Tra le dieci menzioni speciali assegnate nel corso della Cerimonia di consegna del Premio Nazionale del Paesaggio (leggi) c’è il progetto “Il teatro della natura: l’Amphisculpture di Beverly Pepper” proposto dal Comune de L’Aquila. Il riconoscimento è stato consegnato al sindaco de L’Aquila, Pierluigi Biondi, e al Soprintendente Unico Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città dell’Aquila e i Comuni del cratere, Maria Alessandra Vittorini. La motivazione guarda alla “attuazione di strategie di inclusione sociale volte al miglioramento dell’accessibilità attuando forme di fruizione aperte a tutti, in un sito il cui valore, anche paesaggistico, è stato già riconosciuto dall’Unesco nel 1979”.

Inoltre, si è fatto riferimento al collocamento dell’opera “all’interno delle strategie di ricostruzione post-sisma in cui l’arte contemporanea reinterpreta il significato simbolico e sociale dei luoghi colpiti dal terremoto del 2009 favorendo il processo di riappropriazione della città da parte dei suoi abitanti”.

BIONDI

Il primo cittadino de L’Aquila ha ringraziato il Mibac per la menzione speciale e ricordato che “l’opera ha ridonato alla città de L’Aquila un respiro internazionale, una città che dieci anni fa era in passione e compassione e che oggi invece ha avuto una storia di nascita e di rinascita”. 

Una città che Biondi non vuole raccontare perché “vi invito a raccontarla voi visitando la città dell’Aquila, visto che ci avviamo verso la ricorrenza del decennale del sisma, vedendo di quanta forza e bellezza sia oggi capace. Questo lo deve, in particolar modo e non mi stancherò mai di ripeterlo al lavoro straordinario alle donne e degli uomini che sono stati guidati in questa fase dalla nostra Soprintendente. Una dedizione che meriterebbe anch’essa una menzione da parte della Nazione”.

VITTORINI

“Noi abbiamo avuto - spiega il Soprintendente Vittorini - il privilegio di condurre in poco più di due anni avanti il cantiere di restauro di Colle Maggio e di quest’opera, in un dialogo tra il recupero, il restauro scientifico e rigoroso di un’icona della storia dell’arte della città e un inserto contemporaneo. Un’opera che questa sensibile artista ha proposto fondando dal luogo dell’ambiente e del paesaggio gli elementi della memoria della città e della Basilica in una fusione che ci ha stimolato nel sottoporre questo tema a questa candidatura”. Un tema che, tra l’altro, ricorda il Soprintendente, è “accumunato dal titolo del programma “Ripartire da Colle Maggio”. 

“Siamo contenti – conclude Vittorini - che questa fertile contaminazione tra patrimonio e restauro, innovazione e creatività contemporanea sia stata colta”.

L’OPERA

L’Amphisculpture è un’opera dell’artista newyorchese Beverly Pepper, una delle massime sponenti della Land Art. L’opera è stata donata al Comune dell’Aquila, nell’ambito del progetto “Nove Artisti per la Ricostruzione”, a cura della critica d’arte Roberta Semeraro, nato nel corso della Biennale di Architettura di Venezia nel 2010.

L’opera è stata finanziata da Eni nell’ambito del protocollo “Ripartire da Collemaggio”, sottoscritto dalla stessa Eni e dal Comune dell’Aquila nel 2013, che prevedeva il restauro della basilica di Santa Maria di Collemaggio e la riqualificazione del Parco del Sole.
Si tratta di un intervento di scultura ambientale, in cui l’opera dialoga con il paesaggio, perché nasce per quel luogo e a quel luogo si adatta e si modella. Il progetto trae origine da un dibattito, apertosi a Venezia durante la Biennale Architettura 2010, sulla necessità di ricostruire L’Aquila anche in termini di legami tra cittadini e tessuto urbano. Da questo presupposto scaturisce l’idea di utilizzare come volano l’arte contemporanea, forma espressiva tesa ad instaurare un rapporto diretto con la comunità.

Il concept di Amphisculpture si fonda interamente sulla sostenibilità ambientale attraverso l’utilizzo di materiali naturali e tecniche costruttive tradizionali unite al recupero sapiente del lavoro manuale. Ciò rappresenta il percorso personale dell’artista, attenta sperimentatrice delle possibilità espressive offerte dalla natura. Un lavoro che valorizza il rapporto tra il paesaggio esistente, la memoria dei luoghi, il tessuto sociale e l’opera d’arte stessa.

Il progetto è stato condiviso e sostenuto da più attori, sia pubblici sia privati. Rappresenta così un esempio concreto delle possibilità che possono attivarsi da un rapporto virtuoso pubblico-privato.

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