“L’8 ottobre 2018 è stato sottoscritto un accordo di programma per la messa in sicurezza di una porzione di mura medievali di San Gimignano tra Regione Toscana, comune di San Gimignano e soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo. L’intervento è articolato in tre fasi”. Lo ha ricordato il sottosegretario ai Beni culturali, Gianluca Vacca, intervenendo martedì in Aula per rispondere a un’interpellanza di Susanna Cenni (Pd) con la quale si chiedeva al Mibac quali iniziative intendesse intraprendere per ripristinare la cinta muraria di San Gimignano interessata da un crollo nell’aprile di quest’anno.

LE TRE FASI

Vacca ha quindi elencato le tre fasi dell’intervento per mettere in sicurezza le mura. Una prima fase, ha spiegato, “è di messa in sicurezza dei tratti di mura adiacenti alla porzione crollata, recupero del materiale terrigeno e lapideo per il loro successivo reimpiego, sistemazione del fronte del pendio. Tale prima fase è già conclusa ed è stata finalizzata a creare le condizioni per la realizzazione dei successivi lavori di ricostruzione, per eliminare il dilavamento della scarpata e per la completa messa in sicurezza dell’opera, del terrazzamento sovrastante e delle abitazioni ed annessi sottostanti alla scarpata”.

La seconda fase è di “ricostruzione del tratto di muro crollato ed è necessaria per la rimozione delle situazioni dannose e pericolose per la pubblica o privata incolumità presenti sul terrazzamento, sul pendio, sul camminamento e sulle sottostanti aree ed abitazioni”. Un’ulteriore terza fase, ha aggiunto il sottosegretario, “prevede interventi di messa in sicurezza di altre porzioni della cinta muraria, sulla base della progettazione esecutiva realizzata a cura del comune di San Gimignano”.

LE RISORSE

Per la messa in sicurezza è stata stimata la spesa di circa 500 mila euro, di cui 300 mila quale quota a carico del Mibac-Soprintendenza per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, quota che copre esclusivamente la spesa per la messa in sicurezza, la ricostruzione in pietra e il restauro della porzione di muro crollato, e 200 mila euro quale quota a carico della regione Toscana, che ha provveduto all’accreditamento sulla contabilità speciale n. 5882, intestata alla Soprintendenza, al fine dell’alta sorveglianza per il completamento della fase II di realizzazione di opere strutturali e della fase III. La realizzazione dell’intervento è stimata in un tempo pari a dieci mesi dalla sottoscrizione dell’accordo.

Vacca ha concluso il suo intervento ricordando che “il ministero, in questa come in altre situazioni di emergenza e calamità, che purtroppo in Italia non sono mancate negli ultimi anni, svolge la sua parte ed anzi, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, quale amministrazione preposta alla tutela e conservazione del patrimonio culturale del Paese, è stato in grado di fare “rete” e di creare percorsi di collaborazione virtuosi con le altre amministrazioni presenti sui territori colpiti”.

LA REPLICA

Nella sua replica, la Cenni si è dichiarata “non soddisfatta” perché nell’interpellanza c’erano altri due punti su cui non ha ricevuto risposta. “Il secondo quesito chiedeva al Governo quali norme intendesse assumere per utilizzare anche risorse economiche nella disponibilità dei comuni, in deroga ai vincoli del patto di bilancio attualmente in essere. Io mi rendo conto che non è sua responsabilità e forse i suoi tecnici non hanno approfondito tutti i quesiti, ma una delle domande era questa, cioè dare la possibilità ai comuni di utilizzare, per casi di emergenza come questi, anche risorse a disposizione, derogando ai vincoli attualmente in vigore”.

E l’altro quesito era legato proprio al nostro patrimonio Unesco, ossia alla possibilità di assumere iniziative, anche con un apposito fondo nazionale, a sostegno degli interventi di prevenzione, manutenzione e riparazione di eventuali danni a fortificazioni, mura medievali, eccetera, perché purtroppo, come avrà avuto modo di leggere nel testo dell’interpellanza, questi casi cominciano a essere numerosi; è ovvio che i comuni, da soli, non possono avere gli strumenti per intervenire”.

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