L’Unione europea ha un nuovo regolamento per contrastare l’importazione illecita dei beni culturali dai Paesi terzi. Il via libera l’ha dato il Parlamento europeo, approvando il regolamento in plenaria il 12 marzo. “La principale novità consiste, indubbiamente, nell’aver dotato l’Unione europea di una legislazione armonizzata che regoli l’importazione di beni culturali da Paesi terzi”, commenta ad AgCult Luigi Morgano, eurodeputato del Pd e relatore ombra del regolamento in commissione Cultura per il gruppo S&D. “Fino ad oggi, infatti, fatta eccezione per due misure ad hoc destinate all’Iraq e alla Siria, non esistevano norme comuni ai 28 Stati membri, per garantire che i beni culturali importati fossero oggetto di un trattamento efficace e uniforme in tutta l’UE”, sottolinea l’eurodeputato.

IL MERCATO NERO DELL’ARTE

L’Europa colma così un vuoto normativo relativo all’importazione di beni culturali che aveva “permesso, di fatto, ad importatori meno scrupolosi, di beneficiare di questa situazione, facendo entrare i beni importati nel territorio doganale dell’Unione attraverso Stati membri con legislazioni più permissive - rileva Morgano -. Questa situazione, indubbiamente, ha anche facilitato un mercato nero dell’arte quantificato in circa 19 miliardi di euro, valore che è secondo solo al mercato delle armi e della droga”. Un mercato “che si è alimentato del trafugamento e contrabbando di oggetti di antichità prelevati da Paesi più fragili o in guerra, utilizzati per riciclaggio di denaro da parte della malavita organizzata, ma anche per finanziare il terrorismo, come è successo, ad esempio, in Iraq e Siria con Daesh”, afferma l’eurodeputato del Pd. Certo è che “non avere regole comuni sull’importazione di beni culturali sarebbe un paradosso per il mercato europeo. All’interno dell’Unione, infatti, i beni circolano liberamente, motivo per cui è importante che gli Stati membri si dotino di regole comuni, anche per la loro importazione”.

L’IMPATTO SULLE DOGANE

Con il nuovo regolamento, quindi, “vengono imposti non solo maggiori controlli, ma anche maggiore trasparenza sulle importazioni di beni culturali”, prosegue Morgano spiegando le principali novità del regolamento. “Va sottolineato che il testo adottato consiste principalmente in un regolamento doganale, avrà quindi un importante impatto sulle autorità doganali e sul commercio legale dell’arte. Nello stesso tempo, sarà sicuramente anche un concreto strumento per contrastare più efficacemente il fenomeno del traffico illecito di beni culturali - sottolinea l’eurodeputato -. Anzitutto, è vietata l'introduzione dei beni culturali rimossi dal territorio del paese in cui sono stati creati o scoperti in violazione alle disposizioni legislative e regolamentari di tale paese”.

LE NUOVE REGOLE

“Viene istituito un sistema elettronico comune per l’identificazione dei beni culturali, una sorta di carta d’identità dell’oggetto esportato - spiega ancora Morgano -. L’importatore dovrà obbligatoriamente esibire questo documento, unitamente alla licenza di esportazione rilasciata dal paese di origine e, laddove questo non fosse identificato chiaramente, tutta una serie di documenti e prove come fatture, contratti, perizie volti a dimostrare l’acquisizione lecita del bene. Inoltre, la Commissione Europea, unitamente all’Unesco e ad Icom stabilirà una lista rossa di Paesi in conflitto nei confronti dei quali applicare misure restrittive, per i cui beni sarà sempre necessario il rilascio di una licenza di esportazione. Infine, è stata data priorità al concetto di ‘paese di origine’ rispetto alla nozione del ‘paese di esportazione’, stabilendo il ricorso a quest’ultimo solo nel caso in cui il paese di origine non possa essere chiaramente identificato. Molte di queste richieste sono state da me proposte in qualità di Relatore ombra per il mio Gruppo politico, e adottate dalla Commissione cultura del PE che ha espresso un parere su questo dossier, e fatte proprie dalla Commissione per il Commercio estero (INTA), competente per merito e, in ultima istanza, anche dall’intero Parlamento”.

LICENZA DI IMPORTAZIONE

Due i punti sui quali il confronto è stato più acceso. “Il primo riguarda l’articolo 4 del Regolamento relativo alla licenza di importazione. In questo caso, il Partito Popolare Europeo aveva proposto di sopprimere la nozione di ‘paese di origine’, sostituendola con quella di ‘paese di esportazione’ - precisa Morgano -. Su questo punto, però, grazie ad un lavoro di squadra, siamo riusciti a far passare la posizione per cui il riferimento principale della nuova normativa deve essere quello del paese di origine in linea con la Convenzione Unesco, in modo da coprire anche quei casi in cui il bene culturale proviene fisicamente da un paese dove è stato legalmente acquistato nel passato, ma è divenuto ormai una proprietà soggetta alla legislazione e alla tutela di un altro paese, che, in ultima istanza può essere considerato paese d’origine”.

