“Una festa che durerà tutto l’anno e anche oltre”. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, definisce così il programma di attività per il 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci (1519-2019). A Palazzo Chigi si è svolta la presentazione del programma alla presenza, tra gli altri, del vicepresidente Matteo Salvini del ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, quello dell'Istruzione Marco Bussetti e quello del Turismo Gin Marco Centinaio.

Si tratta, secondo Conte, “di un’occasione per noi, per il Sistema Italia, per celebrare un genio, un nostro genio riconosciuto universalmente e apprezzato in tutto il mondo. Tant’è che le celebrazioni non saranno solo in Italia ma in tutto il mondo. E’ incredibile se pensiamo al fascino di questo genio multiforme, sempre alla ricerca di nuove conoscenze, di nuove applicazioni, di sfide”.

Un genio “che ci sorprende ancora oggi perché è stato versatile - sottolinea il premier -. Non c’è forse disciplina del sapere che non l’abbia visto coinvolto nelle espressioni del suo talento: arti lettere, biologia, anatomia, fisica, matematica, filosofia. E’ un immortale. Leonardo è sempre evocato, sempre presente, questo è incredibile e ci rende orgogliosi”. Conte ricorda che “qualche giorno fa abbiamo inaugurato le attività della Fondazione Leonardo” e in quell’occasione si è ricordato il “poliedrico eclettismo” di Leonardo. “Questo rappresenta e racchiude il senso stesso della ‘rinascenza’ che fu nella sostanza una rinnovata fiducia nell’uomo, nella sua intelligenza, nella sua capacità di modellare la realtà per poter realizzare opere di incomparabile bellezza”, prosegue Conte.

Leonardo è stato anche “figlio del suo tempo - prosegue il premier - e forse se non fosse vissuto nel Rinascimento non avrebbe potuto esprimere a pieno i suoi talenti. Un’epoca di particolare fecondità, ricchezza del patrimonio artistico che ci restituisce la lezione della centralità dell’uomo, della volontà di raccogliere tutte le sfide”. Conte evoca poi la riflessione di Bernardo di Chartres: “Non bisogna essere necessariamente dei giganti - afferma il presidente del Consiglio -, possiamo anche essere dei nani ma è importanti salire sulle spalle giuste. Guardare più lontano avvalendoci della statura dei giganti che ci sollevano e ci consentono di guardare oltre”. E in questo senso il “governo ha lavorato molto. Abbiamo realizzato alcune riforme che riteniamo qualificanti nell’interesse del Paese. Adesso dobbiamo guardare oltre, fermo restando che continueremo a vigilare sull’applicazione delle riforme. Oggi abbiamo un’orizzonte che ci sfida ancora di più: dobbiamo salire sulle spalle di un gigante”.

 

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