Intorno al tema della democrazia partecipativa ruotano due concetti chiave: quello della cultura della democrazia e della democrazia culturale. Così Gabriella Battaini-Dragoni, vice segretario generale del Consiglio d’Europa, riflette sulle tematiche affrontate nel corso del Forum Mondiale della Democrazia 2018, inaugurato a Strasburgo lo scorso 19 novembre, e sull’importanza della partecipazione a livello europeo e mondiale dei cittadini.

“Se parliamo di democrazia culturale – afferma Battaini-Dragoni in un’intervista ad AgCult – ci riferiamo soprattutto alla partecipazione, a livello locale, dei cittadini e della società civile a un insieme di attività culturali. Se parliamo invece di cultura della democrazia ci riferiamo a un sistema di trasmissione dei valori”. Questo l’importante collegamento tra il tema della democrazia e quello della partecipazione, cui il Consiglio d’Europa pone attenzione anche nell’affrontare le tematiche connesse al patrimonio culturale .

IL RUOLO DI RIASSEMBLAMENTO E RICOMPOSIZIONE DELLA CULTURA

Partendo dai due concetti chiave di cultura della democrazia e di democrazia culturale, il vice segretario generale del Consiglio d’Europa sottolinea il ruolo fondamentale che per decenni ha svolto e continua a svolgere l’organizzazione di cui fa parte nel settore della cultura e della tutela del patrimonio culturale. “Il Consiglio d’Europa è un luogo privilegiato per la cultura perché la cultura è stata il primo grande settore di attività di questa organizzazione dopo la firma della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, nel 1951, e poi nel 1954 la Convenzione sulla cooperazione culturale”.

Non l’economia ma la cultura, continua Battaini-Dragoni, è stata il vero elemento di riassemblamento e di ricomposizione europea. “Eravamo ai tempi del post conflitto, con ancora i rumori e gli odori dei bombardamenti e della guerra, e bisognava riflettere su come unire i popoli e dare loro una possibilità di riconciliarsi. Non è stata l’economia che è stata scelta, l’economia è venuta dopo. Inizialmente c’è stata la cultura, attraverso l’insegnamento delle lingue, della storia, attraverso attività che privilegiavamo la cultura nel suo senso di patrimonio culturale che non poteva essere solo di appartenenza limitata ma che andava considerato come patrimonio condiviso”.

“Da qui siamo partiti e il Consiglio d’Europa ha lavorato su queste questioni della cultura come elemento di riassemblamento e ricomposizione”.

ITINERARI CULTURALI, IL CAMMINO SULLE LE RADICI COMUNI EUROPEE

Il Consiglio d’Europa, spiega Battaini-Dragoni, ha quindi iniziato a lavorare sul tema culturale lavorando “sul ritornare insieme sapendo di appartenere a un continente nel quale abbiamo delle radici comuni”. E a proposito delle comuni radici europee, il vice segretario generale del Consiglio d’Europa prende ad esempio uno dei progetti dell’organizzazione di cui fa parte: gli itinerari culturali. Ognuno di essi rappresenta infatti “una radice comune che ci appartiene”.

“Gli itinerari culturali sono conosciuti ampiamenti e molto apprezzati in Italia. Molti itinerari – continua Battaini-Dragoni – del Consiglio d’Europa che hanno la certificazione del nostro label di qualità passano attraverso l’Italia”. Itinerari che, per ottenere la certificazione, devono essere innanzitutto europei. “Che sia il settore musica, come l’itinerario su Mozart, che siano itinerari sullo stile di vita, come quello sulle acque termali, o sull’architettura, come quello che ha sede a Forlì e che costituisce un insegnamento sul modo in cui l’architettura poteva essere utilizzata per l’indottrinamento dei popoli. Tutti questi itinerari sono una grande espressione delle nostre radici comuni e passano per l’Europa”.

PARTECIPAZIONE E DEMOCRAZIA: IL RUOLO DELLE DONNE

Parlando di partecipazione e democrazia, il vice segretario generale del Consiglio sostiene che “al centro del concetto di democrazia c’è soprattutto la questione delle pari opportunità e dell’eguaglianza uomo donna”, le due tematiche su cui si è riflettuto nel corso del Forum mondiale della Demorazia 2018. Un tema centrale soprattutto “in questi tempi in cui le situazioni evolvono in modo diverso a livello europeo e mondiale”.

“Il problema fondamentale – continua Battaini-Dragoni – è che tipo di democrazia vogliamo”, sostiene con forza il vice segretario generale del Consiglio d’Europa. “Il Forum è una forma straordinaria di partecipazione non solo a livello di Stati membri ma soprattutto a livello mondiale. È un vero tentativo di dare parola e voce a molte donne che nel loro Paese non la hanno, qui possono esprimersi nella sicurezza totale e sanno che quello che diranno verrà rispettato, che non incorranno in nessun tipo di pericolo”. Battaini-Dragoni è fortemente convinta del fatto che le pari opportunità costituiscano il “pilastro della democrazia” perché “i diritti umani non sono prerogativa esclusiva per gli uomini ma sono diritti umani sia per gli uomini sia per le donne” e solo garantendone il reale accesso si potrà finalmente realizzare un vero modello di democrazia.

Tutte queste riflessioni, sottolinea il vice segretario generale del Consiglio, sono contenute nella nozione di una vera democrazia culturale e della cultura della democrazia, i due concetti chiave intorno a cui ruota anche il tema della partecipazione.

CONVENZIONE DI FARO: UN NUOVO APPELLO ALLA RATIFICA

Da Strasburgo arriva infine anche un messaggio forte sulla ratifica della Convenzione di Faro. Ripercorrendo le tappe del processo di ratifica della Convenzione in Italia, ringraziando l’iniziativa di Federculture che con la petizione ha raccolto oltre 3000 firme, dopo l’appello lanciato a Ravello sulla necessità di ratifica (leggi), Battaini-Dragoni sottolinea gli aspetti più importanti della stessa.

“La Convenzione di Faro è l’ultima sul patrimonio culturale tra le Convenzioni ed è totalmente nuova perché è per la società e sulla società”. Proprio riprendendo il tema della partecipazione, il vice segretario del Consiglio d’Europa sostiene fermamente che essa “è il modo in cui noi cittadini riusciamo a partecipare a questa comunità patrimoniale che ci appartiene localmente ma appartiene allo stesso tempo a tutti gli europei”.

Partecipazione, quindi, ma anche identità, dialogo e aspetti socio-economici. La Convenzione di Faro “aiuta a guardare il ruolo del patrimonio nei nostri processi di identità e di dialogo, un dialogo tra identità che devono rimanere aperte. Essa stimola l’utilizzazione del patrimonio a livello locale; basti pensare al fatto che intorno agli itinerari culturali, di fatto, si crea lavoro”.

Per tutte queste ragioni, conclude Battaini-Dragoni, “ci auspichiamo che la Convenzione venga ratificata al più presto”.

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