“Nel Paese dove il sì suona, dove Dante lo dice chiaramente, il museo della lingua italiana non può che chiamarsi ‘Sì’”, dichiara ad AgCult Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri, a conclusione della tavola rotonda sul tema “Siamo pronti per un museo della lingua italiana?”. “Credo che sia in sintesi il consuntivo del dibattito acceso, interessante e appassionante che c’è stato. Quindi direi sì, andiamo al museo del ‘Sì’. Evviva la lingua italiana”.

La risposta alla domanda posta dal titolo della tavola rotonda è quindi che ‘sì, siamo pronti a un museo della lingua italiana’. Giudizio positivo di tutti i relatori invitati al tavolo: Alessandro Masi, segretario generale della Dante, Lucilla Pizzoli e Giuseppe Antonelli, promotori dell’iniziativa, e Luca Serianni, vice presidente della Dante. Sono intervenuti anche Michele Cortelazzo, presidente dell’Associazione per la storia della lingua italiana (ASLI), Marco Mancini dell’Accademia dei Lincei e Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca. I relatori hanno delineato anche le caratteristiche del futuro museo della lingua italiana: dinamico, non statico, interattivo e virtuale. Un museo che faccia vivere la lingua italiana non tanto come un oggetto quanto come un soggetto vivo che mette in relazione, che è ponte tra le persone, tra le culture.

Grande soddisfazione è espressa dai promotori dell’iniziativa Giuseppe Antonelli e Lucilla Pizzoli. Antonelli ad AgCult dice che “Alessandro Masi, con il Sì proposto come logo prima ancora che come luogo per questo museo della lingua italiana, ha concluso nel migliore dei modi una discussione vivacissima e ricchissima di spunti”.

“Io credo che sia stata già una bellissima soddisfazione – continua Antonelli – vedere riuniti intorno a un tavolo le massime istituzioni che si occupano di lingua italiana nel nostro Paese. Questo atteggiamento di grande coralità e collaborazione è un ottimo auspicio per rivolgersi alle istituzioni, ai ministeri come quello dei Beni culturali, dell’Istruzione ma anche quello degli Esteri perché la lingua italiana è una enorme e potentissima risorsa per la promozione dell’immagine dell’Italia nel mondo”. Quale sarà il prossimo passo? Per Antonelli sarà necessario il confronto con i ministeri e poi riflettere su dove realizzare il museo, “non necessariamente in una sola città, e come poterlo realizzare, con quali fondi. Bisognerà creare una sintesi ma la ricchezza di spunti mi sembra sia bene augurante. L’italiano siamo noi e quindi avanti con questo progetto del museo della lingua italiana”.

“Ora siamo nella fase del grande entusiasmo, perché riunirci qui tutti insieme per discutere di questa opportunità – aggiunge in un commento ad AgCult Lucilla Pizzoli – è davvero un’occasione molto incoraggiante e che ci dà modo di cominciare a credere più concretamente a questo progetto. Siamo tutti molto euforici e speriamo che dalle idee che sono emerse oggi, e che hanno posto anche molti interrogativi, vengano fuori poi indicazioni pratiche che devono essere incanalate in qualcosa di più strutturato”.

L’ORIGINE DEL MUSEO DELLA LINGUA

Il tema del museo della lingua italiana, ha sottolineato Alessandro Masi introducendo la tavola rotonda, “non è generico ma specifico, un tema che non nasce spontaneo ma ha una lunga gestazione”. Il riferimento è alla mostra del 2003 “Dove il sì suona. Gli italiani e la loro lingua” da dove nacquero molte idee su come impostare il museo della lingua. Con questo titolo si rimandava a un celebre verso della Divina Commedia con il quale Dante si riferisce agli italiani, in un’epoca in cui l’Italia era ancora un concetto di là da venire. La lingua è, nella sua visione, un punto di riferimento e il sì il primo nucleo di un’identità comune alle diverse “genti del paese”. Da qui la proposta di Masi di chiamare il futuro museo della lingua italiana “Sì”.

A partire dall’inaugurazione della grande mostra sulla lingua italiana presso gli Uffizi a Firenze, la Società Dante Alighieri non ha infatti mai abbandonato il progetto di creare anche per l’italiano un museo in forma stabile.

