È quanto mai necessario concedere alle attività di spettacolo viaggiante di potersi riavvalere del 40 per cento delle risorse disponibili per l’intero settore, così come previsto per legge, tenendo anche presente che gli investimenti a favore dell’aggiornamento e ricambio delle attrezzature degli spettacoli viaggianti, vanno a totale vantaggio della sicurezza dei cittadini frequentatori di tali attività”. Lo sottolinea Massimo Piccaluga, presidente dell’Anesv (Associazione nazionale esercenti spettacoli viaggianti), intervenuto in commissione Cultura del Senato nel corso dell’audizione relativa all’indagine conoscitiva in materia di Fondo unico per lo spettacolo (Fus).

I contributi Fus nel 2018, spiega Piccaluga, “hanno riconosciuto alle attività dello spettacolo viaggiante circa un milione di euro rispetto ai cinque milioni disponibili per i settori del circo e spettacolo viaggiante”. La legge istituiva del Fus nel 1985, ricorda il presidente dell’Anesv, prevede che la quota dell’1,5 per cento destinata alle attività circensi ed allo spettacolo viaggiante sia “ripartita annualmente in ragione del 60 per cento a favore delle attività circensi ed in ragione del 40 per cento a favore dello spettacolo viaggiante”. Mentre fino al 2013 questa proporzione è stata rispettata, “dalle Relazioni sull’utilizzo degli stanziamenti realizzate dal Ministero per i beni e le attività culturali emerge con chiarezza che dal 2015 è cambiata la modalità di assegnazione degli importi alle specifiche voci di spesa”.

Sottolinea Piccaluga: “A fronte di un sistema che separava a monte i capitoli di spesa destinati alle attività circensi da quelle dello spettacolo viaggiante, negli ultimi anni i due settori sono stati ricompresi unitariamente nei vari capitoli di spesa. In questo modo non è semplice verificare analiticamente il rispetto del parametro 60/40 per cento richiamato dalla legge istitutiva del Fus”. Per cui, aggiunge il presidente dell’Anesv, “quanto accaduto nel 2018 non appare ragionevole: il settore dello spettacolo viaggiante e parchi di divertimento è composto da oltre cinquemila aziende, mentre quello circense non risulta superare le cinquanta”.

“Le istanze di contributo, soprattutto in ambito circense, sono sempre più numerose -rileva Piccaluga -. Il settore circense, per legge destinatario del 60 per cento dello stanziamento per i due settori, in questo modo beneficia della maggior parte delle risorse, circa l’80 per cento”. Nel contempo, “le attività di spettacolo viaggiante e i parchi di divertimento, che al loro interno ospitano peraltro centinaia di spettacoli realizzati da professionisti, vedono invece restringere le somme ad esse riservate per legge”.

Nel 2018, aggiunge il presidente dell’Anesv, “le imprese che hanno acquistato nuove attrazioni, più sicure rispetto a quelle già gestite, si sono viste applicare una percentuale d’intervento pubblico del 25,7 per cento, assai lontana dalla media dell’ultimo decennio, a causa di un riparto che tende a vanificare una normativa che prevede un sostegno anche al settore dello spettacolo viaggiante”. Così come, ha concluso Piccaluga, “nessun contributo tratto dal Fus rimborsa gli esercenti sul piano della gestione dell’attività”.

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