Circa due collezionisti su tre e nove operatori del settore su dieci dichiarano che la spinta all’acquisto di arte o oggetti da collezione derivi dalla passione, ma con attenzione al valore dell’investimento. Alla domanda specifica sui valori emotivi legati all’acquisto, l’85% degli operatori intervistati dichiara che i propri clienti comprano opere d’arte e oggetti da collezione come simbolo di un certo stile di vita. 

Sono questi i risultati emersi dalla presentazione dell’Art&Finance Report di Deloitte: “Il mercato dell’arte e dei beni da collezione”, tenutasi lo scorso 14 marzo a Milano. Da oltre dieci anni Deloitte analizza in modo approfondito il costante emergere di nuovi bisogni dei collezionisti e di come e quanto i servizi di Art Wealth Management vi stiano rispondendo in maniera adeguata. Da questo monitoraggio emerge quanto sia cresciuta e continui a crescere, accanto all’aspetto passionale ed estetico, un’attenzione per il valore finanziario dell’acquisto di opere d’arte, di conseguenza una sempre più stretta interconnessione fra il mondo dell’arte e quello della gestione patrimoniale. 

Gli interlocutori interessati dalle indagini di Deloitte sono tre: i collezionisti, gli operatori di settore (mercanti d’arte, case d’aste, galleristi, ma anche compagnie di logistica nonché tutto il mondo delle ArtTech) e i professionisti appartenenti al mondo della finanza, in particolare a Private Bank e Family office.

 “Ci sono diversi elementi utili per valutare lo stato di salute del mercato dell’arte e dei beni da collezione”, ha spiegato Pietro Ripa, Private Banker Fideuram che ha contribuito allo studio. “La valutazione dei fatturati d’asta delle più importanti major internazionali è un indicatore importante, ma non è il solo. Per una fotografia accurata del mercato dell’arte, su scala globale, occorre prestare particolare attenzione anche agli importi delle singole transazioni ed alle aree geografiche dove si celebrano i più importanti accordi: solo nel 2018 sono ben 15 i lotti aggiudicati per più di 50 milioni di dollari, 52 quelli venduti tra i 20 e i 50 milioni di dollari; dati in netta crescita rispetto al 2017. In un mercato in grande fermento vi sono anche elementi di continuità: New York e Londra restano le piazze più importanti per il mercato dell’arte e dei beni da collezione”.

I RISULTATI DEL REPORT

Nell’ultimo report che Deloitte ha condotto con ArtTactic emerge, come detto, che circa 2 collezionisti su 3 e 9 operatori del settore su 10 dichiarano che la spinta all’acquisto di arte o oggetti da collezione derivi dalla passione, ma con attenzione al valore dell’investimento, con l’obiettivo di diversificare il portafoglio e come riserva. Ciò ha provocato un significativo aumento di domanda di nuovi servizi professionali relativi alla gestione e alla protezione del valore investito in arte.

Alla domanda specifica sui valori emotivi legati all’acquisto, l’85% degli operatori intervistati dichiara che i propri clienti comprano opere d’arte e oggetti da collezione come simbolo di un certo stile di vita, affermazione confermata anche dal 63% dei collezionisti interpellati.

Dalla prospettiva del wealth manager, family officer o private banker l’intenzione è quella di avere sempre più un approccio olistico nei confronti dell’arte intesa come asset class offrendo una molteplicità di servizi -  valutazione delle opere d’arte, art advisory, gestione delle collezioni, consulenza sugli aspetti regolamentari ed ereditari - in grado di generare e rafforzare relazioni con i propri clienti in un contesto di mercato estremamente competitivo (lo dichiara l’85% degli intervistati).

Una tendenza destinata a crescere se si pensa che il 44% degli operatori è intenzionato nei prossimi 12 mesi ad aumentare il focus e le risorse destinate alla gestione patrimoniale dei beni artistici.

“il mercato dell’arte – ha proseguito Pietro Ripa - continua, ancora oggi, a godere di buona salute. In questo particolare comparto gli investimenti e gli acquisti si reggono su tre pilastri: provenienza del bene, qualità e voglia di novità. Sul primo punto vi è grande attenzione per le prestigiose collezioni private, le cui vendite hanno portato sul mercato opere di qualità e di prestigio indiscutibili, riscuotendo tassi di invenduto prossimi allo zero. Un secondo elemento imprescindibile è la qualità dell’opera: in sostanza il ‘pedigree’ del bene. E, ultimo ma non meno importante, la voglia di novità: il 2018 verrà ricordato come l’anno nel quale ci sono stati meno acquisti di opere d’arte di media qualità, anche se firmati da ‘grandi nomi’ a favore di lavori di autori spesso inediti per il mercato internazionale, ma considerati di grandi potenzialità”.

