I dati sulla spesa culturale in Italia sono in crescita, ma ci sono ancora troppe disparità territoriali. Le politiche pubbliche, nazionali e locali, dovranno interrogarsi su questi dati e capire che “l’obiettivo fondamentale è guadagnare nuovi cittadini alla partecipazione e all’esperienza culturale”. Lo spiega Claudio Bocci, direttore di Federculture, in un’intervista a margine della prima edizione di Rome Museum Exhibition.

I CONSUMI CULTURALI

Dopo anni difficili in cui la spesa per la cultura ha un po’ faticato, “sono un paio d’anni che registriamo un incremento delle spese degli italiani per la cultura”, evidenzia Bocci. Il valore delle dei consumi culturali “ammonta complessivamente, secondo i dati Istat, a circa 70 miliardi di euro. La parte afferente al consumo culturale propriamente detto (cinema, teatro, musei) vale 31 miliardi di euro. Una cifra molto importante, quindi, che significa per ogni famiglia italiana mediamente 130 euro mensili di spesa per consumi culturali. Questi dati nella loro generalità sono dati positivissimi, con un incremento rispetto all’anno precedente”.

LUCI E OMBRE

Tuttavia, ci sono luci ed ombre. “Come spesso avviene, abbiamo diverse ‘Italie’: abbiamo l’Italia del Nord, abbiamo il Mezzogiorno, abbiamo l’Italia delle aree urbane rispetto alle aree interne. Il tema quindi della partecipazione culturale è un tema enorme che meriterebbe e meriterà una maggiore attenzione da parte delle politiche pubbliche non soltanto centrali ma anche locali. Anch’esse devono sempre più essere consapevoli che l’obiettivo fondamentale è guadagnare nuovi cittadini alla partecipazione e all’esperienza culturale”. Questo è il messaggio che manda Federculture “proponendo una nuova qualità dell’offerta culturale attraverso l’attivazione delle imprese culturali che l’Associazione rappresenta in tutta Italia”.

RO.ME

E sulla prima edizione della manifestazione Rome Museum Exhibition, Bocci sottolinea l’importanza che Roma “abbia la sua fiera di settore sulla cultura. Un successo che si è manifestato non solo in termini di visitatori ma anche come iniziative. È l’inizio di un percorso che dovrà sempre di più vedere in Ro.Me un punto di riferimento, di discussione, di elaborazione, di proposta e anche di presenza”.

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