Il Direttore Generale ‘Archeologia Belle Arti e Paesaggio’ del Mibac, Gino Famiglietti, ha emanato alcuni giorni fa una nuova circolare (la n. 4 del 2019) indirizzata alle Soprintendenze in materia di ‘concessioni di scavo e ricerche’, che revoca le circolari precedenti “inerenti le autorizzazioni per le attività di investigazione che non comportino movimento di terra, ma che non siano eseguite direttamente dalle Soprintendenze”. In particolare, in attuazione del D.M.44/2016, Famiglietti – considerata “l’inopportunità di confermare le deleghe a suo tempo concesse” ai soprintendenti unici alla luce del fatto che “a dirigere le neoistituite Soprintendenze ABAP sono stati chiamati anche dirigenti architetti e storici dell’arte” – stabilisce che “per il futuro l’affidamento in concessione a richiedenti che siano estranei all’Amministrazione BAC dell’esecuzione di ricerche archeologiche non invasive resta di competenza esclusiva di questa Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio”.

L’obiettivo generale della circolare, si legge, è quello di rispondere all’esigenza “di potenziare la standardizzazione della documentazione e la razionalizzazione delle procedure, al fine di assicurare una maggiore efficienza e speditezza dei procedimenti”, nonché alla necessità “di rendere più efficace le attività di tutela dei beni portati alla luce, attraverso l’esercizio di un controllo più puntuale sulle attività di ricerca, sulle condizioni in cui vengono lasciati i siti al termine delle annuali campagna di scavo, nonché sulla modalità di conservazione dei reperti”.

Nel dettaglio, la circolare fornisce principi e indicazioni procedurali, criteri e modulistica alle Soprintendenze per la preparazione delle richieste di concessione di scavo archeologico. Sarà infatti cura delle Soprintendenze verificare prima dell’inoltro alla Direzione generale che i documenti prodotti dagli enti richiedenti la concessione di scavo, sia per i rinnovi sia per le nuove richieste, siano completi di tutte le necessarie informazioni e dichiarazioni.

LE CONSULTE UNIVERSITARIE

I presidenti delle Consulte Universitarie di Archeologia hanno sottoscritto un documento che critica duramente l’iniziativa ministeriale chiedendone l’immediato ritiro e appellandosi “al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai Presidenti di Camera e Senato, e ai Ministri all’Istruzione Università e Ricerca e ai Beni e alle attività cultuali perché siano pienamente garantiti il rispetto della libertà della ricerca e della didattica e la promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica”. Invitano inoltre “i loro aderenti ad una mobilitazione permanente e ad una attività di informazione degli organi accademici e degli studenti”.

In particolare, le Consulte esprimono “il più fermo e convinto rammarico per lo spirito che anima tale provvedimento e manifestano pieno dissenso nei confronti di una circolare che rappresenta un grave ostacolo alla leale e proficua collaborazione tra MIBAC e MIUR. Condurre una ricerca e un’attività didattica archeologica sul campo diventa, infatti, sempre più una corsa ad ostacoli burocratici e amministrativi (che sarebbe lungo qui elencare), compresa la stipula di polizze fideiussorie”.

Si considera poi “assai grave” che “per condurre ricognizioni di superficie, prospezioni geofisiche, rilievi aerofotografici, anche quelli eseguiti con strumenti consueti come i droni, comprese le tante attività diagnostiche condotte anche a fini didattici dagli studenti universitari nell’ambito dei loro lavori di tesi, sarebbe necessario ottenere una concessione di scavo, con tutti gli aggravi burocratici connessi”.

Le Consulte intendono anche ribadire che l’attività archeologica sul campo “rientra tra le funzioni istituzionali e tra gli stessi doveri dei docenti e ricercatori universitari, sia per la ricerca scientifica sia per la formazione degli studenti (tutti i corsi universitari prevedono da anni specifici crediti formativi), sia per le attività della cd. terza missione, nella quale le attività archeologiche rivestono sempre più un importante rilievo”. Si sottolinea, inoltre, che “le ricerche archeologiche universitarie hanno avuto e hanno importanti ricadute non solo nello sviluppo della conoscenza scientifica e nella formazione ma anche nella tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico”.

“Invece di favorire la collaborazione, esplicitamente vietata nella circolare, tra due istituzioni ‘sorelle’ (che solo quarant’anni fa erano parte dello stesso ministero), questa circolare erige muri e sollecita conflitti, considerando il mondo universitario non come parte integrante di una stessa comunità scientifica e professionale ma quasi una controparte dalla quale difendersi o, nel migliore dei casi, un fastidioso soggetto da tenere a bada e sotto stretto controllo, tanto da giungere a ritenere che una ricerca universitaria possa essere autorizzata solo se ‘coerente con i programmi di ricerca messi a punto o già avviati dalla Soprintendenza’, nel più totale disconoscimento della libertà della ricerca sancita dall’art. 33 della Costituzione”.

Sono, infine, “gravi i limiti o i veri e propri divieti imposti all’organizzazione di Summer School e di altri corsi universitari connessi con le attività archeologiche sul campo, oltre a quelle iniziative di promozione della cultura e di educazione al patrimonio e ai progetti di alternanza scuola-lavoro, che vedono sempre più impegnate le Università nei confronti della società nel suo insieme, anche mediante la partecipazione di studenti liceali e cittadini a operazioni archeologiche, sempre condotte sotto il controllo e la direzione di docenti altamente qualificati e non certo con obiettivi di trarre ‘profitto economico’, che non rientrano tra le finalità dell’Università”.

Approfondimenti:

La circolare Mibac

L’appello delle Consulte Universitarie di archeologia

 

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