Sono proseguite in commissione Cultura del Senato le audizioni nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di Fondo unico per lo spettacolo (Fus). La 7a commissione ha ascoltato i rappresentanti della Fondazione per l’arte teatrale (Platea), dell’Associazione delle reti teatrali italiane (Arti), dell’Associazione nazionale esercizi teatrali (Anet) e dell’Associazione dei teatri di figura (Atf).

FONSATTI (PLATEA)

“Il nostro rapporto con il Fus è un po’ la storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda di come lo si guardi. Se è vero, infatti, che negli ultimi anni c’è stata una crescita media del 30 per cento dei contributi erogati, il che significa che il nostro comparto ha ricevuto attenzione e valorizzazione, dall’altra parte ci è stato chiesto un aumento della produttività intorno al 100 per cento. Con questi dati il Fus non potrà compensare i maggiori costi causati dall’aumento produttivo”. Lo ha detto Filippo Fonsatti, presidente della Fondazione per l’arte teatrale (Platea), che rappresenta 24 teatri stabili pubblici e privati distribuiti in dieci regioni.

“Noi garantiamo un presidio culturale permanente e offriamo una varietà di iniziative che non ha uguali in altri comparti – ha detto Fonsatti -. Nel 2017, tra presenze in sala e pubblico nelle tournee, abbiamo raccolto quasi due milioni e mezzo di persone nei teatri a noi associati e abbiamo allestito oltre novemila recite”. Però, ha aggiunto il presidente di Platea, “ci domandiamo: ha senso alimentare questa corsa alla produttività? Non c’è il rischio che venga meno la qualità artistica?”.

Per questo, ha sottolineato Fonsatti, “il nostro auspicio è che fin dal prossimo anno ci sia un reintegro del Fus sui valori attesi per garantire la sostenibilità del nostro settore e che, in nome dell’equità, tutti i soggetti vengano valutati con le stesse regole d’accesso”. Il presidente di Platea ha inoltre criticato “l’eccessiva burocrazia soffocante che produce ogni mese nuove norme. Noi non vogliamo scappare dalla trasparenza e dalla rendicontazione, ma evidenziamo che per assolvere questi compiti vengono tolti attenzione e tempo che potremmo dedicare alla produzione artistica”.

MAGNOLFI (ARTI)

“Serve una maggiore trasparenza nei criteri di assegnazione del Fus. Per la nostra associazione ci aspettiamo una quantità di contributi dignitosa e adeguata. Senza un incremento dei fondi, infatti, ci sarà una strozzatura che si riverserà sulla produzione”. Così Beatrice Magnolfi, vicepresidente dell’Associazione delle reti teatrali italiane (Arti).

“La nostra filiera porta spettacoli vicino alle case, siamo presenti nei comuni medi, piccoli e piccolissimi garantendo la massima diffusione di eventi di qualità”, ha affermato Magnolfi sottolineando “il valore culturale e sociale del nostro comparto di cui si parla poco, ma che è fondamentale per tenere in piedi il sistema”. Nel 2017, ha proseguito, “le nostre reti hanno distribuito spettacoli in 940 teatri situati in zone piccole e periferiche. Abbiamo prodotto laboratori, incontri in scuole, università, ospedali per bambini e carceri. Grazie a una gestione oculata e snella abbiamo investito in artisti, compagnie e produzioni”.

“Dal Fus -ha spiegato Magnolfi – abbiamo ricevuto sei milioni di euro che è solamente un sesto di quello che riversiamo ad artisti e compagnie”. Inoltre, “le nostre spese non superano mai il 15-20 per cento del bilancio. Questo è un elemento di sobrietà ma anche di fragilità, perché se non ci sarà un aumento del Fus dovremmo ridurre la nostra attività”. Tra le richieste avanzate dalla vicepresidente di Arti, “anche il mantenimento, nei decreti attuativi del Codice dello spettacolo, della norma che permette di espandere l’attività dei circuiti anche nelle regioni limitrofe o dove non sono presenti”.

VERNASSA E MIRRA (ANET)

I rappresentati dell’Associazione nazionale esercizi teatrali (Anet) hanno invece incentrato il loro intervento sul contributo per la ristrutturazione e modernizzazione degli spazi teatrali. “Purtroppo non esiste più”, ha dichiarato Giovanni Vernassa che ha aggiunto: “Noi siamo imprenditori che crediamo nella cultura e allora chiediamo solamente che anche ai teatri siano date le agevolazioni di cui gode il cinema”.

“I fondi per la ristrutturazione dei teatri sono esistiti fino al 2002 – ha ricordato Guglielmo Mirra -. Oggi in molti piccoli centri, ma anche città, del Meridione la situazione delle strutture è drammatica. Ed è paradossale che aumentino produzioni e compagnie, ma poi non ci sono luoghi dove ospitare spettacoli”.

CORBELLA (ATF)

“Il teatro di figura è sottovalutato sia per i contributi messi a disposizione dal Fus, sia perché il nostro settore non viene ancora identificato e collocato in modo esclusivo e preciso”. Così Piero Corbella, presidente dell’Associazione dei teatri di figura (Atf), che ha voluto evidenziare nel corso del suo intervento “l’eccellenza di un settore che coinvolge marionette, burattini e pupi, riconosciuti dal 2001 dall’Unesco come patrimonio dell’umanità e che ha un’attività vecchia di trecento anni sulle spalle”.

Corbella ha rimarcato “la grande attività internazionale svolta dai nostri spettacoli con i quali rappresentiamo la cultura italiana nel mondo, anche con budget ridotti”. Riguardo al Fus, ha concluso il presidente di Atf, “viviamo una situazione di alti e bassi: nel triennio 2015-17 c’è stato un aumento, nel 2018 si è ridotto. Resta però essenziale per la sopravvivenza delle nostre strutture avviate tre secoli fa”.

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