“L’auspicio è che si prosegua nell’attuazione delle riforme in uno spirito completamente bipartisan perché quello del cinema e dello spettacolo sono settori in cui l’interesse della politica – di qualunque colore sia – deve essere quello di favorire la creatività, la produzione cultura e far sì che aumenti il pubblico che vada a vedere questo tipo di spettacoli”. Lorenzo Casini, ordinario di diritto amministrativo nella Scuola IMT Alti studi di Lucca e tra coloro che hanno partecipato alla scrittura delle due riforme (Spettacolo dal vivo e Cinema e audiovisivo), commenta con AgCult la giornata di confronto “Le regole dello spettacolo tra cultura ed economia” che si è tenuta a Roma presso la sede dell’Acri.

La giornata è stata divisa in due sessioni. Una, la mattina, dedicata allo spettacolo e una, il pomeriggio, dedicata al cinema e all’audiovisivo. Negli ultimi anni, infatti, i settori dello spettacolo dal vivo, del cinema e dell’audiovisivo sono stati oggetto di profonde riforme normative e amministrative. L’evento, che ha visto la partecipazione di studiosi e operatori del settore, ha mirato a verificare lo stato dell’arte di questi settori, sia individuando i punti critici e i nodi ancora da sciogliere sia definendo le possibili linee di intervento.

SPETTACOLO DAL VIVO

“Grazie all’intervento sia dei relatori accademici sia degli operatori – spiega Casini – abbiamo avuto una rappresentazione della realtà del mondo dello spettacolo dal vivo molto veritiera ed efficace che ha messo in evidenza dove sono i problemi e come vanno affrontati”. Partendo da “un ripensamento del modello delle fondazioni lirico-sinfoniche, la bontà degli interventi normativi realizzati nell’ultimo periodo a cominciare dalla delega approvata nella scorsa legislatura e anche dei criteri individuati per poter procedere a una riforma del settore”. Messe in evidenza anche “le difficoltà che la politica incontra quando si trova a mettere mano a questo mondo, dove si mischiano problemi legati alle realtà locali e le esigenze di ogni singola realtà”.

CINEMA

Sul cinema si è seguito lo stesso percorso. In questo caso “siamo in un settore dove la riforma è stata completata e pertanto è stato possibile fare valutazioni sui risultati effettivi raggiunti e dove eventualmente intervenire: qual è il punto di equilibrio tra mercato e intervento pubblico, fino a dove lo Stato può incidere sui contenuti stessi. Con una riflessione che si collega anche al discorso della censura e delle classificazione delle opere”.

I NUOVI INTERVENTI SULLE RIFORME

In generale, però, Casini esprime “preoccupazione” nel vedere da parte della maggioranza di governo interventi fuori dal contesto generale su “riforme che faticosamente sono state approvate dal Parlamento con larghissimo consenso -, sia per quanto riguarda il cinema sia per quanto riguarda lo spettacolo – e che hanno richiesto proprio per questa ragione un iter piuttosto lungo raccogliendo istanze da tutte le forze politiche”.

A fronte di questo approccio bipartisan in fase di scrittura, c’è ora “un mettere in discussione dei provvedimenti come se fossero stati espressione di una sola parte politica. Nel caso dello spettacolo, aver tardato l’attuazione della delega e averla lasciata scadere rischia di non farne completare mai l’iter”. A fronte, peraltro, del fatto che il governo ha approvato a metà dicembre in Consiglio dei ministri e annunciato la presentazione in Parlamento a breve di una nuova delega che sarà “sostanzialmente identica a quella scaduta” a fine 2018 con “contenuti quasi integralmente sovrapponibili”.

 

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