L’innovazione tecnologica per ripensare l’esperienza museale, per tutelare il patrimonio culturale (strutture, siti, opere d’arte) e per digitalizzare gli archivi. Sono questi i “tre aspetti, legati all’innovazione tecnologica, che cerchiamo di portare avanti nell’attività del ministero”, ha detto il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, intervenendo a Bari al Rousseau cityLab.

RIPENSARE L’ESPERIENZA MUSEALE

Per quanto riguarda l’applicazione della tecnologia nei musei, Bonisoli riflette sull’ “evoluzione della musealità” perché “la tecnologia oggi ci consente di vedere un museo senza andarci”. Con Google Street View ad esempio e “in alcuni casi il grado di definizione di queste opere d’arte supera la capacità dell’occhio umano”. Ecco quindi che, secondo il ministro, questo “va ripensata completamente l’esperienza museale. Prima o poi tutti i musei saranno digitalizzati” ma il problema sarà “cosa vorrà dire museo. Forse i musei o le situazioni museali saranno qualcosa di diverso da quello che siamo abituati a pensare. Noi cerchiamo di spingere il sistema museale statale, e non, ad andare in questa direzione”.

TUTELA DEL PATRIMONIO

Sulla tutela, la tecnologia e l’innovazione “ci consentono di immaginare situazioni diverse”, prosegue il titolare del Collegio Romano. Ad esempio “attraverso l’uso dei dati satellitari riusciamo a monitorale in tempo reale i cedimenti strutturali. Se un tetto si sposta di un millimetro, il che vuol dire che c’è qualcosa che non va, attraverso l’uso delle tecnologie digitali satellitari, sia civili che militari, riusciamo a monitorarlo”. Attraverso i droni o videocamere “riusciamo a fare un’opera di monitoraggio dei siti archeologici – e qui in Puglia è un tema molto serio -, quelli dove i tombaroli fanno la loro attività. Riusciamo a fare un’opera di prevenzione di quello che potrebbe essere un crimine”.

CONTRO IL TRAFFICO ILLECITO DELLE OPERE D’ARTE

La tecnologia ci viene in aiuto anche sulla lotta al traffico illecito delle opere d’arte. “Attraverso quelle tecnologie che vengono utilizzate per il riconoscimento facciale – spiega il ministro – si riesce a monitorare sulla rete quando vengono offerte opere d’arte trafugate”. Quello che una volta “si faceva girando nei mercatini adesso si fa nelle aste online”. Il ministero è alla ricerca di “un cambio di clima di quella che è la protezione e la circolazione dei beni trafugati nel mercato dell’arte”, continua Bonisoli. L’obiettivo? “Ammazzare il mercato delle opere d’arte procurate in modo illecito, colpendo gli interessi economici. Ammazzando la domanda si rende disoccupati i tombaroli. Serve la tutela ma contemporaneamente se togliamo la domanda il mercato si ribalta e questo fa sì che il nostro patrimonio sia maggiormente protetto”.

ARCHIVI, VERSO IL CONCETTO DI DATA CENTER

Tecnologia al servizio anche degli archivi. Il Mibac, ricorda Bonisoli, “è responsabile degli archivi di Stato in tutto il territorio nazionale. Le amministrazioni statali ci consegnano degli archivi ibridi, in parte in carta e in parte digitale” ma la parte digitale “è quella di 20 anni fa”. A livello di archivi “stiamo cercando di fare il salto – sottolinea Bonisoli -, e vuol dire che dovremmo trasformare lo stesso concetto di archivi perché dobbiamo andare verso quello di data center. In teoria potremmo avere un unico centro, o più di un centro, dove tutte queste informazioni vengono concentrate e possono essere disponibili in tutto il territorio nazionale”. Anche con un’app, magari, sarà possibile “consultare una valanga di informazioni, cosa inimmaginabile qualche anno fa”.

SUD, L’OBIETTIVO E’ “BUTTARE IL CUORE OLTRE L’OSTACOLO”

“Si dice che al sud c’è un ritardo tecnologico – riflette infine Bonisoli – ma questa, per assurdo, potrebbe essere un’opportunità, soprattuto nel momento in cui all’orizzonte ci sono dei salti tecnologici come il Blockchain”. Il Sud “ha un problema di concentrazione geografica, rispetto al territorio. I posti abitati sono meno concentrati ad esempio che in Pianura Padana. Se troviamo delle tecnologie che consentono di superare questo problema e di permettere un più semplice uso della tecnologia, può essere un’opportunità”. Serve, però, secondo il ministro, “guardarsi allo specchio. Un minimo di sfiducia da parte delle stesse persone del sud nelle capacità, al sud, di fare alcune cose, c’è. Serve un minimo di coraggio, buttare il cuore oltre l’ostacolo e far vedere che anche al sud si può fare qualcosa di eccezionale, e giocarsela fino in fondo. Questo può essere un modo per prendere coraggio e preparasi fino in fondo a quello che sarà secondo me un nuovo ciclo tecnologico”.

 

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