Un decreto interministeriale ha introdotto disposizioni per la salvaguardia degli agrumeti caratteristici. Il decreto reca la firma del ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli, del ministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, e del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

L’atto fissa criteri e tipologie di interventi ammessi a contributo e i contributi erogabili a favore degli agrumeti caratteristici nel rispetto della normativa in tema di Aiuti di Stato. In particolare, si fa riferimento al Regolamento UE n. 1408/2013 della Commissione relativo agli aiuti de minimis nel settore agricolo e al Regolamento UE n. 702/2014 che dichiara tali interventi compatibili con il mercato interno. Visto il parere acquisito dalla Conferenza Stato-Regioni e dalle Commissioni parlamentari, i Ministeri che hanno sottoscritto l’atto hanno ritenuto di dover procedere a “individuare i territori nei quali sono presenti gli agrumeti caratteristici, prevedendo interventi di recupero e salvaguardia” degli stessi “e interventi di ripristino degli agrumeti caratteristici abbandonati”. Le risorse stanziate provengono da uno dei capitoli di bilancio del Mipaaft al quale erano stati assegnati tre milioni di euro per il 2017.

Qualora gli interventi ricadano negli ambiti territoriali sottoposti a tutela paesaggistica e culturale, essi saranno eseguiti nel rispetto del Codice dei beni culturali e dei Piani paesaggistici.

LA DEFINIZIONE DI AGRUMETI CARATTERISTICI

Per agrumeti caratteristici, si evidenzia nel decreto, si intendono “quelli aventi particolare pregio varietale, paesaggistico, storico e ambientale”. Tale pregio è “rappresentato da una o più caratterizzazioni, anche combinate tra loro, delle caratteristiche di pregio” che il decreto delinea.

In particolare, il pregio varietale viene definito con caratteristiche specifiche per aranci, limoni, mandarini, lime, limette, chinotti, cedri e limoni cedrati e bergamotti . Il pregio paesaggistico è rappresentato dalla “presenza di elementi distintivi e qualificati del paesaggio rurale” come muri in pietra a secco o terrazzamenti. Per pregio storico si intendono “quei paesaggi che sono presenti in un determinato territorio da lungo tempo e che risultano stabilizzati o evolvono molto lentamente”. Il decreto richiama in questo caso l’impiego di pratiche o tecniche tradizionali, specificando che l’epoca di impianto deve risalire almeno a prima del 1960.

Infine, il pregio ambientale è rappresentato “da quelle varietà tradizionali storicamente coltivate con metodi e tecniche sostenibili e a basso impatto ambientale, collegate a opere di sistemazione agraria identitaria del territorio” e da “tutti quegli elementi puntuali, lineari e areali del mosaico paesaggistico, che favoriscono la biodiversità”.

I TERRITORI

Il decreto interministeriale individua i territori nei quali sono situati gli agrumeti caratteristici in 8 regioni italiane.

Per il Piemonte si tratta di Cannero Riviera mentre per la Lombardia delle Limonaie gardesane e del Lago di Como. In Liguria, si individuano il Ponente ligure e le Cinque Terre mentre nelle Marche il Piceno. In Puglia, il decreto cita l’Oasi agrumaria garganica, l’Arco ionico tarantino, le Serre gallipoline e il territorio di Oria.

Per la Campania, abbiamo la Costiera amalfitana, la Penisola sorrentina, le Isole di Procida, Ischia e Capri, l’area flegrea e l’Agro nocerino-sarnese. In Calabria vengono individuate l’Areale del bergamotto, l’area costiera ionica e quella tirrenica mentre in Sardegna il Cagliaritano (San Sperate e Monastir).

Per la Sicilia troviamo le aree costiere della Sicilia ionica e tirrenica, le aree ionico messinesi, l’area di Ribera, gli agrumeti della Conca d’Oro e le pianure costiere del Palermitano, l’areale ionico nord della provincia di Catania, il versante occidentale dell’Etna, la Valle dell’Anapo, la limonicoltura del Siracusano, le Pendici del Tavolato Ibleo e i Jardini di Pantelleria.

Ogni due anni, il Mipaaft, di concerto con il Mibac e il Mattm, preciserà e integrerà i territori iscritti nel decreto.

GLI INTERVENTI DI RECUPERO E SALVAGUARDIA

Gli interventi sono finalizzati alla valorizzazione degli agrumeti e dovranno essere eseguiti nel rispetto degli elementi strutturali del paesaggio, con tecniche e materiali adeguati al mantenimento delle caratteristiche di tipicità e tradizionalità delle identità locali. Si tratta di interventi di “recupero globale” della valenza varietale, paesaggistica, storica, ambientale e produttiva degli agrumeti.

Saranno ammessi interventi di due tipologie. La prima riguarda opere di ristrutturazione produttiva dell’agrumeto tradizionale anche con interventi finalizzati alla prevenzione della diffusione della tristeza o di altre fitopatie. La seconda tipologia attiene al miglioramento della fertilità del suolo.

GLI INTERVENTI A FAVORE DEGLI AGRUMETI ABBANDONATI

In questo caso, si punta alla ricostituzione delle superfici agrumicole al fine di reintegrare il patrimonio varietale, paesaggistico, storico e ambientale. Lo stato di abbandono a cui si fa riferimento è superiore ai cinque anni.
Sono ammessi a finanziamento due tipologie interventi. La prima riguarda opere di ricostituzione produttiva dell’agrumeto tradizionale. La seconda tipologia riguarda il miglioramento della fertilità del suolo.

I CONTRIBUTI EROGABILI

La somma erogabile non deve superare il limite de minimis fissato a livello europeo. Le Regioni possono stabilire di concedere una somma maggiore che non dovrà superare i 50 mila euro. La Regione, in questo ultimo caso, dovrà notificare la decisione presa nel rispetto e secondo le procedure della normativa in materia di Aiuti di Stato.

Approfondimenti:

Disposizioni per la salvaguardia degli agrumeti

 

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