L’approccio del Ministro Bonisoli e del sottosegretario Borgonzoni (che ha la delega al cinema) non è stato quello di dare per scontato che la riforma del cinema fosse tutta sbagliata e che quindi occorresse ricominciare da capo, anzi. Ora si sta operando per correggere quello che c’è da correggere. Soprattutto perché la legge comincia a dare i primi risultati: con investimenti, costi medi e numero di film ‘veri’ tutti in crescita. Insomma, quello che era l’auspicio della legge – e cioè aumentare attraverso le risorse pubbliche gli investimenti nelle produzioni cinematografiche – sta dando buoni risultati. È l’opinione del direttore generale Cinema del Ministero dei Beni culturali, Nicola Borrelli, che sottolinea la bontà dell’intervento normativo realizzato nella scorsa legislatura (approvato con larga maggioranza e senza voti contrari) a sostegno del settore del cinema e dell’audiovisivo.

Tuttavia, spiega il Dg Cinema del Mibac, ci sono alcuni passaggi (come i contributi automatici) “scritti in modo leggermente frettoloso. Si tratta di strumenti completamente nuovi senza precedenti, per cui qualche errore formale è stato fatto e bisogna rimediare immediatamente”. Borrelli è intervenuto alla giornata sulle “Regole dello spettacolo tra cultura ed economia” che si è tenuta a Roma presso la sede dell’Acri organizzata insieme alla rivista giuridica Aedon.

LA RIFORMA DEL CINEMA

Nel cinema, ricorda Borrelli, “da tempo lamentavamo una diminuzione degli investimenti e una diminuzione dei costi medi delle opere. Nel 2018 assisteremo per la prima volta a un aumento sensibile degli investimenti e dei costi medi di ogni film. Registreremo anche un altro dato importante: un aumento in assoluto del numero dei film. Sempre nel 2018, 243 titoli di opere cinematografiche. Parliamo di film ‘veri’, senza considerare documentari e cortometraggi”.

Inoltre, al di là dei molti interventi di implementazione e di modifiche da fare, “i primi numeri ci dicono che quello che era l’auspicio – e cioè aumentare attraverso le risorse pubbliche gli investimenti nelle produzioni cinematografiche – sta dando buoni risultati”. Fra qualche settimana saranno resi pubblici i dati consolidati e “tutto questo risulterà abbastanza evidente”.

Borrelli sottolinea però che, anche nel momento in cui tutti gli strumenti di intervento saranno pienamente operativi, per forza di cose “si dovrà procedere a una continua rimodulazione. Ad esempio i contributi automatici, che rappresentano la vera novità, sono stati scritti in alcune parti in modo leggermente frettoloso. Si tratta di strumenti completamente nuovi senza precedenti, per cui qualche errore formale è stato fatto e bisogna rimediare immediatamente”.

LA RIFORMA E IL NUOVO GOVERNO

In questi giorni, al Senato, è stato presentato un emendamento della Lega che sopprime il Consiglio superiore del Cinema (insieme ad altri interventi su alcune fattispecie di contributi). In molti hanno denunciato la cosa, attribuendo al governo la volontà di smantellare la riforma realizzata nella scorsa legislatura. “Non mi pare che in questo momento ci sia questo rischio – assicura Borrelli -, l’approccio che il ministro e il sottosegretario hanno rispetto a questo settore fin dall’inizio non è stato dare per scontato che fosse tutto sbagliato e che quindi occorresse ricominciare da capo, anzi”. L’approccio è stato quello “di una consapevolezza di essere in una fase di implementazione, con l’idea di mettere in atto tutto quello che si deve fare per correggere laddove c’è da correggere. E in questo senso si sta operando”.

Quanto alla cancellazione del Consiglio superiore del Cinema, si tratta di un emendamento “inserito in un percorso parlamentare al quale sfuggono molte logiche e molti retroscena. Vediamo come finirà. Certo, questo non ci può portare a pensare che l’attuale governo stia smantellando la riforma. Non c’è nessun segnale in questo senso”.

Si sta invece lavorando “con sempre maggiore forza e determinazione per andare a intervenire sui punti critici che sono venuti alla luce in corso di questi mesi. Penso ad esempio al Piano straordinario dove abbiamo un problema oggettivo, si sta riscrivendo quella parte per sanare alcune criticità che altrimenti aprirebbero contenziosi ultradecennali. non c’è nessun segnale che possa essere rivisto l’impianto generale della legge e di alcuni decreti attuativi”.

I PUNTI DA AFFRONTARE

Certo, alcune riflessioni andrebbe fatta a prescindere dal governo, ragiona il direttore Cinema del Mibac. Ad esempio “rispetto al fatto che l’automatismo e la non discrezionalità siano spinti al massimo livello, come nel caso dei crediti d’imposta, dove gli unici elementi sono il rispetto dei requisiti formali e la disponibilità delle risorse. Anche alla luce del numero spropositato dei film che si producono in Italia rispetto alla capacità di assorbimento della rete distributiva. Nel nostro Paese si producono infatti lo stesso numero di film della Francia che però ha il doppio delle sale. Qualcosa dobbiamo fare, anche andando a vedere gli incassi medi di questi film per quanto il box office non sia più il solo elemento su cui valutare l’impatto anche economico dei film. Il mercato è in continuo mutamento e molte cose che quando la legge è stata pensata sembravano il futuro, in questo momento sono già avvenute. Ad esempio Netflix”.

La legge, per fortuna, “consente di tarare i meccanismi di intervento con una relativa velocità. All’inizio fare 20 decreti in contemporanea non era facile, ora ragionare decreto su decreto è abbastanza agevole. In poche settimane, ad esempio, abbiamo modificato il decreto sulle cosiddette finestre e lo abbiamo fatto con tutti i soggetti coinvolti”. Il percorso della Legge di fatto comincia ora e “nel corso del suo districarsi dovrà essere continuamente sottoposta all’analisi critica e ad aggiornamenti”.

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