“I librai sono imprenditrici e imprenditori certo, ma sono prima di tutto messaggeri di lettura e di cultura. Ma non possono fare da soli. Perché il tema è proprio culturale ed è molto più ampio del blocco di una società di logistica”. Lo scrive il presidente di Sil - Sindacato dei librai indipendenti di Confesercenti ricordando come “in questi ultimi mesi i librai hanno subito numerosi ritardi e disguidi nelle consegne dovuti a scioperi ripetuti all’interno del più grande hub di logistica del libro in provincia di Pavia. A queste agitazioni si sono aggiunti, nello stesso periodo, vari scioperi dei corrieri, in particolare di quelli che forniscono l’ultimo miglio, come si suol dire. Tutto questo è culminato la scorsa settimana con uno sciopero di diversi giorni che ha bloccato completamente la distribuzione e dunque la consegna dei libri e delle novità, che escono con un meccanismo chiamato lancio, ovvero con un meccanismo che garantisce a tutti i librai di avere il libro nello stesso giorno. Questo per i due distributori principali, Messaggerie Libri e Mondadori Distribuzione”.

LA CILIEGINA SULLA TORTA

Va detto, spiega ancora Giussani, che questo sciopero è arrivato “come la ciliegina sulla torta di una malessere grave vissuto da tempo dai librai indipendenti”, che chiedono da anni nuove regole per il settore. “Il Ministro Alberto Bonisoli si è molto impegnato in questo senso e siamo fiduciosi che almeno certi aspetti del nostro settore vedranno a breve nuove regole. Ma è chiaro che non basta e la gravità della situazione di questi giorni lo dimostra”.

LA CONCENTRAZIONE

Andando per ordine, partendo dal settore specifico il primo problema è la concentrazione: nel nostro Paese è concesso avere in mano tutta la filiera, essere gruppo editoriale, avere società di distribuzione, possedere catene di librerie. Questo in senso verticale. In senso orizzontale, per ottimizzare i costi, si è creato un distretto del libro e della logistica, che potrebbe avere dei sani vantaggi economici, se l’economicità fosse di scala e non sulla pelle di chi lavora all’interno della logistica stessa o sulla pelle delle librerie indipendenti, ultimo anello della filiera.

“Su questo punto è necessario ricordare anche che ormai anche il titolo novità viene proposto sui siti on-line o nelle librerie di catena, con lo sconto del 15%, massimo sconto consentito al momento dalla legge, ma comunque alto. Se un prodotto può vivere sistematicamente scontato, viene da chiedersi se il suo vero prezzo non sarebbe quello ridotto. Peccato però che al libraio indipendente non viene concesso un margine sufficiente per praticare lo sconto, margine invece garantito alle catene della concentrazione verticale o ai grandi player on-line che hanno una diversa capacità contrattuale. Il 15% è la metà del margine per un libraio indipendente, sarebbe come chiedere ad un #dipendente di rinunciare a metà del suo stipendio….”.

LO SCONTO

Aggiunge Giussani: “Ci si domanda perché il lavoro di tutti coloro che hanno operato per la pubblicazione di un libro (autore, illustratore, grafico, tipografo, distributore e libraio) debba venire svilito fin dal primo giorno di uscita con uno sconto che dà subito l’impressione che il prodotto vale meno di quello che è indicato in copertina. E non si venga a dire che i libri sono cari: si possono leggere in biblioteca, senza spendere. E se si leggesse di più, le tirature sarebbero maggiori e i prezzi calerebbero”.

NON CI SONO SEGRETI

A questo punto la presidente Sil allarga il discorso: “Sembra che si sia persa la capacità di scegliere sulla base della qualità del prodotto che si acquista, ma che la scelta sia solo basata sull’economicità e sull’egoismo. Egoismo di volere sempre tutto e subito, di poter fare acquisti a tutte le ore e tutti i giorni dell’anno, al minor prezzo possibile. Ma dietro a questo minor prezzo possibile e alla disponibilità di prodotti senza limiti, ci dobbiamo domandare cosa c’è”.

Perché “non ci sono segreti, il trasporto costa, se te lo regalano c’è qualcuno che lavora sottocosto. Non ci sono segreti, se il prodotto alimentare costa troppo poco, qualcuno ha lavorato sottocosto o arriva da Paesi dove magari i controlli sanitari sono diversi o dove l’uso di certi pesticidi è consentito. Non ci sono segreti, se un prodotto online costa la metà che nel tuo negozio di vicinato, il venditore on-line sta facendo dumping e il tuo negozio di vicinato chiuderà. Non ci sono segreti, la rincorsa al ribasso continuo, fa sì che le nostre città si stanno svuotando dei negozi di quartiere, le vie sono vuote, le vetrine abbandonate, le strade buie e poco curate, quando non pericolose”.

DECIDERE COSA SI VUOLE PER l’ITALIA

Giussani si chiede infine: “Davvero vogliamo veder sparire dalle città i pochi presidi librai ancora esistenti, sempre più spesso luoghi di incontro per piccoli e grandi? Davvero in nome del libero mercato siamo convinti che il presidio culturale non serva più? Davvero ci piacciono le nostre città poco ospitali? Davvero siamo contenti di veder venir meno la possibilità di scegliere, trovando sempre più prodotti simili e con qualità al ribasso? Desideriamo veder sparire tutte le attività di vicinato mettendo nelle mani dei “grandi” il monopolio dei beni di consumo, ovvero mettendo a repentaglio la diversità e alla fine anche il prezzo?”.

I librai indipendenti che “lavorano con passione e che ancora desiderano dare un contributo culturale al Paese rischiano di soccombere definitivamente di fronte alla poca lungimiranza e all’egoismo. È un’agonia che dura da troppo tempo, è necessario decidere cosa si vuole davvero per l’Italia”.

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