Prosegue l’azione del Ministero dei Beni culturali di incontro con i territori. Dopo il “Mibact ascolta” (una giornata di confronto con il mondo del no profit in ambito culturale), dal 13 marzo a Catania prendono il via le audizioni della Commissione per la Gestione complessa del patrimonio culturale attraverso reti museali e sistemi territoriali presieduta da Daniela Tisi, consigliera del ministro Alberto Bonisoli. Un’iniziativa che ha lo scopo di raccogliere e incontrare tutte le esperienze e le reti che nei territori fanno della cultura il centro del loro agire e che quotidianamente contribuiscono a costruire il benessere e la qualità della vita delle zone in cui operano.

L’ATTENZIONE VERSO I TERRITORI

L’attenzione del Mibac verso i territori è alta e rispetto a questo lavoro “c’è una grande aspettativa che non può essere disattesa”, spiega ad AgCult Daniela Tisi. Quella di Catania sarà solo la prima tappa (seguiranno l’Aquila il 10 aprile, Genova il 14 maggio, Cremona il 7 giugno e Treia il 4 luglio). “Andare sui territori non ha solo un senso formale - mette in chiaro -, ma anche di sostanza: è un modo per avvicinare il ministero alle ‘periferie’ rispetto alla Capitale. Vogliamo raccogliere quante più esperienze possibili per vedere quello che c’è, quello che funziona come anche quali sono le criticità”. Pertanto, al di là dei grandi interlocutori in ambito culturale e istituzionale che la Commissione ha già ascoltato, le audizioni in giro per l’Italia consentiranno di intercettare “tante piccole esperienze, esempi di rete, di gestione del patrimonio culturale”. Un passaggio fondamentale da recepire in vista delle linee guida che la Commissione dovrà presentare al ministro e che dovranno basarsi “sulla realtà, non su ragionamenti teorici e astratti, sulla raccolta delle esperienze e delle buone prassi. Le esperienze che funzionano infatti sono quelle che nascono dal basso, le iniziative calate dall’alto non funzionano o comunque non reggono nel tempo”, spiega Tisi.

GLI OBIETTIVI

L’obiettivo finale - aggiunge la consigliera del ministro con alle spalle una grande esperienza di lavoro di rete nelle aree interne - “è vedere quello che c’è e strutturare, incoraggiare e aiutare quello che funziona in un determinato territorio perché lo rilancia, perché dà una spinta culturale, perché crea lavoro, perché impiega professionisti, perché offre ai giovani la possibilità di trovare uno sbocco”. Insomma, scovare e annotare in giro per l’Italia tutto quello che di buono si fa, spesso lontano dai riflettori, e che genera sviluppo e benessere economico e sociale mettendo al centro la cultura.

GLI INCONTRI

Per fare questo passo è importante che siano in prima persona i territori, con le rispettive esperienze, a proporsi. Allo scopo il ministero ha messo a disposizione un indirizzo mail cui scrivere per segnalare la propria attività e registrarsi in uno di questi incontri della Commissione. I temi all’ordine del giorno delle audizioni saranno: Buone pratiche di reti e sistemi territoriali, Modelli di governance per progetti di sviluppo territoriale e Proposta o caso di progettazione territoriale. (mail: commissioneretiesistemi@beniculturali.it).

IL MARCHIO DI QUALITA’ TERRITORIALE

Accanto al lavoro di incontro e ‘catalogazione’ delle esperienze diffuse nella Penisola, la Commissione sta portando avanti anche lo studio di alcune applicazioni pratiche concentrandosi soprattutto verso due ambiti: un marchio di qualità territoriale e una card legata al Sistema museale nazionale, più orientata alle reti rispetto ai luoghi singoli della cultura. Infatti, mentre il Sistema museale nazionale si rivolge evidentemente in via esclusiva ai musei, il Marchio punta a valorizzare i sistemi culturali territoriali che valorizzano quelle zone che rischiano di restare ai margini dei grandi flussi turistici ma che rappresentano comunque delle eccellenze, in primis per le persone che le abitano, e che successivamente possono offrire ai visitatori un’alternativa ai grandi attrattori. “Non si tratta di un marchio turistico, ma di una sorta di certificazione dell’eccellenza territoriale italiana - da monitorare nel tempo - che, grazie alla cassa di risonanza ministeriale, sarà promossa e sostenuta”, chiarisce Daniela Tisi. Tra i criteri, ancora allo studio, per potersi fregiare del Marchio, ci saranno probabilmente alcune caratteristiche che questi territori dovranno possedere: dalla presenza del piano paesaggistico alla gestione partecipata e sostenibile del patrimonio, per fare degli esempi. Insomma, l’eccellenza non sarà solo quella “estetica” ma, soprattutto, quella della qualità della vita, a partire da quella di chi in quei luoghi ci vive tutti i giorni.

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