“La legge che nel 1985 istituì il Fus fu illuminata e molto importante. Purtroppo non c’è stato alcun correttivo fino ai nostri giorni e oggi sarebbe molto utile riconsiderarla cercando di capire principalmente ciò che serve ai territori”. Lo ha detto Onofrio Cutaia, direttore generale per lo Spettacolo dal vivo del Mibac, nel corso dell’audizione in commissione Cultura del Senato sul Fondo unico per lo spettacolo. “Si tratta di uno strumento che ha bisogno di una revisione – ha aggiunto -. Alcune cose funzionano, altre hanno bisogno di una messa a punto”.

Un aspetto che fa discutere è l’algoritmo che determina la assegnazioni dei contributi. “E’ uno strumento di calcolo e quindi la risposta che offre dipende dal tipo di domanda che gli si pone – ha spiegato Cutaia -. Visto che di un sistema di calcolo c’è comunque bisogno, a mio avviso vanno mutate le domande da porre all’algoritmo. Ad esempio si possono cambiare le domande a seconda dei territori, visto che hanno indici di sviluppo differenti”.

Cutaia, che ha sottolineato di rivestire “un ruolo tecnico” e di “essere al servizio delle decisioni politiche, pronto a supportare le scelte che saranno fatte”, ha rimarcato il “dato importante” dell’aumento di Fus nel 2019, rispetto allo scorso anno, “voluto dal governo e dal ministro Bonisoli”. Se nel 2018 i milioni di euro da spacchettare erano 333, “oggi sono saliti a circa 346”. Inoltre, ha proseguito il direttore generale, “Bonisoli nell’ultima legge di Bilancio ha dotato le Fondazioni lirico-sinfoniche di ulteriori 12,5 milioni per ristrutturare il debito”.

Cutaia ha anche rimarcato il gesto del titolare del Mibac di anticipare la tempistica delle assegnazioni dei contributi Fus. “Lo scorso 14 gennaio, praticamente appena un minuto dopo aver saputo dello stanziamento dei soldi nella Manovra – ha detto il direttore generale per lo Spettacolo dal vivo -, Bonisoli ha voluto che si facesse subito lo spacchettamento in modo da aiutare le imprese dello spettacolo ad avere dati certi, il prima possibile”.

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