Allargare l’utilizzo del Bonus Cultura anche alla sottoscrizione di abbonamenti a giornali, quotidiani e periodici. E’ quanto propone il senatore Andrea Cangini, responsabile Cultura di Forza Italia, con un emendamento al decretone, il provvedimento contenente la riforma delle pensioni Quota 100 e il reddito di cittadinanza, da oggi in esame nell’Aula del Senato.

“E’ assurdo che non sia stato inserito nella card sin dall’inizio e che nessuno ci abbia pensato fino ad oggi -spiega Cangini ad Agcult -. Questo non è un buon segno per l’editoria e la carta stampata. I giornali servono, anche se oggi sono surclassati dal web come strumento di informazione primaria. Servono perché mediano tra i fatti e i lettori, aiutano questi a comprendere, contestualizzare e analizzare gli accadimenti, cosa che tendenzialmente non fanno i siti web e i social. Abituare i giovani a leggere i giornali significa metterli in sintonia con uno strumento utile per la loro crescita”.

Cangini racconta la genesi del suo emendamento. “Ho preso coscienza di questo vuoto nella 18App solo poche settimane fa, quando in commissione Cultura c’è stata l’audizione di Maurizio D’Adda, direttore di Assografici, che ha suggerito di espandere anche agli abbonamenti di giornali e riviste il Bonus Cultura. Il decretone era il primo provvedimento utile per presentare questa iniziativa e ho deciso di intervenire”.

Il senatore di Forza Italia sottolinea che “non si tratta di un emendamento di partito. In commissione Cultura ne ho parlato con i colleghi di altri schieramenti e mi sono sembrati tutti d’accordo. Non vedo perché debba essere respinto. Non ha costi per lo Stato ed è di evidente buon senso”. Anche perché, aggiunge Cangini, “non approvarlo significa sostenere apertamente che i giornali non servono a nulla nella crescita individuale e collettiva. Credo che, anche nella retorica attuale contro i ‘giornaloni’, nessuno dei leader della maggioranza possa sostenere una posizione simile”.

Cangini si dice “fiducioso” che il suo emendamento riceverà l’ok. In caso contrario, assicura, “lo ripresenterò nei prossimi mesi o a fine anno con la legge di Bilancio 2020, quando si discuterà del rifinanziamento della card”. Ma, conclude, “sono sinceramente convinto che verrà approvato già con il decretone”.

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