LE SFIDE CHE IL MERCATO DELL’ARTE DEVE AFFRONTARE 

I tre attori coinvolti nel report concordano nell’individuazione dei temi che costituiscono una vera minaccia per la reputazione e il funzionamento del mercato dell’arte. Le preoccupazioni comprendono in particolare problemi di autenticazione e provenienza, manipolazione dei prezzi, conflitti di interesse e mancanza di trasparenza.

Per affrontare in modo efficace queste sfide è necessario un profondo ammodernamento del mercato dell’arte. Lo ritiene il 73% dei wealth manager, il 74% dei professionisti del settore e il 64% dei collezionisti. Non c’è dubbio che la tecnologia sia in grado di far evolvere il settore dell’Arte e Finanza. Diverse ArtTech, le startup che operano nel settore arte, hanno incrementato il proprio fatturato negli ultimi anni. Anche se molte di queste si sono rivolte principalmente ad attività di e-commerce, si sta manifestando una crescente attenzione nei confronti di tecnologie in grado di rispondere alle tradizionali sfide del settore: trasparenza, valutazione, autenticità, gestione del rischio. 

È evidente che non si possa immaginare in un settore con caratteristiche peculiari come quello dell’arte un approccio puramente analitico, ma è certo che una combinazione di opinioni di esperti e algoritmi in grado di catturare dati storici e previsionali fornirebbe un approccio più trasparente e credibile alla valutazione di un asset come quello dell’arte e degli oggetti da collezione.

UN 2018 IN CRESCITA: PERCHÉ

Il 2018 per il mercato dell’arte e dei beni da collezione si conferma in crescita, sulla scia di un biennio positivo. Ad incidere sul trend il crescente numero di persone e di professionalità interessate al settore: potenziali investitori ma anche un più forte coinvolgimento del grande pubblico informato dalla stampa, dal cinema e dalle aste quali eventi mediatici (vedi il caso Bansky, opera che si è autodistrutta nel corso della evening sale di Sotheby’s lo scorso ottobre).

Altro elemento in grado di incidere sul trend positivo un accesso alle aste  di una clientela più ampia e internazionale che ha permesso di esplorare correnti artistiche inedite. Per i collezionisti occidentali ciò ha significato una maggior attrazione per la ricerca del lotto esclusivo, per i collezionisti asiatici un crescente interesse per la pittura, i beni antichi tipici della tradizione europea.

I PRINCIPALI TREND E ELEMENTI DI DISTINZIONE CHE HANNO SEGNATO IL 2018 

Possono essere considerati trend ed elementi di distinzione del 2018 alcuni elementi peculiari. Innanzitutto, rileva la ricerca, la “rivincita” delle donne nel sistema dell’arte globale, sia a livello di mercato che istituzionale. Sono cresciute le quotazione di opere di molte artiste a livello internazionale e sono state numerose le mostre di grande successo dedicate ad esponenti femminili. Alcuni esempi: a New York lo scorso maggio sono stati registrati ben 15 record per opere di artiste donne, guidati da un dipinto astratto degli anni ‘60 di Joan Mitchell venduto per 16,6 Mld di dollari. A Londra ad ottobre l’auto-ritratto di Jenny Saville è stato venuto per 9,5 Mln di sterline e l’ha resa l’artista donna vivente più costosa al mondo. 

In secondo luogo, nel 2018, si è assistito a una forte accelerazione nell’arte contemporanea africana grazie ai riconoscimenti da parte del mercato artistico globale e l’aumento dei collezionisti africani attivi a livello internazionale che possono favorire l’apporto di nuovi capitali e l’apertura di nuovi canali di compra-vendita.

Crescente anche l’attenzione per altri settori dei beni da collezione: fotografia, vini e design le cui aste hanno registrato un incremento nel numero dei lotti e nel prezzo medio di aggiudicazione. Fra i comparti, la Contemporary Art ha risentito nel 2018 di una minore disponibilità di opere di grande qualità rispetto all’anno precedente, di contro il segmento Pre War ha registrato una forte crescita favorita dall’arrivo di prestigiose collezioni private in asta.

Altro fattore incidente è stato il crescente interesse verso il mercato dell’arte da parte degli Ultra-High-Net-Worth-Individuals (individui dotati di un patrimonio di almeno 30 Mln di dollari) che sono aumentati del 12,9% nel corso del 2017. Vi è stato poi un rallentamento del canale online come strumento a disposizione delle case d’asta (+12% nel 2017 al di sotto delle performance del 2016 in cui si era registrato un +15%) perché se da un lato permette di partecipare in streaming alle aste in ogni parte del mondo, dall’altro rischia di minare la trasparenza sui prezzi delle contrattazioni. A questi timori e a quelli relativi ad autenticità, trasparenza e gestione del rischio stanno rispondendo criptovalute e blockchain, strumenti sempre più diffusi. Per quanto riguarda i social, Instagram risulta essere il canale preferito dal 63% degli operatori intervistati ed è sempre più strategico per raggiungere i collezionisti.

 

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