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In occasione della designazione di Palermo come capitale italiana della Cultura 2018, l’Istat ha presentato un approfondimento delle caratteristiche socio-demografiche e linguistiche del territorio, nonché il quadro relativo al patrimonio museale e artistico della città, ai flussi turistici che la riguardano e alla partecipazione culturale dei cittadini residenti. Palermo, luogo per secoli di confluenza di culture diverse, ricchissima di un patrimonio artistico di indubbio pregio, è stata capitale di regni e culla di civiltà che hanno lasciato le loro testimonianze ancora oggi visibili nei suoi monumenti e nelle bellezze artistiche che si sono consolidate nel tempo conferendole un’identità culturale unica.

AMPIO E VARIEGATO IL PATRIMONIO ARTISTICO E MUSEALE

Come riportato nel dossier di candidatura a Capitale italiana della Cultura 2018, Palermo è “città-mosaico” e ogni tessera è espressione di mondi diversi. Nella sua storia ha sempre dimostrato con la sua lingua, la sua cucina, il suo paesaggio, il suo tessuto urbano e i suoi monumenti la vocazione ad essere interfaccia culturale, “città-link”, luogo di incontro e di mediazione, generosamente orientata all’ibridazione e all’inclusione. L’inserimento di diritto dal 2015 di Palermo e del suo itinerario arabo-normanno nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità testimonia la caratteristica fondamentale e l’attitudine della città a comprendere e contenere mondi diversi: quello arabo – musulmano e normanno e quello cattolico.

La ricchezza e la varietà del mosaico trova riscontro anche nella rilevanza e nella varietà dei suoi musei e spazi espositivi. L’ultimo censimento nazionale condotto dall’Istat nel 2015 ne contava nella sola città di Palermo ben 25 aperti al pubblico. Nello stesso anno, tale patrimonio è stato visitato da oltre 450 mila persone, un volume di utenti pari a 7 visitatori ogni dieci abitanti, oltre un quarto dei quali (28,6%) composto da stranieri. Tale quota è significativamente superiore rispetto alla media del Mezzogiorno (21,5%), che manifesta un’evidente difficoltà nella capacità di attrarre il pubblico di turisti stranieri rispetto alle altre ripartizioni italiane, come testimonia il gap di ben 13 punti percentuali rispetto alla media nazionale (34,9%).

D’altra parte, rileva l’Istituto di statistica, “sono evidenti i ritardi che questi istituti culturali debbono colmare se intendono proporsi a livello internazionale”. Basti pensare che solo il 44% è dotato di personale che parla la lingua inglese a fronte di circa il 60% della media nazionale e che solo poco più della metà (56%) dispone di materiale informativo in inglese per i visitatori stranieri. Inoltre, anche sul fronte delle nuove tecnologie per la comunicazione e l’informazione si presentano ampi margini di miglioramento per dare maggiore visibilità all’importante offerta culturale locale: nel 2015 solo il 40% dei musei e istituti similari palermitani dispone di un sito web specificamente dedicato alla struttura espositiva (55,8% la media Italia). Anche i servizi telematici per il pubblico sono in ritardo: solo il 4% dei musei offre un servizio di biglietteria online, una quota più alta della media regionale (meno del 2%), ma comunque inferiore alla pur modesta quota nazionale (6,4%). Lo stesso dicasi per la dotazione di connessione Wi-Fi.

Sul fronte dei social media, i musei palermitani appaiono allineati con la media regionale e nazionale oltre uno su tre è presente nel mondo digitale con Facebook, Twitter, Instagram, ecc. D’altra parte, i musei palermitani si distinguono per la capacità di attrarre il pubblico dei giovani. La quota di visitatori tra i 18 ed i 25 anni (16%) è infatti molto superiore sia alla media regionale (13,5%) che a quella nazionale (14,4%).

