“L’ambizione è di arrivare a una legge di iniziativa parlamentare che venga approvata all'unanimità. Sarebbe un segnale fortissimo: significherebbe che stiamo facendo la cosa giusta”. Il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli ha visitato domenica pomeriggio Bookpride, la fiera dell’editoria indipendente organizzata alla Fabbrica del vapore a Milano da Adei, l’associazione che raccoglie appunto gli editori indipendenti e che rappresenta circa il 35/40% del mercato editoriale in Italia. Bonisoli ha messo subito in chiaro, aprendo la conferenza sulle misure che governo e Parlamento stanno approntando per sostenere la filiera del libro e della lettura, che in Italia “c’è bisogno degli editori indipendenti. Sono loro - ha detto il ministro - a rappresentare la frontiera, sono quelli che rischiano e che, più dei grandi editori, si assumono questa sfida”.

Prima della conferenza, il ministro - di ritorno dal Salone del libro di Parigi dove è stata ufficializzata la partecipazione del nostro Paese come ospite d’onore nell’edizione del 2021 - ha visitato una fiera affollatissima fermandosi ai vari stand e commentando insieme al presidente di Adei Marco Zapparoli: “C’è più gente qui di quanta ce ne fosse a Parigi venerdì”. 

LA LEGGE SUL LIBRO

Nel corso dell’incontro, Bonisoli ha ricordato le iniziative che la politica sta portando avanti per intervenire nel settore dell’editoria. Un settore regolato attualmente dalla Legge Levi che “necessita di un tagliando”. Al momento si viaggia su un doppio binario: da un lato quello del governo che ha attivato un tavolo con tutti gli attori della filiera del libro per capire la situazione del settore e raccogliere istanze e criticità; dall’altro quello parlamentare, con la proposta di legge in discussione nella commissione Cultura della Camera presentata dalla deputata Pd Flavia Piccoli Nardelli cui si sono aggiunte altre proposte di legge di altri gruppi parlamentari (e altre se ne aggiungeranno in questi giorni). 

Per ora, ha detto il ministro, il governo ha deciso di lasciare spazio alla Camera. “Ho incontrato i parlamentari e ho deciso di fermarmi per far andare avanti il Parlamento. Tutti i gruppi parlamentari hanno presentato un loro disegno di legge. Abbiamo l'opportunità di arrivare a una legge che sia approvata all'unanimità. Sarebbe un segnale fortissimo: significherebbe che stiamo facendo la cosa giusta”, ha raccontato. 

GLI OBIETTIVI

Per il ministro è necessario “incentivare e invogliare i cittadini e in particolare i giovani a leggere, perché la lettura è il principale moltiplicatore del consumo culturale. Questa industria deve essere redditizia e rimanere plurale perché ne va della Democrazia”. Infatti, si sta parlando di un'industria (la più importante nel settore culturale). “Pertanto dobbiamo garantire che ci sia un ciclo economico positivo - ha spiegato -. Lo Stato tuttavia deve assicurare ‘l'ambiente’, ma non può spingere un contenuto culturale piuttosto che un altro”.

LE CRITICITA’

Con la legge Levi c'è stato “un miglioramento”, ha aggiunto il ministro. “Il mercato in questi anni ha avuto un andamento migliorativo. Tuttavia è un mercato sbilanciato con un Sud che ha un ritardo importante rispetto al Centro Nord. Un ritardo certamente legato all'economia, ma non dobbiamo fare finta di nulla”. È per questo che occorre rivedere la Legge Levi perché “tutte le volte che lo Stato mette in atto degli strumenti è giusto controllare dopo un po' come va. Ora siamo in un momento di passaggio”.

Ma quando parliamo di editoria di che cosa parliamo? “Io considero la questione nell'orizzonte più ampio possibile. Se ragioniamo di editoria non possiamo dimenticarci di importanti attori che hanno esperienza internazionale. Per me non c'è differenza tra la disponibilità del libro negli esercizi fisici e online. Dobbiamo porci il problema di un settore che si sta evolvendo”. 

Dal punto di vista normativo, ha detto poi Bonisoli, “cercheremo di immaginare lo scenario dei prossimi anni ma non basta. Vogliamo fare azione di armonizzazione e coordinamento tra diversi paesi europei e di questo ne abbiamo parlato anche a Parigi. Anche altri paesi hanno gli stessi nostri problemi”.

I PUNTI SU CUI LAVORARE

Per sostenere il valore del libro in quanto tale e promuovere la lettura nel nostro paese, bisogna cominciare dal “lavoro con i giovani. Abbiamo un calo di lettura tra i giovani con la fine dell'obbligo scolastico. Dobbiamo colpire una fascia d'età cui oggi non riusciamo a parlare. L'editoria per gli adolescenti in Francia sta crescendo molto e cresce l'uso degli audiolibri”. 

Il secondo aspetto è quello della ‘prossimità’ dei punti vendita. “Il libro è in parte acquisto d'impulso. Sul tema della prossimità c'è moltissimo da fare. Abbiamo intere zone desertificate dal punto di vista delle librerie. Non ho la ricetta, ma dobbiamo dare attenzione a questo”.

Infine, può essere utile immaginare “un calendario di momenti (come le fiere) in cui la cittadinanza ha la possibilità di entrare in contatto con gli editori. Con l'obiettivo di coinvolgere sempre più persone”. 

IL PREZZO DEL LIBRO

Che cosa si può fare per migliorare le regole del mercato? Il tema del prezzo del libro c'è, ha messo in chiaro il ministro. E su questo punto si muovono molte delle critiche alla legge Levi che fissa un tetto massimo dello sconto al 15% sul prezzo di copertina. In molti, librai ed editori, giudicano questa soglia troppo alta insieme al fenomeno - messo in campo dalla grande distribuzione - del cross merchandising. “Il prezzo è uno degli aspetti che si stanno considerando nella proposta di legge in discussione alla Camera. Sul fatto che probabilmente si andrà verso la riduzione dello sconto massimo penso che ci possa stare”. 

Non poteva mancare poi un riferimento ad Amazon visto da molti come il soggetto che detta le regole del mercato applicando sconti che le librerie fisiche non possono permettersi. “In questo settore la possibilità che ci sia una presenza importante da parte di un unico soggetto c’è e questo non va bene. Non va bene nel momento in cui questo soggetto potrebbe decidere cosa si vende e cosa no. Capite bene che a quel punto la politica culturale la farà questo soggetto. Non ce lo possiamo permettere: stiamo parlando di idee, di democrazia. Fino ad oggi non c’è stato questo rischio, ma se vedremo che questo rischio c’è, lo Stato deve intervenire con gli strumenti adeguati”.

LE LIBRERIE

In generale, Bonisoli ha confermato “l'attenzione alle librerie. Che siano di catena oppure no restano uno dei momenti di disponibilità del libro che merita la giusta attenzione. Se ci sono delle prassi commerciali che danneggiano questo momento, probabilmente vale la pena di intervenire e di gestirle nel modo migliore possibile. Come è vero che è giusto rispettare il ruolo dell’online che assicura una distribuzione capillare e una disponibilità che diversamente sarebbe impensabile”.

 

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