La cura della bellezza del patrimonio culturale profondamente legato a quello naturale può e deve diventare uno strumento etico, un modello di sostenibilità e di sviluppo del territorio circostante, un volano di visibilità per le imprese. Ne è certo Andrea Bruciati, il direttore di Villa Adriana e Villa d’Este, che in un’intervista ad AgCult a margine dell’edizione 2021 di Lubec, indica nelle Villae (questo il nome dell’istituto autonomo che riunisce i due siti tiburtini) un esempio di buone pratiche che rappresenta un’opportunità di legame e di identità con la comunità tiburtina alle porte di Roma. Il direttore è a Lucca per il panel sulla “Rigenerazione a base culturale e nuove frontiere della valorizzazione del patrimonio culturale e naturale” con particolare attenzione proprio alla coesistenza di patrimonio culturale e naturale. 

Le Villae, che raccoglie in un unico istituto Villa Adriana e Villa d’Este, con i suoi 88 ettari di superficie di cui 80 di verde, rientra a pieno titolo nel dna delle ville tiburtine che si caratterizza per questa struttura architettonica che prevede oltre alla parte costruita anche la parte vegetale. “Noi - spiega Bruciati - siamo un esempio unico perché siamo un ecosistema, un istituto organico in cui il verde ha la stessa funzione della parte costruita. siamo un modello di unione tra l’aspetto architettonico e quello vegetale”. Rispetto ad altri siti culturali che hanno giardini storici, le Villae “toccano tutti gli aspetti della gestione del verde: siamo sia ornamentali con un giardino rinascimentale, ma abbiamo anche tremila ulivi che hanno preservato a loro tempo la stessa Villa Adriana. Non si possono concepire questi luoghi escludendo la parte biologica e questo fa sì che siamo una sorta di ecosistema con tutti i problemi legati alla complessità di gestione di un luogo di questo tipo. L’istituto contempla quindi sia la parte estetica del verde sia quella funzionale e produttiva, produciamo uva, olio e miele. Siamo forse l’unico istituto connotato dalla parte biologica in ogni settore”. 

Ma la natura delle Villae ha anche un “valore etico”, spiega Bruciati, dietro la scelta di concepire un istituto come un insieme e non come parte slegate con la parte verde semplicemente ornamentale: “Siamo un paesaggio. Specialmente Villa Adriana rappresenta un ultimo lacerto dell’agro romano antico, il paesaggio del Grand Tour. La vicinanza con Roma porta le zone limitrofe a essere spesso individuate come luogo adatto a discariche di rifiuti, ma la presenza del sito Unesco permette di fronteggiare con la propria forza e la proprias bellezza scelte spesso poco oculate”. Con le buone pratiche poi, aggiunge il direttore delle Villae, “cerchiamo di costruire un modello di sviluppo anche per il territorio e per stimolare le piccole e medie aziende della zona ed essere un volano di visibilità per loro. Non possiamo chiuderci nella nostra delimitazione giuridica”. Un legame stretto col territorio che ha effetti anche negativi. Quest’estate la zona di Tivoli è stata colpita da violenti incendi che hanno devastato la vegetazione della zona. In quell’occasione le Villae sono state danneggiate pesantemente nella fruizione ed è per questo che Bruciati annuncia anche la volontà di costituirsi come parte lesa da quegli eventi.

 

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