“Chi riceve fondi pubblici deve assicurare il rispetto dei diritti dei lavoratori. Il fatto che il Contratto Nazionale non venga sostanzialmente applicato ci obbliga ad inviare segnalazioni sempre più numerose al Ministero, questo perché ai sensi dell’art. 3 del nuovo decreto Fus, i soggetti devono dichiarare il rispetto del CCNL per ottenere i contributi”. Questo il monito lanciato da Emanuela Bizi, Responsabile Area Produzione dei Contenuti Culturali della Slc Cgil, nel corso di un’audizione in commissione Cultura del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul Fus. “La nostra ricerca Vita d’artisti ha evidenziato uno spaccato drammatico della condizione di chi opera nel settore dello spettacolo. Il lavoro in questo campo costituisce un universo molto eterogeneo e sconosciuto, mancano dati analitici aggiornati e completi che ci permettano di comprendere quanti sono i lavoratori interessati e manca qualsiasi norma che separi i professionisti dagli amatoriali.

In questo settore, attacca il sindacato, “il grande mangia il piccolo, e il più piccolo di tutti ovviamente è, il lavoratore/professionista. Si va dalla pretesa di pagare i compensi solo dopo l’arrivo dei finanziamenti, a modalità di assunzioni non previste dal CCNL, per arrivare addirittura a pagare un compenso inferiore e a forfetizzare alcune prestazioni, per esempio le prove. Va ricordato che un artista per una giornata intera percepisce un compenso minimo di soli 70.17 euro lordi. Ma il sistema individuato dal decreto FUS crea numerosi problemi che si abbattono alla fine sul lavoro e sulla condizione degli artisti. Ad esempio, a fronte di una richiesta di maggiore produzione, si rende, di fatto, impossibile la circuitazione degli spettacoli. Cosi, non potendo girare “muoiono” e con loro muore il lavoro degli artisti.

DISTORSIONE CON IL FINANZIAMENTO DEGLI “UNDER 35”

“Contemporaneamente si è creata una distorsione con il finanziamento degli “under 35”. E’ evidente che il mondo della cultura ha bisogno di innovazione e ricerca, che spesso sono i giovani che sperimentano di più, ma ora chi supera i 35 anni ed ha investito in quell’attività, grazie al finanziamento dedicato a quella categoria, deve cambiarla, passando, ad esempio, alle prime istanze, vedendo ridotto sensibilmente il contributo ricevuto precedentemente. Anche qui si rischia che del lavoro anche stabile, non possa essere più sostenuto da quelle imprese. Un sistema complessivamente sbagliato, che e non permette agli spettacoli di crescere e girare, che da un lato finge di aiutare le start up, ma che poi le molla clamorosamente”.

Spesso, accusa il sindacato, “anche le istituzioni pubbliche organizzano eventi pretendendo di non pagare gli artisti. Cori, bande musicali e filo-drammatiche beneficiano già di condizioni di favore sul costo del lavoro: i compensi dei direttori artistici e dei collaboratori tecnici impiegati in queste attività vengono trattati come redditi diversi, ai sensi del TUIR (art. 67, comma 1, lettera m) e quindi sono esenti anche dalla contribuzione. Queste agevolazioni sono previste anche per le attività autonome svolte per esibizioni musicali dal vivo per intrattenimento e celebrazioni popolari e folkloristiche svolte da giovani fino a 18 anni e, se studenti, fino a 25 anni”.

“LAVORO NERO MOLTO DIFFUSO”

“Dalla nostra ricerca si evince che il lavoro nero è molto diffuso nel settore, questo testimonia il potere contrattuale quasi nullo dei singoli lavoratori che subiscono, pur di avere un’opportunità di lavoro, qualsiasi condizione imposta dai committenti. Ovviamente ciò impatta in modo estremamente negativo sull’attività artistica e sulla posizione previdenziale”.

“Per quanto riguarda la possibilità di maturare le giornate contributive, dobbiamo denunciare una altro comportamento che lede questo specifico diritto dei lavoratori. Spesso il compenso è sostituito in parte, e talvolta addirittura totalmente, dalla cessione del diritto d’immagine e d’autore (compreso il diritto connesso), istituti per i quali è prevista l’esenzione contributiva e che sono dunque utilizzati impropriamente per abbattere il costo del lavoro”.

LE PROPOSTE DELLA SLC CGIL

  • Incrementare il FUS e creare un vero coordinamento con le risorse regionali, indirizzando le istituzioni locali verso le buone pratiche e individuando azioni specifiche a sostegno delle aree del Paese dove l’accesso alla cultura è compromesso. L’Osservatorio dello Spettacolo deve monitorare queste azioni.
  • Mantenere l’obbligo di rispetto dei CCNL, rafforzando il sistema dei controlli successivi. Prevedere penalizzazioni graduali rispetto alla mancata applicazione del CCNL imponendo un periodo ben definito che consenta alle imprese di ripristinare (certificando) il rispetto dei diritti dei lavoratori.
  • Individuare un diverso e reale sostegno alle start up, un miglior sostegno ai vari settori in particolare della danza e del multidisciplinare, una revisione dei criteri relativi a produzione e distribuzione.
 

Articoli correlati