Il ministero dei Beni culturali ha organizzato alla Biblioteca nazionale di Roma una giornata di confronto dal titolo “Il Mibac ascolta – il ruolo del terzo settore per la valorizzazione e tutela dei beni culturali” che ha visto partecipare esponenti del Mibac insieme al mondo del no profit in ambito culturale. I lavori sono stati chiusi dal ministro Alberto Bonisoli che ha lanciato la proposta di rendere permanente questo forum affinché sia “un momento di confronto in cui periodicamente ci andiamo a raccontare delle cose”, ha detto il ministro.

Nel suo lungo intervento, Bonisoli ha affrontato molti temi prendendo spunti dai lavori della giornata e dalle istanze emerse nel corso del dibattito.

RESTAURATORI

Il primo tema affrontato dal ministro è stato quello dei restauratori e, in particolare, il nuovo regolamento previsto dal Codice dei Beni culturali che è stato varato dalla Conferenza Unificata qualche giorno fa e che ora all’esame degli organi di controllo. Una norma decreto che reca la disciplina delle modalità per lo svolgimento della prova di idoneità, con valore di esame di Stato abilitante, finalizzata al conseguimento della qualifica di restauratore dei beni culturali (per approfondimenti: Conferenza unificata, approvato decreto su abilitazione restauratori: accolte modifiche Regioni).

“Stiamo normando il futuro di una professione ha spiegato Bonisoli – partendo da una situazione di fatto cui dobbiamo dare un senso per evitare sciocche, inutili e sbagliate discriminazioni. Con la Conferenza Unificata ci abbiamo lavorato molto per arrivare a un risultato. La norma è di fatto pronta, sto aspettando che ritorni dal Consiglio di Stato ma dovrebbe essere questione di pochissimo. Dal punto di vista normativo, per quanto riguarda i restauratori, dovremmo aver raggiunto un punto di equilibrio. È migliorabile senz’altro, ci sarà bisogno di andare avanti nell’affinarla, ma lasciatemi condividere un po’ di soddisfazione per aver raggiunto un piccolissimo risultato”.

DDL DELEGHE

Il Consiglio dei ministri ha approvato un pacchetto di disegni di legge delega tra cui la riforma del Codice dei beni culturali che viaggerà insieme a quella sullo spettacolo con un percorso più snello rispetto al testo approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 dicembre che comprendeva tutto il pacchetto complessivo. Tra le riforme c’è anche la modifica del codice degli appalti. Proprio perché le deleghe avranno un ciclo di alcuni mesi, “mi piacerebbe – ha confidato Bonisoli – che prima di chiudere i decreti legislativi ci si incontri di nuovo anche allargando il tavolo”.

APPALTI

Ma perché è importante ragionare sui beni culturali e gli appalti? Si è chiesto Bonisoli. “Noi abbiamo l’opportunità in questo paese di lavorare per accelerare la velocità con cui spendiamo i soldi del pubblico. In questo momento ci sono vari progetti al Mibac per cui già sappiamo che non riusciremo a spendere le risorse nei tempi previsti dalla programmazione. Per questo sono costretto a dirottare quei fondi ad altri progetti perché altrimenti ritornerebbero direttamente al Ministero delle Finanze. Il che non è sbagliato, ma è un peccato”.

A questo punto, “bisogna identificare delle modalità per velocizzare e rendere più fluido il ciclo degli appalti, il ciclo dei lavori, i controlli”. Un altro aspetto sarà quello della semplificazione. “Qui stiamo lavorando a vari livelli perché, in alcuni casi, ci sono situazioni di non chiarezza” che immobilizza le stazioni appaltanti. Nella semplificazione “l’apporto del terzo settore e di chi lavora al di fuori del perimetro statale sarà fondamentale”.

IL LAVORO NEI BENI CULTURALI

Il ministro (raccogliendo applausi da parte della sala) ha ribadito che chiunque faccia un mestiere nell’ambito culturale debba avere in mente alcuni punti fermi: “Ad esempio, il lavoro in questo settore deve essere pagato il giusto. A volte non vorrei che lo strumento del volontariato sia un modo surrettizio per fare ‘sconti’ sul costo del lavoro. Questo non deve accadere”.

IL SENSO DEGLI INVESTIMENTI

Bonisoli ha poi affrontato il tema del “senso degli investimenti”. “In merito a progetti per cui spendiamo dei soldi, di solito chiedo ‘che senso ha un certo investimento’. Troppe volte abbiamo fatto delle scelte legate a ristrutturazioni e recupero di beni che poi erano deboli dal punto di vista della successiva valorizzazione. Lo stiamo testando col centro storico di Cosenza: prima di andare alla programmazione stiamo cercando di mettere in piedi un nucleo di investimenti che abbiano un senso calati in una certa realtà. L’ambizione è che questo diventi una sorta di protocollo. Per farlo è opportuno coinvolgere chi andrà successivamente a gestire il bene”, a cominciare dagli Enti locali.

ORGANIZZAZIONE DEL MINISTERO

L’organizzazione del Mibac “è stata una delle mie primarie preoccupazioni perché il ministero aveva qualche problema di funzionamento. Sicuramente c’è un tema di risorse. Solo in Finanziaria ci sono mille posti aggiuntivi, come anticipo di turnover ce ne sono altri 2000. Ragioniamo su un ordine di grandezza che va dai 3 ai 4 mila posti che potrebbero essere banditi nel giro di qualche mese”.

Ma chi vuole assumere Bonisoli? “Per far funzionare l’organizzazione del ministero ci vogliono strutture focalizzate, che abbiano le competenze giuste e che prendano le decisioni in base alle competenze che hanno. Occorre portare un po’ di buon senso in più in una strutture che a volte perde dei colpi”. Dalla seconda settimana di marzo Bonisoli avvierà una serie di incontri su questo tema dopo aver ricevuto un’analisi preliminare dei problemi dalla commissione tecnica interna che concluderà i suoi lavori nella prima settimana di questo mese. “Il primo incontro sarà con i parlamentari il 14, il secondo il 21 con le associazioni, il terzo il 28 con i sindacati e verso la prima settimana di aprile faremo una sorta di Stati generali. solo con gli affinamenti dei dettagli si raggiungono i risultati”.

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