La crescita dei contributi Fus per il comparto danza, a cui nel 2019 è stato destinato il 3,5 per cento, “pur abbastanza lineare e costante nel tempo, è troppo lenta risultando alla fine insufficiente e inadeguata a sostenere le esigenze di sviluppo di questo settore, anche in riferimento ai rilevanti e svariati costi per le diverse attività”. E’ quanto hanno sottolineato i rappresentanti delle associazioni del settore danza, Aidaf, Aidap e Adep, ascoltati oggi dalla commissione Cultura del Senato nel corso dell’audizione relativa all’indagine conoscitiva in materia di Fondo unico per lo spettacolo.

“La riforma dello del Codice dello spettacolo e gli attesi decreti legislativi -hanno sottolineato le tre associazioni – non dovranno prescindere dalla necessità per lo Stato di fare un ingente investimento sullo spettacolo dal vivo e, contestualmente, di ripensare al Fus come uno degli strumenti d’intervento nell’ambito di un piano finanziario complessivo con il concorso di contributi pubblici delle regioni, delle autonomie locali e dei privati. Il Fus ad oggi fotografa una realtà dello spettacolo ancora ingessata in categorie ormai superate e non sembra in grado di intercettare i cambiamenti dei tempi anche in termini di fruizione dello spettacolo e dei bisogni del pubblico che sono in continua evoluzione. I decreti legislativi saranno l’occasione da non perdere per dare una veste normativa di rango superiore ed organica al sistema della danza”.

“Dare vita ad un sistema danza -hanno evidenziato Aidaf, Aidap e Adep – significa individuare per prima cosa le funzioni e poi i soggetti che le svolgono; funzioni interdipendenti fra di loro, di produzione, distribuzione, esercizio, promozione e formazione professionale al fine di qualificare e diversificare la produzione della danza, anche incentivando le coproduzioni, e di assicurare un’offerta di qualità distribuita su tutto il territorio nazionale”. Il finanziamento statale, auspica il settore danza, “dovrebbe essere assegnato, previa una congrua anticipazione del contributo dell’anno precedente, sulla base del consuntivo dell’attività svolta, semplificando i criteri di valutazione mediante un numero ridotto di parametri quantitativi specifici per la danza e qualitativi. Il procedimento del consuntivo, oltre che basare le sovvenzioni su dati quantitativi certi, potrebbe aiutare ad anticipare i tempi dell’assegnazione dei contributi, assegnazione che dovrebbe essere per tre anni in corrispondenza con la programmazione oggetto della valutazione che è triennale”.

SALZANO (AIDAF)

“Perfezionamento e aggiornamento professionale vanno rivalutati e sostenuti maggiormente all’interno del Fus”, ha detto nel corso del suo intervento Amalia Salzano, presidente dell’Associazione italiana danza attività di formazione (Aidaf). “La formazione riveste una grande importanza nel sistema della filiera danza, quale attività strettamente connessa alla produzione e funzionale al mantenimento degli standard di qualità dei danzatori. Purtroppo, con il decreto ministeriale 1 luglio 2014, successivamente confermato e ampliato da quello del 27 luglio 2017, questa parte è stata ridotta notevolmente. Auspichiamo quindi che venga tenuta in considerazione questa innegabile necessità di sostenere maggiormente le attività di perfezionamento e aggiornamento professionale, per garantire l’eccellenza dei danzatori che saranno poi impegnati nelle produzioni delle compagnie, che, a loro volta, potranno così proporre danza di eccellente qualità”.

“L’introduzione nelle scuole di percorsi formativi artistici -ha aggiunto Salzano -è molto importante per contribuire a formare ed educare i giovani all’arte e alla cultura. E per la formazione di un pubblico più consapevole e più colto, e quindi più interessato ad assistere agli spettacoli. E sarebbe di fondamentale importanza in un sistema scolastico in cui ancora i percorsi formativi artistici non hanno grande spazio, nonostante la consapevolezza della valenza formativa dell’arte e della cultura nella crescita di un individuo”. In particolare, “per la formazione della danza, anche questa norma si può ricollegare al discorso sulla regolamentazione del settore. Infatti, finora, nelle scuole di ogni ordine e grado, sono sempre stati realizzati progetti artistici, extra scolastici, anche sulla danza, affidati dai dirigenti scolastici, ad operatori reclutati con modalità disparate”. Una regolamentazione “fornirebbe anche a questi ultimi, gli strumenti per essere certi di scegliere professionisti preparati per portare avanti tali progetti”.

