“Sul tavolo ci sono elementi importantissimi, fondamentali e ringrazio moltissimo chi ha voluto organizzare questo convegno”. Nella Direzione Archivi del Mibac “c’è un livello di scientificità, di visione del futuro che non è di tutte le direzioni. E questo mi sento di dirlo non soltanto al direttore oggi presente, ma tutti quelli che lavorano nel mondo dell’archivistica”. Il capo di Gabinetto del Ministero dei Beni Culturali, Tiziana Coccoluto, ha aperto i lavori della giornata di studi “La conservazione archivistica nell’era del GDPR: il nodo degli archivi privati e dei dati penali”, organizzata dalla Direzione generale Archivi, l’Associazione nazionale archivistica italiana e l’Istituto centrale per gli archivi. “Ho scoperto un mondo – ha proseguito Coccoluto -, che io non conoscevo, dove oltre a una grande competenza c’è una visione che non è una visione antica, ma estremamente moderna perché ci consente di lavorare sul passato, ma con uno sguardo sempre rivolto al futuro”.

Introducendo la giornata, il capo di Gabinetto del Ministro ha sottolineato “l’importanza del dato conservato, tutelato, studiato e riportato in tutte le sue manifestazioni e tutte le sue funzionalità”. Soprattutto nella sua funzionalità di attestazione del dato storico. “Nella sua funzionalità di manifestazione di dato materiale, spesso il ‘pezzo di carta’ costituisce non soltanto il contenitore di un’informazione scritta, ma anche il contenitore di un’informazione storica. Tutti questi dati costituiscono elementi fondamentali per la ricostruzione di una memoria e di una conoscenza”.

DIRITTO ALLA CONOSCENZA E DIRITTO ALL’OBLIO

In un sistema democratico, ha aggiunto Coccoluto, “abbiamo sempre una serie di diritti ed interessi tutti costituzionalmente garantiti, tutti di pari rango costituzionale e tutti necessariamente tutelabili allo stesso livello”. Quindi a cosa siamo chiamati? “Siamo chiamati a fare un bilanciamento di questi interessi in modo coordinato. Perché, se da una parte abbiamo un diritto alla conoscenza, un diritto di cronaca, diritto all’informazione e un diritto di indagine e di verifica giudiziaria, esiste anche il diritto all’oblio. C’è quindi la necessità di tutelare vicende che se oggi hanno avuto un interesse tale da poter essere visibili su ogni banner ogni apertura di internet, hanno anche la necessità di essere dimenticate perché altrimenti non ci sarà mai modo per il singolo di recuperare la normale attività nella società civile”.

TRATTARE I DATI E RISPETTARE LE TUTELE DI GARANZIA

Se esiste questo diritto all’oblio, ha precisato, esiste anche “la necessità di gestire a monte il dato secondo delle regole che sono quelle che ci dovrà dare di volta in volta il Garante della privacy”. Ora quello che oggi “sarà importante capire, non è tanto come coordinare le attività istituzionali con gli interventi del Garante – aspetto che troverà una soluzione molto più facile all’interno dei rapporti fra le istituzioni – quanto riflettere sul trattamento dei dati contenuti negli archivi privati. Perché sarà complesso trovare un protocollo d’intesa, una modalità in cui si consenta il trattamento e la conservazione e il rispetto di quelli che sono le tutele minime di garanzie”.

 

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