Libero accesso alla ricerca scientifica, modifica del diritto d’autore e potenziamento della divulgazione scientifica in Rai. Il tutto in piena attuazione delle raccomandazioni della Commissione europea in materia di accesso alle pubblicazioni di ricerche scientifiche prodotte con risorse pubbliche. Sono i punti che caratterizzano la proposta di legge sull’open access approvata dalla Camera dei deputati in prima lettura e che ora passerà all’esame del Senato. Il Movimento 5 Stelle ha dedicato una conferenza stampa presso Montecitorio alla presentazione dei contenuti e dei principi alla base dell’iniziativa legislativa. Sul tavolo dei relatori il presidente della Commissione Cultura della Camera e firmatario della pdl Luigi Gallo, il relatore del provvedimento Paolo Lattanzio e l’europarlamentare cinquestelle Isabella Adinolfi, membro della Commissione CULT al Parlamento europeo. 

Gallo, che ha introdotto la seduta, ha messo subito in chiaro il perché di questa legge: “In questo momento abbiamo un pericolo da sventare. Vi sono grossi gruppi industriali, ad esempio Google cui è stata affidata dal precedente governo la digitalizzazione dei beni culturali per almeno dieci anni. I grossi gruppi internazionali hanno capito che il prossimo passo è avere la proprietà della conoscenza. Per questo lo stato deve organizzarsi e rispondere con forza con un sistema alternativo credibile che certifica la conoscenza. Questo può avvenire con l’accesso aperto alle ricerche scientifiche”.

E allora è necessario, ha sottolineato Gallo, costruire un motore di ricerca della conoscenza che permetta di raggiungere le ricerche scientifiche prodotte in Italia. “Con questa proposta sviluppiamo un nuovo diritto, il diritto alla conoscenza e alla divulgazione della ricerca scientifica seguendo l’articolo 9 della Costituzione. Questo è anche un modo per smentire quello che viene raccontato intorno al Movimento 5 stelle, in realtà siamo la forza politica che ha messo al centro la conoscenza e la ricerca scientifica. Nella Legge di bilancio abbiamo aumentato le risorse sui fondi ordinari per la ricerca passando a 1800 milioni di euro”. 

ISABELLA ADINOLFI

L’eurodeputata Isabella Adinolfi ha sottolineato come “per una volta siamo contenti di dire: ‘ce lo chiede l’Europa’. Siamo uno dei primi paesi che si mette al passo con l’Europa. Questa legge recepisce le raccomandazioni del 2012 e dell’aprile del 2018. In queste raccomandazioni la Commissione europea dice che gli stati devono assicurare un accesso aperto alle pubblicazioni di ricerche prodotte con risorse pubbliche. E dà anche due scadenze temporali: 6 mesi se si tratta di pubblicazioni scientifiche e 12 mesi se si tratta di pubblicazioni in ambito di scienze umane e sociali. Ci mettiamo così al passo con l’Europa”. 

La Commissione ha detto anche che l'accesso aperto ai dati e alle ricerche “aiuta a migliorare la qualità della ricerca, riduce le duplicazioni, accelera il processo scientifico, contribuisce alla lotta contro le frodi scientifiche e, in generale, favorisce la crescita economica e l’innovazione”. Anche il Consiglio europeo parla di “transizione verso un sistema di scienza aperta”. 

La Commissione europea, in generale, sta applicando una politica di apertura di dati. Anche nel caso di Horizon 2020, La Commissione ha predisposto linee guida che intervengono in maniera dettagliata sulle regole per l'open access per quanto riguarda le pubblicazioni scientifiche. “Tutte i dati prodotti con progetti finanziati da Horizon 2020 - ha ricordato Adinolfi - devono essere pubblici, online e in formati scaricabili e stampabili. Ci deve poi essere il diritto a fare una copia, il diritto a effettuare text e data mining, il diritto alla distribuzione. Un tema, insomma, molto sentito che investe tanti progetti dell’Unione europea”. 

DIRETTIVA COPYRIGHT

Adinolfi ha richiamato anche la direttiva sul Copyright in discussione in Europa e che vede la posizione del governo italiano molto critico in particolare rispetto agli articoli 11 e 13. “Una direttiva per certi versi molto controversa, ma che ha tanti aspetti positivi. Dal punto di vista dei dati e del text e data mining ha sicuramente aspetti positivi. Alcuni articoli (il 3 e il 3bis) che affrontano questi temi in cui abbiamo inserito un’eccezione al diritto d'autore per gli istituti di ricerca e quelli di tutela del patrimonio culturale”. 

Infine un richiamo da parte dell’europarlamentare al trattato di Marrakesh. Il trattato dà la possibilità alle persone non vedenti di avere uno strumento per trasformare i testi in supporti utilizzabili. “Era dormiente, chiuso in un angoletto in una situazione di stallo. Con grandi battaglie abbiamo costretto a trovare una soluzione per farlo entrare in vigore. Ora la situazione è sbloccata”. 

PAOLO LATTANZIO

Il relatore della legge, Paolo Lattanzio, è entrato nel merito della proposta di legge. In generale, Lattanzio ha voluto sottolineare come questa pdl, pur sembrando molto tecnica, in realtà “ha una portata sociale e culturale molto ampia. Unifica la legge sull’open access a tutto quello che sta facendo il governo in questi mesi. Parlare di accesso per il M5s significa farlo sui temi dell’accesso alla conoscenza, della ricerca scientifica, sui temi dell’acqua pubblica, sui temi del salario minimo, sul reddito di cittadinanza. È quindi un tema unificante per tutta la nostra politica”. 

Alla base della legge c’è anche il tema della semplificazione. “Così come Di Maio ha lavorato per unificare i database della Pa per il reddito di cittadinanza, allo stesso modo si lavora in questa legge. E non solo si semplifica ma si introduce anche l’interoperabilità: significa integrare due diversi oggetti che scambiano risorse e sono fruibili in maniera migliore dando risultati univoci al motore di ricerca. Una legge quindi sì di settore ma che porta dentro di sé una linea politica ben chiara. Una risposta all’accusa di improvvisazione nell’azione di governo”.

In ogni caso, ha spiegato Lattanzio, non si parte dal nulla: ad esempio, c’è l’esperienza di Open Aire che “rappresenta una tipologia di infrastruttura su cui ci si potrà basare nella realizzazione del motore di ricerca aggiungendo i saperi di alto livello di tutti quegli enti pubblici che hanno già fatto passi avanti su questo fronte”. Il secondo esempio è rappresentato dal “contributo innovativo che darà la RAI. La divulgazione scientifica deve avere un ruolo maggiore sulle piattaforme della RAI. E la divulgazione scientifica dovrà servirsi delle sperimentazioni che la RAI sta già facendo, ad esempio le tecnologie di frontiera come il 4k e 8k, che possono essere di grande aiuto per la scienza o la cultura”. 

Infine, due punti fondamentali della legge. Questa legge “apre alla cittadinanza la possibilità di avvicinarsi alla conoscenza prodotta con fondi pubblici. Lo fa accorciando i tempi di embargo (le ricerche prodotte con almeno il 50% di fondi pubblici, saranno disponibili online per tutti e gratuitamente dopo 6 mesi per i lavori in ambito scientifico e dopo 12 mesi per quelle in ambito delle scienze umane e sociali). Finalmente, poi, viene istituito il diritto per i ricercatori alla ripubblicazione dei propri lavori”. 

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