Una quota significativa di istituzioni è attrezzata per attività tecnico-scientifiche e di studio. Più della metà dei musei (64,7%), dislocati soprattutto al Nord, destina una parte dei propri spazi ad attività didattiche ed educative mentre il 36% svolge attività di ricerca. Lo rileva l’Istat nel Report 2017 su “I musei, le aree archeologiche e i monumenti in Italia”.

Oltre un quinto (21,8%) degli istituti museali ha dato in locazione i propri locali e/o spazi per eventi e/o manifestazioni private. Nella maggior parte dei casi è una pratica adottata dalle amministrazioni che gestiscono monumenti e complessi monumentali (36,7%) e dagli istituti a titolarità statale (40,6%).

Accanto all’organizzazione e gestione delle esposizioni permanenti si rileva un’attività molto diffusa e intensa per l’allestimento di esposizioni temporanee: il 43,7% dei musei le ha organizzate nel corso del 2017. Un maggiore spirito d’iniziativa connota soprattutto gli istituti di medie dimensioni (il 55% di quelli tra 1.000 e 10 mila visitatori l’anno), quelli che espongono opere e beni d’arte moderna e contemporanea (65,5%) e i musei di arte antica e classica (55,5%). Anche i parchi archeologici propongono esposizioni temporanee (19% dal 16% del 2015).

In media ogni museo, area archeologica, complesso monumentale ha organizzato almeno quattro mostre ed esposizioni temporanee all’anno che, in totale, hanno registrato circa 18 milioni e 600 mila ingressi. Il 48% si sono svolte in strutture di media dimensione, che hanno accolto circa 1,6 milioni di pubblico.

Se rispetto alla promozione di eventi si registra una grande vitalità, sul fronte tecnologico il settore sconta invece ancora un ritardo. Sono ancora pochi i musei e i luoghi della cultura italiani che sono in grado di utilizzare gli strumenti dell’informazione e della comunicazione digitale in tutte le loro potenzialità. Ad esempio, il 31,9% ha un sito web dedicato alla propria struttura ma solo una struttura su 10 consente l’acquisto dei biglietti online. Ciò nonostante, sta crescendo la familiarità dei musei con le community virtuali: il 48% degli istituti compare su almeno uno dei principali social media (40% nel 2015).

Le strutture più propense all’uso di piattaforme sociali per comunicare con il pubblico sono quelle di medie dimensioni (gli istituti da 1.000 a 10 mila visitatori l’anno che frequentano i social sono infatti il 60%), anche se sono soprattutto le strutture con più di 10 mila visitatori a offrire un servizio aggiuntivo, offrendo la possibilità di acquistare il biglietto di accesso al museo sul sito web (il 7,4% dei musei di media grandezza contro il 27,6% dei grandi musei).

STRUTTURE APERTE TUTTO L’ANNO E VISITA GRATUITA

La quasi totalità delle strutture censite (80,5%) offre al pubblico un’apertura con orario prestabilito, in media di cinque giorni a settimana mentre il 70,9% consente l’accesso su richiesta.

In generale, le strutture espositive censite sono in grado di garantire l’accesso al pubblico con continuità: il 70% delle strutture è stato aperto ai visitatori tutto l’anno, il 15,3% solo in alcuni mesi. Gli istituti che nel 2017 hanno aperto la propria struttura esclusivamente in occasione di eventi particolari (festa del patrono, settimana della cultura, ecc.) sono soltanto il 4,7%.

Nonostante la riduzione di investimenti e risorse finanziarie e umane, il 63,7% degli istituti è stato aperto almeno 24 ore settimanali, compreso il sabato o la domenica, sette su dieci almeno cento giorni l’anno, ovvero almeno un’intera stagione.

La maggior parte delle strutture (34,4%) consente la visita con ingresso sia gratuito sia a pagamento. Quelle accessibili soltanto a pagamento sono invece il 13,5% del totale mentre oltre una su cinque (20,8%) prevede l’accesso esclusivamente a titolo gratuito. Il 23% infine non emette alcun tipo di biglietto.

La modalità di accesso esclusivamente a pagamento è praticata soprattutto da parte delle strutture di grandi dimensioni (che nel 2017 hanno avuto più di 10 mila visitatori l’anno), dai gestori di monumenti e complessi monumentali (ad esempio: castelli e architetture fortificate), da strutture a titolarità privata, per lo più di proprietà di fondazioni o privati cittadini.

L’11,2% dei musei offre poi la possibilità di ingresso con forme di abbonamento o carte museo. Gli istituti che puntano su queste iniziative di fidelizzazione del pubblico attraggono il 33,4% dei visitatori e sono soprattutto i monumenti e i complessi monumentali e le strutture del Nord-ovest.

La formula del biglietto cumulativo che consente l’accesso a più strutture espositive è ancora più diffusa ed è proposta da quasi un museo su quattro (24,8%); è frequente soprattutto presso gli istituti delle Marche e della Sardegna, oltre che in aree e parchi archeologici. Tale modalità di accesso sembra incontrare l’apprezzamento da parte del pubblico, dal momento che tre visitatori su dieci hanno acquistato un biglietto integrato per visitare più istituti.

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