Far emergere la concezione di Appennino come patrimonio comune del nostro Paese. Questo lo scopo de “L’Atlante dell’Appennino”, un lavoro realizzato dalla fondazione Symbola con il sostegno del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, presentato a Roma, alla Biblioteca Angelica, nell’ambito di “All routes lead to Rome”. L’opera, che si compone di numerosi contributi di diversi autori, è scaricabile on line gratuitamente dal sito della fondazione Symbola e propone per la prima volta una lettura unitaria e complessiva dell’Appennino che ne fa emergere l’importanza, la rilevanza e la centralità nelle geografie fisiche, storiche, economiche e culturali dell’Italia.

SALVATORI

“L’Atlante è un lavoro di estrema importanza scientifica, operativa e culturale. L’Appennino è infatti il più importante sistema montuoso del Mediterraneo ed è stato l’epicentro di tutte le fasi della civilizzazione occidentale”, ha sottolineato nel suo intervento il geografo Franco Salvatori, docente all’università di Roma Tor Vergata e già presidente della Società Geografica Italiana. Un lavoro che “giunge in un momento opportuno”, ha aggiunto, perché “negli ultimi decenni c’è stato uno svilimento dell’Appennino causato dall’abbandono antropico”.

La popolazione che lo aveva reso vivo se ne è andata “provocando non solo una crisi demografica”, ma anche “una carenza di attenzione e cura. Nell’ultimo secolo è mancata la manutenzione quotidiana del luogo”. Di conseguenza, ha osservato Salvatori, “lo svuotamento è stata la causa primaria del dissesto e della carenza di sicurezza che ha poi provocato un impegno di risorse le quali, se fossero state utilizzate prima, si sarebbero potute risparmiare”.

L’Appennino, ha ricordato Salvatori, “è un territorio vulnerabile, giovane dal punto di vista geologico e quindi è normale che si modifichi, sia franoso e percorso da faglie sismiche”. Il geografo si augura un “recupero di questo spazio, anche perché oggi c’è un grande desiderio di recuperare il ‘locale’, soprattutto da parte dei giovani, rimanere cioè nei borghi pieni di ricchezza storica e artistica. Quella che viene comunemente definita l’Italia minore, ma che minore non è”.

Oggi, ha concluso Salvatori, “c’è la possibilità e la necessità di recuperare l’Appennino. Ma per intervenire bisogna prima conoscere il territorio e l’Atlante è un compendio di questa conoscenza. La scelta di Symbola di aver voluto un’opera digitale la condivido pienamente perché raggiunge un’ampia fetta di pubblico: istituzioni, enti economici, sindacati, tutti coloro cioè che devono ridare vita all’Appennino”.

RENZI

Il segretario generale di Symbola, Fabio Renzi, ha invece individuato un preciso momento di svolta nella storia dell’Appenino: la fine degli anni Ottanta del secolo scorso. “E’ stato allora che si è avviata la stagione dei nuovi Parchi – ha evidenziato-. E’ stata la fase in cui sono emerse la sensibilità ambientale, quella sociale e il tema della sostenibilità. I territori appenninici hanno scoperto di avere questi ingredienti contemporanei”. Parallelamente, ha aggiunto Renzi, “la globalizzazione ha fatto scattare per reazione la riscoperta del ‘locale’ e sono tornati alla luce nomi quali Simbruini, Cilento o Casentino. Queste identità hanno fatto riemergere l’Appennino”.

Ma i Parchi non bastano, ha messo in guardia Renzi: “Serve una strategia nazionale. Per questo il nostro Atlante è rivolto principalmente alla classe politica, per farle capire che non si può pensare l’Italia senza l’Appennino. E’ un’area dove c’è spazio per costruire un’economia e si può fermare lo spopolamento”. Insomma, ha concluso il segretario generale di Symbola, “dobbiamo far emergere la concezione di Appennino come patrimonio comune”.

STURABOTTI

L’Atlante dell’Appennino “è l’ennesimo tassello del nostro sforzo, iniziato 15 anni fa, di raccontare il Paese in tutte le sue dimensioni”. Così Domenico Sturabotti, direttore della fondazione Symbola, che durante il suo intervento ha illustrato la struttura dell’opera. “Abbiamo voluto raccogliere tutte le sfaccettature del territorio e rendere visivi alcuni concetti – ha sottolineato -. Ad esempio il fatto che l’Appennino abbia una dimensione più ampia del Portogallo, dell’Austria o dell’Ungheria. Oppure che sia il più grande parco d’Europa e nel suo territorio si trovino 12 dei 25 parchi nazionali del nostro Paese”. Ma, oltre alla dimensione geografica, umana ed economica dell’Appennino, l’Atlante si sofferma in un capitolo ad hoc,anche sulla ricchezza culturale che offre l’area. “Vi risiedono 120 chiese di rilevanza culturale, 1224 musei e 24 aree archeologiche”, ha sottolineato Sturabotti.

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