“Il governo non solo non ci ha mai consultati durante la stesura del disegno di legge Delega che prevede la riforma del Codice dello Spettacolo, ma ci ha fatto avere il testo in maniera informale solamente venerdì scorso a giochi fatti”. Questa la denuncia di Tiziana Gibelli, assessore alla Cultura del Friuli Venezia Giulia, nel corso dell’audizione, in qualità di coordinatrice per i beni culturali nella Conferenza delle Regioni, in commissione Cultura del Senato sul Fus.

“Avevamo sollecitato il Mibac – ha dichiarato Gibelli – a farci avere i testi in elaborazione in virtù del principio di leale collaborazione previsto dalla Costituzione. Siamo stati troppi ottimisti pensando di avere i testi su cui poi esprimere un’opinione di merito stretto. A tutt’oggi, invece, il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana ancora non lo abbiamo ricevuto formalmente”.

Al termine dell’audizione, Gibelli ha spiegato ad AgCult la presa di posizione della Conferenza delle Regioni. “Sul tema degli spettacoli dal vivo abbiamo prodotto negli anni ogni possibile considerazione su teatro, musica, danza, performing art – ha detto l’assessore -. Non è che possiamo ricominciare da capo a dire le stesse cose. Quindi il 13 e 14 febbraio scorsi abbiamo prodotto un documento di sintesi sul merito avendo posizioni diverse e avendo soprattutto tre Regioni che in questo momento stanno negoziando ulteriore autonomia anche in materia culturale. Terminato questo lavoro speravamo di avere in mano la legge preparata dal governo”.

Prosegue Gibelli: “Anche perché prima di Natale avevo incontrato il direttore generale per lo Spettacolo dal vivo del Mibac, che mi aveva detto che il testo era a buon punto e ce lo avrebbero fatto avere al più presto. E invece non lo abbiamo visto prima, non lo abbiamo visto durante e neppure dopo. Perché il governo ce lo ha dato solo nel tardo pomeriggio di venerdì scorso, peraltro in via informale”. Eppure, sottolinea Gibelli, “sia dalla sottoscritta che dal presidente della Conferenza delle Regioni erano state fatte richieste precise per una condivisione del testo in nome della leale collaborazione prevista dalla Costituzione che così è venuta meno”.

Come mai il governo ha tagliato fuori la Conferenza delle Regioni nello stilare il disegno di legge delega con la riforma del Codice dello Spettacolo? “Non lo so – risponde Gibelli -. Sono contraria ai piagnistei e non credo a complotti e congiure. Forse c’è stato un problema di organizzazione da parte dei supporti del ministro e dei sottosegretari. Fatto sta che questa è la situazione”.

L’audizione in Senato è stata quindi molto rapida. “O decidevamo di non presentarci direttamente, ma sarebbe stato uno sgarbo – commenta Gibelli -, oppure venivamo a spiegare le ragioni per cui non riusciamo a dire qualcosa di nuovo sul settore dello spettacolo. Siamo usi a obbedir, ma tacendo mica tanto”.

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