In generale, i musei della città di Palermo mostrano un’iniziativa di promozione e di animazione culturale più vivace rispetto agli standard regionali ma ancora in ritardo rispetto ai livelli medi nazionali, con riferimento per esempio alle attività di allestimento di esposizioni e/o mostre temporanee, all’organizzazione di spettacoli dal vivo e iniziative di animazione culturale e alla proposta di attività didattiche, corsi e laboratori. Un fronte sul quale investire appare anche quello delle relazioni con il contesto e con la domanda locale, ovvero delle attività di studio o ricerca specificamente finalizzate ad approfondire la conoscenza del territorio di appartenenza e delle campagne di comunicazione e/o promozione rivolte al pubblico locale, residente sul territorio. Non manca consapevolezza da parte degli operatori del settore in merito alla possibilità di valorizzare maggiormente il patrimonio culturale di Palermo e alla necessità di promuovere con maggiore efficacia le risorse disponibili. L’area d’intervento ritenuta prioritaria per lo sviluppo del settore è quella che afferisce alla diffusione e divulgazione, tanto che quasi la metà dei responsabili dei musei (48% a Palermo, contro il 26% della media nazionale) indica l’esigenza urgente di organizzare campagne d’informazione e comunicazione per aumentare il pubblico dei visitatori.

Su questo versante gli ultimi dati della Regione Sicilia sembrano fornire un segnale positivo, mostrando una crescita del 13,6% del pubblico di visitatori dei musei della provincia di Palermo (da 588.111 a 668.29364 tra il 2016 e il 2017) e certamente la candidatura di Capitale della cultura rappresenta un’importante ed efficace risposta.

FORTI MARGINI DI SVILUPPO PER IL TURISMO NAZIONALE E STRANIERO

Il settore turistico, grazie alla ricchezza del patrimonio culturale e artistico, nonché di quello paesaggistico, che attrae numerosi visitatori sia dall’Italia che dall’estero, costituisce da sempre uno degli ambiti più sviluppati e produttivi dell’economia palermitana e siciliana e una delle risorse strategiche per lo sviluppo dei territori. Nel 2016, la Sicilia con 6.135 esercizi ricettivi e 196.178 posti letto, rappresenta circa il 4% dell’offerta ricettiva del nostro Paese. Tale proporzione trova riscontro sia negli esercizi alberghieri in senso stretto sia in quelli extra-alberghieri. La provincia di Palermo, in particolare, con poco meno di 900 esercizi ricettivi e 34 mila letti, copre il 14,6% dell’offerta di strutture turistiche della regione e il 17,3% in termini di posti letto. Nel solo Comune di Palermo gli esercizi ricettivi sono 430 e il 71,5% degli 11.400 posti letto sono in strutture alberghiere. Di questi il 79% sono in alberghi a 4 o 5 stelle (contro il 19% in Sicilia e il 32% nel resto dell’Italia), collocando l’offerta ricettiva in una fascia di mercato qualitativamente alta rispetto alla media del contesto regionale e nazionale.

In termini di domanda, il Comune di Palermo, con 1 milione 190.951 presenze registrate negli esercizi ricettivi, si colloca tra i primi 50 comuni italiani maggiormente turisticizzati (al 42esimo posto della graduatoria nazionale). Nel 2016, la permanenza media dei clienti negli esercizi turistici del Comune di Palermo, ossia il numero medio di notti trascorse per ogni arrivo, è pari a 2,1 notti per cliente, un valore di poco inferiore a quello registrato in media nel resto della Sicilia e del Mezzogiorno (rispettivamente 3,1 e 3,8).

Ad alimentare i flussi turistici di Palermo contribuiscono, in proporzione, quasi in ugual misura i visitatori di nazionalità italiana e straniera e, tra questi, prevalgono soprattutto quelli di nazionalità francese e tedesca, seguiti a distanza da quelli del Regno Unito, dei Paesi Bassi e degli Stati Uniti. In termini di arrivi, infatti, i circa 300 mila clienti stranieri costituiscono il 47,1% del totale (sono il 48,5% per il totale Italia), ma in termini di presenze valgono oltre la metà dei flussi turistici (il 51,7%, a fronte del 49,5% registrato complessivamente in Italia). Ciò indica anche che mediamente i turisti stranieri pernottano a Palermo più a lungo dei turisti italiani (2,3 notti contro 1,9 dei clienti italiani), evidenziando una minore propensione del turista straniero alla visita “mordi e fuggi” delle bellezze cittadine. Lo stesso stile di consumo turistico sembra caratterizzare in generale il turismo degli stranieri nelle altre località della regione e in generale del Mezzogiorno.

