Alla filiera della cultura l’Italia deve 92 miliardi di euro, il 6,1 per cento della ricchezza prodotta nel Paese nel 2017. Questi oltre 90 miliardi ne mettono in moto altri 163 nel resto dell’economia: 1,8 euro per ogni euro prodotto dalla cultura. Si arriva così a 255,5 mld prodotti dall’intera filiera culturale (il 16,6 per cento del Pil), col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano.

E’ quanto emerge dal dossier dossier “L’Italia in 10 selfie 2019”, realizzato dalla Fondazione Symbola, che descrive i punti di forza di un Paese troppo spesso svalutato che non pone in risalto le sue capacità ed eccellenze. Dieci esempi di come la via della sostenibilità ambientale possa rilanciare, in chiave green, sviluppo ed occupazione contribuendo allo stesso tempo a contrastare i mutamenti climatici e rendere più competitive le nostre imprese.

Cultura e creatività – si legge nel report – danno inoltre lavoro al 6,1 per cento del totale degli occupati in Italia, 1,5 mln di persone. L’Italia si conferma la meta dell’eurozona preferita dai turisti extraeuropei.

MODA: SECONDI AL MONDO PER QUOTE DI MERCATO

Nell’industria della moda l’Italia ha reagito meglio degli altri Paesi Europei alla crisi degli anni recenti, rafforzando la sua posizione di leadership internazionale. Siamo infatti il secondo paese al mondo per quote di mercato (6,5 per cento complessivamente e il 10 per cento nelle calzature, l’11 per cento nella pelle, il 12 per cento negli accessori), dopo la Cina (40,4 per cento) e davanti a Germania (5,4 per cento), India (4,7 per cento), Hong Kong (3,9 per cento). L’Italia, inoltre, produce oggi oltre 1/3 di tutto il valore aggiunto del settore della moda nell’Ue 28, il triplo della Germania, 4 volte quello di Francia e Spagna.

REALACCI

Per il Presidente di Symbola, Ermete Realacci: “L’Italia dà il meglio di sé quando incrocia i suoi cromosomi antichi, la sua identità, con le sfide che il futuro ci pone. Sfide che possono avere dal nostro Paese un contributo importante: fatto di un modo di produrre attento alla qualità, all’ambiente, alle relazioni umane. Un cammino verso la green economy e l’economia circolare che nel nostro Paese è già iniziato, e va a braccetto col modo tutto italiano di fare economia: che tiene insieme innovazione e tradizione, coesione sociale, nuove tecnologie e bellezza, mercati globali e legami coi territori e le comunità, flessibilità produttiva e competitività.”

 

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