“La nostra proposta sulle imprese culturali va nella direzione di un recepimento della nuova agenda europea sulla cultura, laddove la cultura è vista impattante su vari ambiti: quello sociale, dell’innovazione, dello sviluppo sostenibile e del lavoro”. Lo ha detto Giovanna Barni, presidente Coopculture, ad AgCult a margine della XVI edizione di Ravello Lab - Colloqui Internazionali, il forum europeo su cultura e sviluppo promosso da Federculture, Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali e Formez PA, in corso a Ravello dal 14 al 16 ottobre. “Questo risultato non può che essere il frutto di una piattaforma di una filiera che è mossa dall’impresa culturale e creativa – rileva Barni -, ma che vede collaborare nei territori, in una logica di sussidiarietà, anche le istituzioni, il Terzo settore e altri attori del territorio come le università”. 

“Perché questo tipo di impegno non può che essere il risultato di un rinnovamento delle competenze che servono oggi alla filiera culturale e creativa – sottolinea Barni -. Filiera il cui riconoscimento è necessario, non perché il Terzo settore non abbia al proprio interno anche le attività inerenti al patrimonio culturale, ma perché è un settore dalle molteplici forme, esistono infatti imprese profit e no profit, che devono tutte poter collaborare e produrre sui territori impatto sociale e sviluppo sostenibile. Quindi il Terzo settore, con la cooperazione culturale, può avere sia una connotazione culturale maggiore sia più rilievo nella trasformazione dei territori”.
 

 

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