“Il Formez è ripartito a inizio 2020 con una nuova fase: è uscito da un commissariamento e ha ripreso a pieno regime la propria attività di supporto alle pubbliche amministrazioni”. Così Alberto Bonisoli, presidente Formez ed ex ministro della Cultura, spiega da AgCult le ragioni che hanno spinto il Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento delle P.A a tornare a Ravello, dopo un periodo di assenza, per promuovere insieme a Federculture e al Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali, la XVI edizione di Ravello Lab - Colloqui internazionali il forum europeo su cultura e sviluppo. 

“Ravello Lab è un incubatoio dove la gran parte delle idee prodotte riguardano la possibilità di rendere concrete quelle che sono le decisioni politiche che vengono affidate come realizzazione alle pubbliche amministrazioni – spiega Bonisoli al termine della tre giorni che si è svolta nella località della Costiera Amalfitana -. Il Formez occupandosi di ‘macchina’ sta attento a verificare come questa possa funzionare con maggiore efficacia e utilizzando meno risorse possibili. Questa è la nostra ragione di essere al forum”.

Al centro dei lavori di Ravello Lab due questioni: l’impresa socio-culturale in Italia e il tema del paesaggio culturale e le aree interne. Cosa significa fare impresa culturale oggi in Italia? “Significa da un lato rendersi conto che c’è la libertà di impresa e quindi poter progettare qualcosa di inedito – risponde Bonisoli-; dall’altro che si è all’interno di un contesto dove molte volte c’è un confronto con un soggetto pubblico, che può essere il proprietario del bene o il finanziatore e quindi rendersi conto che è un’impresa che ha comunque una valenza di tipo economico e una valenza di tipo sociale che può essere a livello identitario o di prospettive occupazionali o di sviluppo territoriale”.

Come può la cultura divenire asse di sviluppo delle aree interne del Paese? “Serve consapevolezza del pragmatismo – taglia corto Bonisoli -. Stiamo parlando di qualcosa che deve essere vivo. Quando si parla di un patrimonio culturale bisogna ricordarsi che è un luogo della cultura che può produrre ancora cultura. E quindi essere aperti a varie forme di sviluppo culturale che possono essere: il recupero o il restauro di un determinato bene, un intervento di musealizzazione o di valorizzazione, l’attrattività di nuove imprenditorie, la produzione di arte contemporanea, editoria, festival, esperienze teatrali. Questo è uno degli aspetti che può dare nuova linfa al territorio. Abbiamo già vari esempi in giro per l’Italia e occasioni che stanno arrivando, come le Capitali della Cultura, iniziative cioè dove il pubblico aiuta determinate realtà a sviluppare una propria progettualità. E’ un filone che va assistito e incentivato”, sottolinea il presidente di Formez.

 

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