Ha evidenziato Salzano: “La maggior parte delle attività di danza che si svolgono in Italia, fanno capo alle scuole di danza private e la maggior parte dei danzatori italiani, anche professionisti, si forma in dette scuole, che rivestono un ruolo fondamentale in questo settore e occupano un posto di tutto rispetto anche per quel che riguarda i numeri notevoli che rappresentano”. Purtroppo, segnala la presidente dell’Aidaf, “il mondo della formazione in tema di danza ha vissuto e vive ancora una vera emergenza culturale: infatti la formazione coreutica, in ambito privato, non ha alcuna regolamentazione. E le scuole lavorano, da anni, nel caos totale”.

“Chiunque può insegnare danza in Italia e non è richiesto alcun titolo – aggiunge Salzano -. La mancanza totale di regolamentazione rappresenta un serio pericolo per la salute dei soggetti fruitori, che sono prevalentemente minori, visto che la danza si studia negli anni della fase della crescita più delicati. La professione dell’insegnante di danza non ha alcuna dignità professionale. Non c’è mai stato un chiaro referente istituzionale, alcun tipo di riconoscimento, alcuna regolamentazione che ne disciplini il funzionamento, sia per quel che riguarda la qualificazione e l’inquadramento giuridico degli insegnanti, sia per quanto riguarda l’idoneità delle strutture che ospitano le lezioni di danza”.

“E’ importantissimo però sottolineare -precisa la presidente dell’Aidaf – che le scuole di danza private rivestono un ruolo fondamentale nel tessuto sociale italiano, che va oltre l’insegnamento della danza. Infatti contribuiscono in maniera sostanziale alla promozione, allo sviluppo e alla diffusione della cultura nel nostro Paese e svolgono un’attività di primaria importanza a livello sociale e aggregativo per i giovani. E infine, contribuiscono a formare il pubblico del domani”.

La regolamentazione, prevista nella legge n.175, rileva Salzano, “non soltanto darebbe finalmente dignità professionale alla figura dell’insegnante e una strada certa da seguire per tutti quei giovani che volessero dedicarsi a questa professione, ma, soprattutto, tutelerebbe gli allievi e le proprie famiglie”. L’auspicio dell’Aidaf, quindi, è “che venga approvata al più presto, la nuova legge delega sullo spettacolo che consentirà un futuro certo e professionale sia agli operatori che agli utenti, in modo da poter offrire il nostro contributo alla stesura dei decreti”.

COLETTA-CIRELLA (ADEP)

Patrizia Coletta ha esposto funzioni e numeri dell’Adep, l’Associazione danza esercizio e promozione, di cui è vicepresidente. “Siamo l’organismo che rappresenta i soggetti di distribuzione, programmazione e promozione che operano nell’ambito della danza all’interno di Agis e Federvivo. Si tratta di 31 realtà, operanti in 14 regioni, che pure agendo con diverse finalità e modalità istituzionali condividono il comune interesse per la promozione e la valorizzazione di un settore in continua crescita. Tra gli associati, sono presenti festival, circuiti regionali multidisciplinari, rassegne, centri di produzione e di promozione tra i più importanti a livello nazionale e internazionale”.

Nel 2018, segnala Coletta, “sono state realizzate 1.199 rappresentazioni per un totale di 227.727 presenze; sono stati investiti 4.597.180 euro in soli compensi artistici, senza considerare i costi organizzativi e tecnici quali service, promozione, comunicazione, affitto sale, diritti d’autore. I contributi assegnati dal Mibac per queste attività sono stati 1.687.960 euro ossia il 36 per cento del costo per i compensi. Tale dato evidenzia che il sostegno degli Enti locali e la partecipazione degli spettatori sono fondamentali per perseguire una tale capillarità”.

“La formazione e il rinnovamento del pubblico e della scena – spiega Coletta – sono un pilastro fondamentale delle attività di questi soggetti che nascono dalla comunità di riferimento e da essa sono rivolte. Su queste premesse si fonda l’ideazione di nuove modalità operative per valorizzare quanto la scena sta realizzando: le Reti”.

