E’ stato il primo direttore di un istituto museale autonomo a inserire nella mission del proprio museo un riferimento esplicito alla Convenzione di Faro (leggi). E adesso – dopo l’ennesimo slittamento della ratifica della Convenzione da parte del Senato (leggi) – è il primo a lanciare un hashtag (#sipuòFaro) nella speranza che i parlamentari approvino un testo “che potrebbe cambiare molto la percezione del patrimonio nel nostro paese, a livello dei cittadini e non soltanto a quello dei professionisti”. Il direttore del Museo etrusco di Villa Giulia, Valentino Nizzo, non nasconde la delusione per il nuovo rinvio della ratifica deciso la scorsa settimana da Palazzo Madama. “La ratifica – spiega ad AgCult – si aspettava da mesi se non da anni, da quando il testo della Convenzione è stato aperto alla firma dei paesi membri dell’Unione Europea nel 2005 ed è stato siglato dal nostro paese nel 2013”. I principi veicolati dalla Convenzione di Faro “consentono infatti di superare finalmente la concezione tradizionale di bene culturale come insieme di cose, prevista dal nostro Codice dei Beni culturali”.

INSIEME DEI BENI IMMATERIALI IN CONTINUA EVOLUZIONE

“Nel tempo il Codice si è rinnovato e ha incluso anche riferimenti importanti al patrimonio immateriale. Ma ciò che la Convenzione ha di unico è anche l’idea che questo insieme di beni immateriali – cioè di valori, credenze e tradizioni – sia in continua evoluzione: che segua quindi l’evoluzione della società. Questo è un aspetto indubbiamente delicato, laddove la nostra tutela ha agito sempre cercando di conservare lo status dei beni culturali. Ma non si può conservare ciò che è immateriale e che in quanto tale è necessariamente in continua evoluzione”.

Altro punto importante è quello relativo alla partecipazione attiva dei cittadini, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio. “Sono i cittadini – spiega il direttore di Villa Giulia – che si raccolgono in comunità patrimoniali per condividere quell’insieme di valori nei quali si identificano. Questo punto è di straordinaria importanza non solo per il suo legame diretto alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ma anche perché innesca un meccanismo di condivisione che è assolutamente coerente con l’idea del bene immateriale in continua evoluzione. In questo senso, quindi, l’azione di chi opera nel settore del patrimonio culturale dovrebbe estendersi dalla tutela e dalla valorizzazione delle cose, a quella delle persone. E’ infatti il loro sistema di valori che diventa il focus sul quale si deve operare, affinché questi ultimi non diventino un mezzo di contrapposizione e di scontro, ma una piattaforma comune e condivisa, sulla quale si può agire per raggiungere scopi comuni volti all’integrazione. Questa è forse la sfida più grande che pone la Convenzione, e forse è anche questo uno dei motivi per cui la sua ratifica sta tardando sempre di più”.

LE INIZIATIVE DI VILLA GIULIA NEL SOLCO DI FARO

“In questa direzione – ha aggiunto Nizzo – il museo di Villa Giulia ha operato fin dall’inizio, inserendo la menzione esplicita della Convenzione di Faro nella sua missione, in un documento approvato ufficialmente con un decreto ministeriale, e poi lanciando una serie di iniziative che vogliono essere l’esempio applicativo di quello che può significare perseguire i principi di Faro. A partire dall’introduzione nel luglio 2017 di un abbonamento – che è stato il primo del suo genere istituito per un museo statale dotato di autonomia – che andava proprio nella direzione di costruire intorno alla nostra realtà una comunità; ma anche il ciclo di conferenze ‘Storie di persone e musei’, o la seconda edizione della nostra manifestazione d’interesse rivolta alle associazioni del Terzo settore”.

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