Le guide turistiche aderenti alle sigle Agta, Ugl e UilTucs hanno deciso di scendere in piazza martedì 12 marzo di fronte a Montecitorio contro la politica del governo rispetto alla loro professione. In particolare le rappresentanze sindacali contestano al ministro delle Politiche agricole e del Turismo, Gian Marco Centinaio, “mancanza di chiarezza e di trasparenza” su ciò che intende fare per le guide turistiche. La richiesta di fondo resta sempre la stessa: una legge che regoli l’accesso alla professione “in modo da verificare seriamente le competenze, per formare coloro che divulgheranno il nostro patrimonio sia ai turisti che agli studenti”. È quello che chiede Isabella Ruggiero, presidente dell’Agta, che in un’intervista ad AgCult ribadisce che le competenze in materia di professioni “compete allo Stato, mentre assistiamo sempre più a un coinvolgimento al 50% delle Regioni, voluto esplicitamente dal Ministro di quel partito che ha nel suo programma di Governo la riforma delle autonomie regionali”.

È proprio il nodo delle Regioni infatti a preoccupare di più le guide: “Le Regioni non vogliono aspettare i tempi di una legge ma intendono ricominciare a rilasciare nuove abilitazioni con le modalità discutibili degli ultimi anni”. E il ministro sembrerebbe disposto a una soluzione di questo tipo, secondo Ruggiero. “In pratica, si fisserebbero tutte le norme che riguardano la nostra professione tramite l’Intesa Stato-Regioni” senza che la categoria sia mai stata realmente coinvolta.

Perché domani scenderete in piazza?

“Per protesta contro la politica del Ministro Centinaio in questi mesi riguardo alla nostra professione. Quando era Senatore e all’opposizione, si era sempre schierato dalla nostra parte: ricordiamo per esempio una sua dichiarazione del dicembre del 2017 in cui criticava duramente il tentativo di Intesa Stato-Regioni e il governo “che subisce le direttive europee senza battere ciglio” e appoggiava la nostra richiesta di accesso alla professione tramite una laurea specifica e tanto altro. Per non parlare di tutte le sue dichiarazioni a favore della territorialità, della necessità di tutelare le eccellenze locali, ecc. Venne persino a parlare e a darci il suo supporto nella manifestazione che facemmo nello stesso luogo, piazza di Montecitorio, quasi esattamente 2 anni fa, contro il Governo di allora e l’allora Ministro Franceschini. Ci aspettavamo dunque una politica in linea con le dichiarazioni del 2017”.

E invece?

“A dicembre è stato istituito dal Ministro un Comitato per le norme giuridiche sulla nostra professione e ringraziamo il Ministro per averci incluso in tale Comitato. Però, a dispetto delle critiche al Governo precedente per le posizioni accomodanti nei confronti dell’Europa, anche questo si è rifiutato di sospendere l’art. 3 per paura di incorrere in procedura di infrazione, sebbene non sussistano gli elementi. Inoltre, i rappresentanti di categoria non sono stati informati dei reali obiettivi e programmi del Mipaaft sulla nostra professione; la mancanza di chiarezza e di trasparenza non può essere un gradino da cui partire. E neanche il modo di procedere e gli obiettivi ci convincono”.

“Infatti lo scopo di questo Comitato, della durata di appena 24 giorni incluse le feste di Natale e Capodanno, doveva essere esclusivamente quello di elaborare un emendamento all’art. 3 della 97/2013 (cioè della Legge che stabilisce l’estensione della abilitazione di guida a tutto il territorio nazionale), in modo da fissare le linee principali sulla nostra professioni. Visto che le Regioni non vogliono aspettare i tempi di una legge ma intendono ricominciare a rilasciare nuove abilitazioni al più presto, si punta di nuovo su una Intesa Stato-Regioni: in pratica, si fisserebbero tutte le norme che riguardano la nostra professione tramite l’Intesa Stato Regioni, probabilmente usando in gran parte il testo già elaborato dalla Conferenza delle Regioni nel 2017 (e che fortunatamente Franceschini non volle firmare). Poi, a parte, si inizierebbero i lavori per la Legge”.

“Se invece di perdere tempo con un tentativo di emendamento inutile, che peraltro non è stato pubblicato, a inizio dicembre avessimo già iniziato i lavori per la legge sulla professione, che può essere fatta in 6 mesi, oggi saremmo già a metà dell’opera”.

E’ tanto importante per voi avere una legge?

“Sì, non è un fatto meramente concettuale, ma influenza ogni giorno il nostro lavoro. La mancanza di una legge provoca l’abusivismo selvaggio, perché tutti approfittano del vuoto e del caos normativo. Inoltre non avere norme certe significa non poter avere un accesso regolare alla professione: per questo contestiamo le abilitazioni rilasciate negli ultimi anni. Infatti, sebbene le abilitazioni abbiano validità su tutto il territorio nazionale dal 2013, gli esami svolti dalle Regioni continuano a vertere solo su singole province o regioni, oltretutto con modalità diversissime da regione a regione”.

“La nostra categoria è priva di legge da anni. Siamo stanchi di sentirci ripetere da ogni Governo che per fare una legge serve troppo tempo. Già nel 2016 furono pubblicati i Decreti Franceschini e furono impugnati e annullati: tre anni buttati tra Tavolo tecnico, ricorsi al TAR, sentenze, ricorsi e controricorsi al Consiglio di Stato. E ora ci sentiamo dire da un Governo di diverso colore che la nostra professione sarà normata prima da un emendamento, poi da due Decreti Ministeriali, poi da un’Intesa Stato-Regioni e poi infine da una Legge sulle Professioni (se mai il Governo durerà fino ad allora)?”.

“La nostra è una delle professioni dei beni culturali; chiediamo che sia normata con criteri di accesso di alto livello, in modo da verificare seriamente le competenze, per formare coloro che divulgheranno il nostro patrimonio sia ai turisti che agli studenti. Qualunque sia la legge che uscirà, serve un punto fermo che tuteli al contempo professionisti e visitatori”.

Perché proprio domani la manifestazione?

“Domani, lo stesso giorno della nostra manifestazione, ci sarà una riunione del Coordinamento delle Regioni, mentre il 14 il Ministro Centinaio incontrerà le Regioni. Quindi, domani saremo in piazza per dire al Ministro: no all’Intesa e no al rilascio di abilitazioni da parte delle Regioni finché non si emana una Legge sulla professione”.

“Questo si lega all’annoso problema delle competenze. Le professioni – anche quelle turistiche – competono allo Stato, mentre assistiamo sempre più a un coinvolgimento massiccio delle Regioni, voluto esplicitamente dal Ministro di quel partito che ha nel suo programma di Governo la riforma delle autonomie regionali. Sul perché è tanto importante rilasciare abilitazioni facili, quali sono gli interessi in campo e chi guadagna dai corsi di formazione ci sarebbe da aprire capitoli a parte”.

 

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