“Dopo il via libera del Parlamento europeo lo scorso 12 settembre i negoziati tra Consiglio UE e Parlamento, rappresentato dal relatore Axel Voss, hanno subito una grave battuta d’arresto a seguito del rifiuto da parte di una minoranza significativa di dieci governi (tra cui quello italiano) della proposta di mediazione presentata dalla presidenza rumena sugli articoli più controversi, ossia l’art. 11 e art. 13, rispettivamente sull’introduzione di un diritto per gli editori di ottenere una remunerazione equa e proporzionata per l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni e la definizione della responsabilità delle piattaforme per i contenuti protetti da copyright a tutela dei creatori, autori e artisti”. Lo dichiara Silvia Costa, europarlamentare del PD.

“Reputerei molto grave se questa legislatura, dopo oltre due anni di confronto e dibattito – prosegue l’europarlamentare – si concludesse con un nulla di fatto sulla riforma del copyright. Sarebbe, sostanzialmente, un regalo ai giganti del web, il cui intento non è certo quello di garantire la libertà della rete, ma di continuare a sfruttare a proprio piacimento materiale coperto da diritto d’autore senza corrispondere il giusto compenso a chi ne detiene la titolarità, impoverendo di conseguenza il pluralismo culturale e dell’informazione, pilastri imprescindibili dell’Unione europea. Di queste preoccupazioni ne ho parlato con il ministro della Cultura rumeno, in audizione stamattina in Commissione Cultura”.

LO STALLO

Lo stop all’iter della Direttiva si è consumato lo scorso 18 gennaio quando il Consiglio Ue non era riuscito a dare il mandato alla presidenza rumena di turno per negoziare assieme alle altre istituzioni (Parlamento e Commissione Ue) il testo definitivo. Contrari dieci governi tra cui l’Italia (insieme a Belgio, Olanda, Svezia, Finlandia, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Lussemburgo e Portogallo).

I nodi da sciogliere restano l’articolo 11 e il 13. Il primo obbligherà le piattaforme che pubblicano estratti di testi (snippet) a procurarsi una licenza dagli editori. Il secondo obbligherà le piattaforme a creare filtri, assumendosi anche le responsabilità, per monitorare l’upload di contenuti, per assicurare che non venga violato il copyright.

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