Qualsiasi nuova legge sullo spettacolo “sia accompagnata da un robusto aumento del Fus”. Questa la richiesta avanzata a Parlamento e governo da Filippo Fonsatti, presidente della Federazione dello spettacolo dal vivo (Federvivo), nel corso dell’audizione che si è svolta in commissione Cultura del Senato sul Fondo unico per lo spettacolo. Secondo Federvivo, l’organismo di rappresentanza unitario del sistema delle arti performative all’interno dell’Agis, il Fus, “nella contabilità dello Stato, deve essere appostato tra gli investimenti perché il patrimonio culturale andrà considerato come capitale di sviluppo e alle nostre funzioni andrà riconosciuto un ruolo strategico insostituibile per la formazione civica e la coesione sociale delle comunità”.

IL FUS NEGLI ANNI

Fonsatti ha ricordato l’evoluzione del Fondo unico per lo spettacolo nel corso degli anni: “Il rapporto tra lo stanziamento Fus e il Pil nell’anno corrente è pari allo 0,025 per cento, mentre nel 1985, anno della costituzione del Fus, era pari allo 0,083 per cento: il calo è stato quindi del 70 per cento”. Dal confronto, invece, tra il Fus 2014, cioè prima dell’entrata in vigore del vigente decreto ministeriale che regola le assegnazioni, con il Fus del 2018 si rileva un aumento da 324 a 344 milioni di euro, pari al 6 per cento. “Un crescita apprezzabile -ha commentato il presidente di Federvivo -, grazie anche al provvidenziale e tempestivo intervento del ministro Bonisoli nei mesi scorsi, che tuttavia non basta né a compensare la forte riduzione dei contributi da parte delle amministrazioni locali, dal Sud al Nord senza eccezioni in seguito al taglio dei trasferimenti statali, né a sostenere in modo adeguato il forte aumento di produttività imposto dalle nuove norme”.

I CRITERI DI ASSEGNAZIONE

I decreti ministeriali del 2014 e del 2017 hanno innovato i criteri di assegnazione dei contributi, ha ricordato ancora Fonsatti: “Le statistiche dimostrano che in molti casi sono state messe in discussione le rendite storiche, sono stati applicati parametri di valutazione più oggettivi, si è favorito il ricambio dei soggetti finanziati, si è sollecitato il miglioramento delle organizzazioni”. Al centro è stata posta “la premialità dei soggetti più competitivi, come dimostra la crescita quasi impetuosa dell’offerta”. Tuttavia servirebbe, ha osservato il presidente di Federvivo, “una progressione del Fus ben più robusta del 6 per cento registrato negli ultimi esercizi, progressione che si era addirittura inceppata nel 2018 a causa dei rilevanti e talvolta opachi interventi ad aziendam del precedente Parlamento che hanno ridotto la somma disponibile al riparto, prima del già citato intervento del ministro Bonisoli che ha garantito un’integrazione di 10 milioni di euro, spacchettata con unanime soddisfazione della Consulta per lo spettacolo”.

IL TETTO DEL 5%

Fonsatti ha poi parlato in merito al dibattito sull’introduzione nel 2018 del tetto del 5 per cento alla crescita del contributo. “Esso andrebbe considerato come un provvedimento di emergenza – ha affermato il presidente di Federvivo – necessario a temperare la concorrenza in una situazione di risorse insufficienti che avrebbe potuto alimentare un darwinismo minaccioso per la biodiversità delle funzioni e per il ‘rischio culturale’ a discapito dei soggetti più fragili”. Tuttavia, ha aggiunto, “resta diffusa convinzione delle nostre istituzioni e imprese che un tetto più alto all’aumento del contributo di anno in anno, fondamentale incentivo premiante per i soggetti più meritevoli, andrà reintrodotto appena possibile, speriamo già nel 2019”.

UN VIRTUOSO CIRCOLO ECONOMICO

La differenza tra l’Italia e alcuni paesi europei, a nostro svantaggio, negli investimenti pubblici a favore della cultura e dello spettacolo, ha inoltre evidenziato Fonsatti, “penalizza pesantemente la competitività internazionale del nostro comparto con riflessioni negative sull’immagine del nostro Paese”. Da qui la richiesta di Federvivo al governo “che il Fus venga considerato, nella contabilità dello Stato, come un investimento e non come un costo. Ogni euro stanziato nel Fus ha un effetto sui consumi e alimenta la catena di generazione del valore: attiva il sistema produttivo locale, accresce l’occupazione diretta e indiretta, incrementa il reddito disponibile, incentiva la spesa in beni di consumo e servizi, sollecita l’aumento della domanda”. Il Fus genera quindi “un circolo virtuoso di attivazione economica”, ha sottolineato ancora Fonsatti citando la ricerca dell’università Iulm, commissionata da Agis e da Impresa Cultura Italia di Confcommercio e presentata ieri alla Camera di Commercio di Roma. “Prima di discutere e ragionare sulle regole, sarebbe urgente e necessario restituire al Fus una dimensione più dignitosa e adeguata”, ha affermato Fonsatti, “riconoscendo una volta per tutte il ritorno di questo investimento statale che oltre a quello economico genera un inestimabile profitto sociale, civile, formativo e culturale”.

INTERVENTI E PROPOSTE

Per il presidente di Federvivo, “troppi vincoli burocratici, appesantimenti fiscali, incertezze giuridiche, contraddizioni giuslavoristiche rischiano di affondare il nostro sistema”. Con l’iscrizione nell’elenco Istat delle P.A., ha spiegato Fonsatti, “delle Fondazioni lirico-sinfoniche e di molti Teatri nazionali, Tric, Teatri di Tradizione, Istituzioni concertistico orchestrali e Festival, a partire dal 2010 dopo l’assegnazione annuale del Fus vengono trattenuti alla fonte dal Mibac e girati al Mef diversi milioni di euro per la spending review, rendendo solo figurativa la consistenza reale del Fus”. Si tratta, ha sostenuto il presidente di Federvivo di un “balzello, applicato in maniera disomogenea e iniqua” che “andrebbe immediatamente emendato”. Tra gli altri interventi auspicati da Fonsatti, quello di far scendere l’aliquota Iva sui biglietti d’ingresso per gli spettacoli dall’attuale 10 per cento al 4 percento, come previsto per libri, riviste e periodici o addirittura all’esenzione, come avviene per i musei. Così pure la detraibilità fiscale delle spese culturali come accade per le attività sportive.

IL CODICE DELLO SPETTACOLO

Per quanto riguarda infine il Codice dello Spettacolo, Fonsatti lo ritiene “una cornice da riempire con un quadro ancora tutto da dipingere”. Al di là di “certe criticità e di alcune incongruenze e iniquità -ha concluso il presidente di Federvivo – il decreto ministeriale potrebbe essere un punto di partenza imprescindibile per la redazione dei decreti attuativi, a partire dalla triennalità, che ha finalmente consentito alle imprese di pianificare con una visione di medio periodo la propria attività”.

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