In totale in Sicilia si contano 196.178 posti letto, pari a 38,7 ogni 1.000 abitanti, a fronte di un valore pari a 59,2 per il Mezzogiorno e a 81,5 per il totale Italia. Nell’isola sono presenti il 15,9% dei posti letto del Mezzogiorno e solo il 4% di quelli presenti a livello nazionale, una dotazione forse sottodimensionata rispetto alle potenzialità del settore. La Sicilia si conferma la regione del Mezzogiorno con i maggiori flussi turistici in assoluto, in termini di presenze, dopo la Campania e la Puglia e al secondo posto dopo la Campania, se si considerano i soli clienti stranieri (9,4 milioni in Campania e 6,9 in Sicilia, che insieme rappresentano oltre la metà del turismo internazionale nel Mezzogiorno ed esattamente il 56,6% delle presenze di stranieri).

In particolare tra le province siciliane Palermo si colloca al primo posto per numero di arrivi negli esercizi ricettivi (poco più di 900 mila) e al secondo, dopo Messina, per presenze (2,6 contro 3,2 milioni). In generale, le presenze continuano a concentrarsi principalmente nel periodo estivo, anche se le differenze di comportamento sono significative fra la clientela residente e quella non residente. Infatti oltre la metà delle presenze della clientela residente si concentra nei mesi di giugno, luglio e agosto (54,4% del totale complessivo annuo) mentre il maggior numero di presenze di clienti non residenti si rileva nei mesi di luglio, agosto e settembre (47,2% delle presenze annue).

La concentrazione degli arrivi turistici in particolari periodi dell’anno, se non accompagnata da una diversificazione dell’offerta turistica e relativa destagionalizzazione dei flussi di visitatori, è un fattore che sembra penalizzare la città di Palermo. In questo senso un’efficace promozione del turismo culturale che sappia valorizzare la ricca dotazione delle risorse di patrimonio locale potrebbe contribuire ad accrescere la durata e diversificare il periodo di permanenza dei turisti, favorendo un maggior tasso di utilizzazione delle strutture ricettive e riducendo la congestione nei periodi di alta stagione. La diversificazione del prodotto, in altre parole, oltre ad attenuare il rischio della stagionalità, tenderebbe ad aumentare anche la domanda legata all’attività turistica.

MIGLIORA LA FRUIZIONE DEI LUOGHI DEL PATRIMONIO ARTISTICO DA PARTE DEI SICILIANI

La fruizione di musei e bellezze artistiche presenti sul territorio è generalmente meno elevata tra i residenti in Sicilia e nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese. Considerando il biennio 2015- 2016, si osserva, infatti, che, tra le persone di 6 anni e più, solo un siciliano su 5 ha visitato almeno una volta una mostra o un museo. Analogamente, il dato del Mezzogiorno (20,5%) conferma la distanza rispetto alla media italiana (30,5%). Stesse evidenze si osservano se si considera la visita presso siti archeologici e monumenti che raggiunge il 17% tra i siciliani e il 18,3% nel Mezzogiorno, contro il 24,3% della media nazionale. Inoltre, la quota di chi in Sicilia dichiara di aver visitato centri storici e città d’arte almeno una volta nell’anno risulta pari al 30,5%, di cui i frequentatori più assidui (con una frequenza elevata pari a quattro e più volte nell’anno) corrispondono al 7,4%. Tali evidenze sono in linea con le percentuali osservate nel Mezzogiorno, dove il 31,2% della popolazione dichiara di aver vistato almeno una volta centri storici e città d’arte e il 6,6% lo ha fatto con una frequenza pari a quattro o più volte nell’anno, ma risultano più basse rispetto a quanto registrato a livello nazionale (media Italia: 41,3% almeno una volta in un anno; 11,1% quattro o più volte in un anno).

