Una maggiore utilizzazione dell’Artbonus da parte di istituzioni culturali che, anche per il loro prestigio internazionale, potrebbero essere in grado di ricevere fondi da grandi mecenati, “potrebbe consentire l’accesso a risorse aggiuntive da destinare al miglioramento della fruizione dei siti in questione. La sua introduzione in forma permanente e a condizioni vantaggiose anche in Italia costituisce un’innovazione positiva”. Lo scrive la Banca d’Italia nella Ricerca “Turismo in Italia. Numeri e potenziali di sviluppo”. In particolare, nella parte dedicata al turismo culturale e al patrimonio artistico italiano, la ricerca approfondisce gli strumenti per stimolare direttamente i privati a destinare fondi alla cultura. “Il legislatore – ricorda Bankitalia – è intervenuto negli ultimi anni, disciplinando principalmente due strumenti: il credito d’imposta e le sponsorizzazioni”.

ART BONUS

Con il DL 83/2014 è stato introdotto un credito d’imposta per le erogazioni liberali destinate a interventi nel settore culturale. Il dispositivo, la cui durata iniziale era fissata in tre anni, è stato reso permanente dalla legge di stabilità 2016.

Le donazioni possono essere destinate a tre tipologie d’interventi:

  • manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici;
  • sostegno a istituti e luoghi della cultura pubblici, fondazioni lirico-sinfoniche e teatri di tradizione;
  • realizzazione, restauro e potenziamento di strutture e di enti e istituzioni pubbliche dello spettacolo.

La detrazione è riconosciuta nella misura del 65 per cento dell’importo elargito e deve essere ripartita in tre quote annuali. Per incentivare l’utilizzo di ArtBonus e garantire la corretta destinazione delle risorse sono previsti specifici strumenti di trasparenza. In particolare, i soggetti beneficiari devono comunicare mensilmente al Ministero e rendere pubblici l’ammontare delle erogazioni liberali ricevute e la loro destinazione. È stato creato un portale unico in cui sono raccolte tutte le informazioni relative allo stato di conservazione del bene, agli interventi in corso e alle modalità di fruizione.

Per quanto riguarda gli interventi finanziabili, gli enti possono registrare attraverso il portale le operazioni da sostenere, ma è altresì prevista la possibilità di destinare la propria donazione a un intervento non registrato sul portale.

Il credito d’imposta è uno strumento molto diffuso a livello internazionale per raccogliere fondi a favore del settore culturale. “La sua introduzione in forma permanente e a condizioni vantaggiose anche in Italia costituisce un’innovazione positiva”.

ANCORA TROPPE DISPARITA’ TERRITORIALI

Nella prima fase di applicazione, si registra una progressiva diffusione del dispositivo, che però non appare ancora sufficientemente estesa.

Bankitalia cita poi i dati dell’Art Bonus (aggiornati al 2017) da cui si desume che, quasi il 60 per cento delle donazioni “provengono da persone fisiche, il 27 per cento da imprese e il 14 per cento da enti non commerciali (prevalentemente fondazioni bancarie). Si registrano, inoltre, forti divari territoriali: oltre l’80 per cento delle donazioni si concentra al Nord; le elargizioni riguardano per quasi il 90 per cento degli importi cinque sole regioni, con un ruolo preponderante della Lombardia (39,7 per cento del totale), seguita da Piemonte (14,3 per cento), Veneto (12,6 per cento), Emilia Romagna e Toscana (poco più di 11 per cento ciascuna)”.

Sebbene molti musei e parchi archeologici italiani non abbiano sottoposto progetti da finanziare con le erogazioni liberali, alcuni hanno mostrato un certo attivismo, presentando progetti di importo considerevole; ciononostante, le risorse raccolte sono limitate (complessivamente, poco più del 30 per cento dell’importo richiesto).

IL CODICE DEL CONTRATTI PUBBLICI

Il “nuovo” Codice dei contratti pubblici (D.lgs. 50/2016) – ricorda la Banca d’Italia – ha notevolmente semplificato le procedure relative ai contratti di sponsorizzazione, risolvendo alcune criticità dell’assetto precedente. In particolare, per quanto riguarda gli obblighi di pubblicità, vengono aboliti tanto l’obbligo di inserimento dei contratti di sponsorizzazione nei documenti di programmazione quanto le altre forme di pubblicità previste dal “vecchio” Codice, prevedendo esclusivamente la pubblicazione di un avviso sul sito internet della stazione appaltante, con il quale rendere nota la ricerca di sponsor per specifici interventi o comunicare l’avvenuto ricevimento di una proposta di sponsorizzazione.

In merito alla procedura di aggiudicazione, è consentita la libera negoziazione nel rispetto dei principi d’imparzialità e parità di trattamento tra gli operatori che hanno manifestato interesse.

IL PARTENARIATO PUBBLICO-PRIVATO

Per favorire il ricorso al partenariato pubblico-privato, il Codice apre, inoltre, a procedure ulteriormente semplificate rispetto a quella appena descritta. Esse sono riservate al MiBAC nei suoi rapporti con enti e organismi pubblici e con soggetti privati, e devono essere dirette a consentire il recupero, il restauro, la manutenzione programmata, la gestione, l’apertura alla pubblica fruizione e la valorizzazione di beni culturali immobili.

Gli interventi qui descritti mirano a incoraggiare l’utilizzo della sponsorizzazione come strumento di finanziamento privato a progetti di natura artistica e culturale. Una complessiva valutazione degli effetti di tali provvedimenti normativi non è però ancora possibile, a causa dell’indisponibilità di dati aggiornati.

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