrante di moltissime progettualità che si attiveranno nei prossimi anni nel nostro territorio e non solo.

 

Per concludere, quali sono le sfide che vi aspettano nel prossimo futuro e quali opportunità di cambiamento intravedete all’orizzonte per il settore culturale nel suo complesso?

Ezio Raviola: Il digitale rappresenta una tema che la pandemia ha messo particolarmente in evidenza e che può essere applicato al mondo della Cultura sotto molteplici aspetti (dalla comunicazione all’engagement, dall’accessibilità all’esperienza da remoto). Altri assi strategici su cui lavorare saranno quelli che hanno a che fare con la promozione del turismo lento e di qualità, capace di valorizzare anche il patrimonio culturale, con la diffusione dell’arte e della bellezza anche fuori dai contesti più canonici, con la rigenerazione di spazi dismessi a fini culturali e sociali. Personalmente, guardo con fiducia al futuro e credo che presto potremo superare questa pandemia e che la Cultura e l’arte potranno tornare a essere elementi strategici di promozione e crescita per le nostre comunità. Da parte nostra come Fondazione CRC, con il Piano Pluriennale, garantiamo ogni anno risorse che possano supportare il nostro territorio su questi ambiti. Uno dei nostri obiettivi è mettere a disposizione della comunità nuove idee, grazie anche al lavoro quotidiano del nostro Centro Studi, attraverso cui vogliamo approfondire le tendenze attuali e provare a comprendere quelle future. Nel 2020, per agire nell’immediatezza e nella eccezionalità del momento, abbiamo messo in campo tutti quelli che sono i punti di forza di una fondazione di origine bancaria come la nostra: flessibilità in tutte le iniziative, erogazioni anticipate rispetto alla realizzazione degli interventi finanziati, concessione di proroghe, con l’intento di aiutare il territorio a superare l’emergenza. Il programma pluriennale 2021-24 è frutto di una riflessione che dal Covid ci ha portato a immaginare nuove sfide, che riguardano un futuro molto più incerto e debole rispetto a quello che potevamo prefigurarci solo un paio di anni fa, ma che al contempo ci offre opportunità inedite e differenti. In questo scenario, anche una provincia come quella di Cuneo, che può apparire marginale, potrà diventare protagonista di una riflessione più ampia, attivando connessioni a livello nazionale ed europeo.

ABSTRACT

Fondazione CRC represents an institutional philanthropy organization that is very active in the field of art and culture. It promotes a variety of projects and initiatives with the aim of enhancing cultural participation and contributing to the beauty and well-being of its territory. In this conversation with Ezio Raviola, Vice President, and Valentina Dania, Head of the Arts and Culture Sector at Fondazione CRC, we talked about ongoing actions and future strategies to develop a cross-fertilization between culture and other fields, opening up new connections and opportunities at local, national and international levels.

 

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