Prenderà il via la prossima settimana la collaborazione tra il Ministero dei Beni culturali e Roma Capitale per studiare e sperimentare sistemi tecnologici ‘saltacoda’ in un’area vasta (partendo presumibilmente dall’area centrale di Roma, con in pole position il Colosseo e i Musei Capitolini). L’obiettivo non è solo tecnico-gestionale, ma anche quello di consentire un godimento pieno del patrimonio della Capitale e una fruizione diffusa di tutti i beni culturali della città.

Il sottosegretario ai Beni culturali, Gianluca Vacca, e il vicesindaco di Roma nonché assessore alla Cultura, Luca Bergamo, hanno presentato presso la Sala Spadolini del Mibac il progetto di collaborazione tra le due amministrazioni per sperimentare, tanto sul patrimonio statale della Capitale quanto su quello del Comune, sistemi saltacoda. Una sperimentazione che prende spunto dal sistema avviato dalle Gallerie degli Uffizi in collaborazione con l’Università dell’Aquila e presentato alla platea dal direttore del museo Eike Shmidt.

Si tratta di uno strumento all’avanguardia a livello mondiale in ambito museale. In parte simile a quelli utilizzati dalle grandi società di trasporto di persone. Un meccanismo che riesce a gestire in tempo reale le presenze nel museo e di conseguenza consentire prenotazioni ottimali per i visitatori. Con risultati eccezionali: l’obiettivo è arrivare in breve a tempi di attesa prossimi allo zero.

L’iniziativa al Mibac ha anche inaugurato la terza edizione della Settimana aperta della Pubblica amministrazione. Per il Mibac si concretizza in un fitto calendario composto da 19 appuntamenti incentrati sul rapporto tra innovazione tecnologica e fruizione dei beni culturali. “È importante che le pubbliche amministrazioni avviino questo processo di avvicinamento ai cittadini anche attraverso la digitalizzazione rivolgendosi non solo agli addetti ai lavori – ha detto aprendo i lavori la direttrice generale Organizzazione del Mibac, Marina Giuseppone -. Oggi si darà avvio alla collaborazione tra Roma e il Ministero per migliorare la fruizione dei beni culturali attraverso la digitalizzazione e partendo dall’esperienza degli Uffizi”.

GIANLUCA VACCA

Nel suo saluto iniziale, Gianluca Vacca ha sottolineato come il Ministero intende sfruttare “questa settimana per riflettere sul tema dell’innovazione digitale al servizio dei beni culturali, tanto dal punto di vista della tutela quanto da quello della valorizzazione”.

L’intenzione è quella che “per la prima volta, questo tema diventi centrale per il Ministero con un cartellone eterogeno e con un obiettivo chiaro: aprire il dibattito nel nostro Paese proprio sull’innovazione tecnologica applicata al patrimonio culturale. Fino ad oggi è mancata una regia unica, senza che il tema fosse centrale per il Mibac. D’ora in avanti il tema ‘innovazione digitale’ diventerà centrale per il Mibac”. Attraverso l’esempio degli Uffizi “avvieremo un tavolo per portare i risultati in un’area più ampia coinvolgendo comune e Ministero, partendo presumibilmente dalla zona centrale di Roma”.

Con questo progetto, ha poi aggiunto Vacca, “riusciremo a migliorare nel suo complesso l’esperienza museale. Il prossimo passo è la sottoscrizione del protocollo con cui si istituisce un tavolo tecnico tra Comune e Mibac per individuare sistemi saltacode in più realtà museali. Sono ancora in valutazione i luoghi da cui cominciare, ma la sperimentazione potrebbe interessare in prima battuta il Colosseo e il Foro Romano e i Musei Capitolini, pensando, ma tutto è ancora da approfondire, a un accesso programmato magari con una bigliettazione unica”.

L’adozione di questi sistemi, ha concluso Vacca, “aumentando l’efficienza permette di aumentare anche il numero di visitatori e redistribuire le presenze sul territorio nelle piccole e medie realtà. Meno tempo in fila, più tempo per visitare altri luoghi”.

LUCA BERGAMO

Il vicesindaco di Roma ha espresso “apprezzamento nei confronti del Ministero in questa circostanza e nei tanti altri ambiti rispetto al tema del patrimonio culturale. Sono certo che avrà effetti radicalmente innovativi sul godimento del patrimonio di Roma”.

Uno spazio importante perché “sul tema del digitale e dei beni culturali si è scritto e fatto molto (anche a Roma, ad esempio all’Ara Pacis), ma questo progetto è di grandissima rilevanza perché crea le condizioni per un risultato primario: la fruizione non sempre si è sposata col godimento del patrimonio culturale, anzi esiste purtroppo un consumo culturale compulsivo”. Invece, “il diritto di ognuno di partecipare alla vita culturale o il godimento dell’arte è un elemento fondamentale dell’emancipazione umana che, a sua volta, è la condizione per una convivenza pacifica”. Pertanto, “questi strumenti tecnologici hanno un elemento valoriale importantissimo, non solo tecnico gestionale. Questi strumenti poi se ben aplicati consentono di spargere la domanda su una pluralità di luoghi. Purtroppo il turismo di massa si concentra su pochi luoghi con effetti sulla vivibilità della città”.

L’invito quindi, ha concluso Bergamo, “che abbiamo ricevuto è stato accolto con entusiasmo. Il passaggio dagli Uffizi a un’area vasta non è facile ma ho fiducia che si possano raggiungere risultati. Nell’arco di un periodo ragionevolmente breve, confidiamo che la città sia in grado di mettere a disposizione di sé stessa e di chi la vive un’offerta intelligente e articolata per il godimento del patrimonio culturale”.

EIKE SCHMIDT

Il direttore degli Uffizi è entrato nel merito del progetto attuato al museo fiorentino per ridurre le code che prima dell’applicazione dello strumento potevano raggiungere anche le tre ore di attesa per i visitatori. Q“Questi problemi non sono risolvibili con misure tradizionali come la prenotazione obbligatoria o strategie di marketing. Quello che vediamo da ottobre scorso è il risultato di 3 anni di ricerca non solo statistica e matematica, ma anche sociologica, condotta insieme all’Università dell’Aquila.”, ha sottolineato Schmidt.

“Quando sono stato nominato direttore degli Uffizi mi trovavo negli Usa e alla domanda dei giornalisti, che mi chiedevano cosa volevo cambiare, ho pensato che il problema che avevo sperimentato da visitatore era proprio la bassissima qualità della visita che inizia già fuori dalle porte. Gli Uffizi hanno infatti una delle collezioni più grandi di arte eppure le maniere per fruirla veramente erano estremamente limitate. Anche facendo la prenotazione spesso bisognava mettersi in coda per 1 ora, la gente era esausta quando arrivava nella prima stanza”.

 

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