Durante quella mostra, evidenzia Lucilla Pizzoli nel corso della tavola rotonda, “si erano”, infatti, “selezionate le direttrici da seguire per una rappresentazione della lingua italiana. La mostra è stata sicuramente più facile, nella sua realizzazione, del museo per il problema degli oggetti e dei documenti in prestito”. Un problema che è stato, nel corso della tavola rotonda, affrontato ed evidenziato come centrale da tutti i relatori che, in questo senso, hanno cercato di portare alla luce soluzioni operative.

Una soluzione viene delineata da Giuseppe Antonelli. Presentando il suo libro “Il museo della lingua italiana”, Antonelli spiega come ha immaginato nel corso di questi anni il museo. Si tratta di un progetto museale su tre piani che suddividono la storia della lingua italiana dal punto di vista cronologico: l’italiano antico, moderno e contemporaneo. All’interno di ogni piano, vi è poi un’ impostazione tematica. Si ripercorrono le origini, i modelli, le regole della lingua italiana fino ad arrivare al suo utilizzo nell’ambito del villaggio globale.

IL MUSEO DELLA LINGUA ITALIANA: L’UTILIZZO DEI REPERTI

Quali sono le possibilità concrete di creare un museo della lingua italiana? Una delle problematiche, evidenziata in tutti gli interventi, riguarda la possibilità di far ricorso ad “oggetti” stabilmente collocati nella nuova struttura, permanenti e non temporanei e frutto di prestiti.

Per Michele Cortelazzo, l’elemento da evidenziare è come rendere il museo della lingua italiana “vivibile”. “Al giorno d’oggi, – spiega – ci sono mille possibilità di creare esposizioni senza reperti unici. La lingua italiana non è bene immateriale ma si è materializzata negli scritti, i ‘reperti’ li abbiamo. Quando la lingua è diventata orale si sono comunque sviluppati mezzi di riproduzione della lingua orale che hanno generato altri ‘reperti’. Oggi, però, le tecniche permettono di realizzare musei senza reperti”.

Interviene a proposito anche Marco Mancini dell’Accademia dei Lincei. “Il punto più sfidante è il concetto di museo perché è evidente che, nell’ambito linguistico, museo è parola che si utilizza in senso metaforico. Il museo tradizionale utilizza il parametro dello spazio e del tempo attraverso i ‘reperti’ ma la lingua non è un oggetto. La lingua è un’azione e in un museo come la si rende? Si dovrebbe superare la concezione del rapporto con gli oggetti, la lingua è fatta di parlanti, è comunicazione, è scambio linguistico. Questo non è un sogno, è una cosa che si può fare”.

COME ARRIVARE CONCRETAMENTE ALLA REALIZZAZIONE DEL MUSEO

Creare un museo della lingua italiana significa arrivare a un pubblico vasto. È sì utile per conoscere le origini della propria lingua ma significa anche promuoverla nel mondo. I relatori si sono quindi chiesti dove realizzare il museo della lingua italiana e con quali finanziamenti.

Per Alessandro Masi è fondamentale una riflessione sul concetto di materialità del museo. Il museo oggi è, infatti, “un contenitore dell’immateriale, di tanti spazi e tanti posti differenti”. Altro spunto di riflessione è, secondo il segretario nazionale della Dante, il “concetto di identità nazionale, quello su cui sicuramente si deve muovere il museo. È fondamentale vivere il museo come luogo di identità nazionale perché la lingua è il principio fondante di quello che siamo”.

Tra le città proposte per il museo ci sono Roma e Firenze. Non manca il riferimento a Milano, che per il vice presidente della Dante Serianni è “esempio vivo della lingua unitaria”. Per alcuni relatori è immaginabile che il museo della lingua italiana si trovi al di fuori dei grandi attrattori culturali in città come Verona o Ferrara, in cui c’è turismo ma non in maniera così forte come a Roma o a Firenze.

I relatori hanno anche esposto le ragioni che potrebbero portare a scegliere un museo virtuale. Marco Mancini, in particolare, ha evidenziato che “per la natura della lingua, non è pensabile che il museo sia fisso. Occorre valutare la possibilità di una parte itinerante, che può essere anche un navigare”. Non mancano suggerimenti a musei a cui ispirarsi. Tra questi i relatori citano il Museo del violino di Cremona e gli allestimenti della mostra itinerante “Homo Sapiens. La grande storia della diversità umana”.

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