Il sistema delle Reti è stato così illustrato da Pier Giacomo Cirella, ex presidente dell’Adep: “Sono l’asse portante della promozione degli artisti e del loro coinvolgimento in progetti specifici e azioni di scouting. Diffuse ormai in tutto il territorio nazionale, le Reti aiutano e favoriscono il rinnovamento artistico e, specificatamente, le giovani generazioni di artisti coadiuvandoli nel percorso di creazione con azioni di sostegno come le residenze o affiancamento con tutor, critici e studiosi del settore”.

L’Adep sottolinea come “il serbatoio di un nuovo sistema-danza è pronto ed è in grado di rappresentare sia gli artisti più maturi e consolidati sia le istanze più nuove e meno sostenute. Lo spettacolo dal vivo sta vivendo una profonda trasformazione con la ricerca di nuove forme, nuovi spazi, nuovi pubblici anche attraverso una maggiore contaminazione tra le discipline della scena. E’ uno scenario positivo che se valorizzato con maggiori risorse potrebbe svilupparsi a vantaggio dell’intero settore”.

Per Cirella, “le azioni di finanziamento sono fondamentali per la riuscita dei progetti e oggi è sempre più difficoltoso reperire risorse. Il settore pubblico sconta la crisi diffusa e la diminuzione costante del sostegno alle attività culturali mentre il privato richiede una defiscalizzazione maggiore per partecipare”. Lo Stato, afferma Cirella, “ha introdotto da qualche anno l’Art Bonus solo per alcuni settori dello spettacolo mentre sarebbe essenziale che venisse esteso a tutto lo spettacolo dal vivo”. Questo, ha concluso l’ex presidente dell’Adep, “consentirebbe di accedere a sostegni privati fondamentali per il completamento economico dei progetti culturali, non limitati dunque a soli sostegni di carattere strutturale ossia rivolti agli edifici e alla loro modernizzazione, ma ai progetti culturali di particolare rilevanza artistica”.

BLASI-MARINI (AIDAP)

“E’ incomprensibile vedere che il Fus destini alla danza solo il 3,5 per cento davanti al 21 per cento della prosa. Auspichiamo un Fus che vada a finanziare le diverse entità per funzioni e non per categorie estetiche”. Così Danila Blasi, presidente dell’Associazione italiana danza attività di produzione (Aidap) che ha detto di concordare con il ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli, “riguardo al sostegno dello Stato come un mezzo per garantire la pluralità dei linguaggi” perché “nel produrre arte e cultura non si può sottostare alle regole del mercato che vanno in altra direzione”. Quindi, “nel rivedere il Fus si deve tenere conto di questo”.

Blasi segnala tre punti chiavi da affrontare nella prossima riforma del Fus annunciata dal titolare del Mibac. “In primo luogo la tempistica dell’assegnazione dei contributi. Devono essere celeri i tempi di erogazione, non si deve restare sempre nell’emergenza ma sapere da prima cosa ci troveremo da affrontare durante l’anno”. Il secondo aspetto è “la revisione del famigerato algoritmo che regola il Fus su base quantitiva. Deve essere più chiaro, comprensibile e meno contorto nella sua applicazione”. Il terzo punto riguarda le commissioni che esprimono il giudizio qualitativo. “E’ vero che c’è bisogno di trasparenza -ha detto Blasi -, però un giudizio qualitativo non può essere inquadrato dentro rigidi schemi e caselle, non può avere dei valori che siano inconfutabili”.

Sulla questione dell’algoritmo è tornata poi nel suo intervento la vicepresidente dell’Aidap, Valentina Marini. “Tra le varie distorsioni che ha creato – ha osservato – c’è quello relativo alla concorrenzialità interna ai cluster che il metodo attuale determina. L’attenzione e la propulsione produttiva e progettuale devono essere sempre in riferimento agli strumenti e alle potenzialità del singolo in relazione agli strumenti e ai dispositivi del territorio di riferimento e non in gara concorrenziale con un collega il quale, venendo da un’altra zona e con un’altra mission, ha la possibilità di sviluppare numeri e progetti che non sono comparabili. Oggi c’è una situazione conflittuale che crea una distorsione del mercato e svilisce le attività e i valori del singolo, perché non tiene conto delle specificità dei territori di riferimento. Oltre a creare -ha concluso Marini – un meccanismo deleterio di concorrenza interna che non è assolutamente il tipo di concorrenza che un libero mercato dovrebbe mettere in campo”.

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