L’interesse per attività legate alla visita di luoghi di interesse storico e artistico riguarda anche la visita di località rilevanti dal punto di vista paesaggistico. Nel 2015, il 27,3% della popolazione di 6 anni e più residente in Sicilia ha visitato luoghi di interesse storico artistico almeno una volta nell’anno e Il 6,8% lo ha fatto con una frequenza più assidua. Tali valori si attestano al livello di quelli del Mezzogiorno, mentre sono più contenuti rispetto alla media nazionale. In linea con i livelli di frequentazione appaiono i giudizi riferiti dalle persone riguardo all’importanza che attribuiscono al fatto di visitare luoghi storici, archeologi o città d’arte. Nel 2015, infatti, il 12,5% della popolazione di 14 anni e più residente in Sicilia reputa importante visitare luoghi storici, archeologici o città d’arte. Tale giudizio si conferma nel Mezzogiorno, dove la percentuale di persone che riconoscono l’importanza di tale attività è pari al 13,1%, mentre nella media nazionale i livelli sono più elevati (17,9%). Il confronto temporale fa registrare comunque elementi positivi. Rispetto a dieci anni prima, ad esempio, si registra un aumento significativo nella quota di cittadini siciliani o residenti nel
Mezzogiorno che hanno l’abitudine di visitare musei/mostre (in Sicilia passano dal 16,6% al 19,8%; nel Mezzogiorno dal 18,5% al 20,5%) e siti archeologici/ monumenti (in Sicilia passano dal 13,2% al 17%; nel Mezzogiorno passano dal 14,9% al 18,3%).

CHI VIVE IN SICILIA PREDILIGE I MUSEI ARCHEOLOGICI E DI ARTE ANTICA

L’analisi per tipologia di museo evidenzia una preferenza della popolazione di 6 anni e più residente in Sicilia verso musei di arte antica-archeologia (54,3%), valore superiore a quello medio italiano (50,9%) ma inferiore al valore medio del Mezzogiorno (58,1%). Anche i musei di storia registrano una percentuale di fruizione consistente in Sicilia (34,7%). Tale valore è di poco inferiore alla media nazionale (35,7%), ma lievemente superiore a quanto osservato nel Mezzogiorno (33,9%). La quota di residenti in Sicilia che scelgono di visitare musei etnografico/antropologici (usi e costumi, civiltà, contadina) si attesta infine intorno al 20%, valore superiore al dato italiano (15,8%) e a quello registrato nel Mezzogiorno (15,8%).

PARTECIPAZIONE CULTURALE PIÙ ELEVATA A PALERMO RISPETTO ALLA SICILIA E AL MEZZOGIORNO

Palermo è per tradizione una città con stimoli culturali di diverso tipo. Oltre a musei, chiese storiche e siti di inestimabile bellezza, appare consistente anche l’offerta di teatri, cinema e concerti. La vocazione culturale della città è testimoniata inoltre dalla presenza nella provincia di un buon numero di realtà editoriali (24 nel 2016), soprattutto di piccola dimensione, che rappresentano il 40% del totale in Sicilia. Quanto detto sembra riflettersi sulle abitudini di partecipazione culturale dei cittadini residenti. Tra il 2015 e il 2016, infatti, si stima che il livello di partecipazione culturale a Palermo sia pari al 26,9%, valore significativamente superiore a quelli registrati in Sicilia e nel Sud (rispettivamente il 20,5% e il 20,2%), notoriamente più bassi rispetto ad altre aree del Paese.

Il livello di partecipazione culturale a Palermo è cresciuto molto negli ultimi dieci anni e ora appare in linea con il valore medio nazionale (28,3%), anche se permangono forti distanze rispetto a molte grandi città capoluogo del Centro nord (Milano 56,0%; Torino 47,1%; Roma 36,1%).

In relazione alle specifiche forme di partecipazione culturale (musei, mostre, cinema, teatro, ecc.) a Palermo si stimano livelli superiori rispetto alla media della Sicilia e del Mezzogiorno e in linea con la media nazionale. Nel caso di cinema e i teatro, i valori stimati risultano anche superiori alla media nazionale (teatro almeno una volta all’anno 23,4%; cinema quattro o più volte in un anno 29,2%, contro rispettivamente il 19,8% e il 21,5% del dato nazionale). Tra il 2015 e il 2016 sono aumentate le proposte di spettacoli cinematografici e teatrali (rispettivamente da 184.171 a 201.767 e da 9.286 a 9.936) e il volume d’affari è cresciuto da circa 34 milioni 462 mila a circa 37 milioni 715 mila per il settore cinematografico e da circa 23 milioni 261 mila a circa 25 milioni 457 mila per il settore teatrale.

Quanto osservato per Palermo, scrive l’Istat, “contribuisce a delineare il quadro di una popolazione residente culturalmente attiva e in grado di cogliere gli stimoli e le possibilità che la città offre più di quanto non avvenga mediamente in Sicilia e più in generale nel Mezzogiorno.

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