DEFINIZIONE DI BENE CULTURALE

“L’aspetto più problematico è stato, però, la definizione di bene culturale: cioè la definizione dei criteri per individuare quali oggetti rientrassero nel campo di applicazione di questo Regolamento - spiega l’eurodeputato -. La Commissione europea, nella sua proposta originaria, aveva proposto di farvi rientrare solo quei beni che avessero una soglia di età minima di 250 anni, ‘al fine di non ostacolare in misura sproporzionata il commercio di beni attraverso la frontiera esterna dell’Unione’. Motivazione ripresa e accentuata da diversi deputati che hanno addirittura proposto di aumentare la soglia a 500 anni. Al contrario, come relatore ombra per il gruppo S&D, coerentemente anche con il parere del Mibac, la posizione assunta dal Governo italiano del tempo e con tutta una serie di Convenzioni internazionali (UNESCO del 1970, l’Aia), mi sono fortemente opposto a questa soglia minima proponendo che fosse abbassata a 100 anni”.

“Purtroppo, nonostante un ottimo lavoro di squadra, unitamente alla collega Silvia Costa, pur essendo riusciti a far adottare questa mia proposta in Commissione CULT, in commissione INTA e all’intero Parlamento, in sede di trilogo è prevalsa una visione ‘attenta a non ostacolare eccessivamente il mercato dell’arte e a facilitare il lavoro di controllo doganale’ e, nel testo definitivamente adottato il Parlamento ha dovuto cedere. Diversamente la questione sarebbe rimasta senza alcuna disciplina. Per questo, il regolamento prevede, per alcuni beni, una soglia di 200 anni di età. Posso comprendere che, a volte, il meglio sia nemico del bene, ma per questo motivo, coerentemente con la battaglia che ho condotto, mi sono astenuto sul voto finale del provvedimento”.

VERSO UN COORDINAMENTO EUROPEO

Quello delle opere trafugate è un tema sensibile anche in Italia, dove il ministero per i Beni culturali ha istituito un Comitato ad hoc, al lavoro sulle opere d’arte che appartengono all’Italia e che – in diversi periodi storici e per svariati motivi – sono state trafugate e finite in altri Paesi. “L’azione che il ministro Bonisoli prosegue va indubbiamente nella direzione giusta - afferma Morgano -. Evidentemente questa azione, per essere efficace, richiede di essere perseguita all’interno del quadro europeo e non può essere limitata all’iniziativa individuale di uno Stato membro. Per questo motivo, la direzione verso la quale si dovrebbe andare è quella di un coordinamento europeo delle autorità nazionali incaricate della tutela del patrimonio culturale, attraverso un sistema consolidato di scambi di informazioni tra Dogane e funzionari ministeriali, e la creazione di una banca dati europea in cui sono elencate tutte le opere trafugate”.

CARABINIERI TPC

Possibile, inoltre, “come si sta già facendo in parte con l’Interpol, andare nella direzione di un Comando Europeo di Tutela Patrimonio Culturale, dove i nostri Carabinieri sono naturalmente candidati ad assumere il ruolo di coordinamento, regia e guida”, afferma Morgano ricordando il lavoro del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, “che il 3 maggio compirà il suo 50esimo compleanno”. L’Italia è stata “la prima nazione al mondo a dotarsi di un organismo di polizia specializzato nello specifico settore, e che oggi fa capo al Ministero dei Beni Cultuali. Nel corso degli anni il successo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale si è affermato in tutto il mondo, diventando punto di riferimento per altri Paesi - sottolinea l’eurodeputato -. Il Comando ha, infatti, elaborato una delle migliori Banche dati dei beni culturali illecitamente sottratti, dove confluiscono tutte le informazioni relative ai reati che abbiano come oggetto i beni culturali in Italia e che gli Stati esteri chiedano di inserire per le ricerche, oltre che un sistema all’avanguardia di Object-ID (carta d’identità elettronica per i beni culturali)”.

COOPERAZIONE TRA PAESI

Il Comando, inoltre, “ha sviluppato un consolidato sistema di coordinamento e scambi di informazioni con i funzionari delle Dogane e dei Ministeri della Cultura dei Paesi esteri, che richiedono di approfondire il modello italiano di tutela. Non è un caso che, dal 2016, il Comando del TPC sia stato individuato per costituire la componente Carabinieri della Task Force italiana Unite4Heritage, i cosiddetti Caschi blu della cultura”.

“Il regolamento approvato - conclude Morgano - ha fatto proprio un emendamento da me presentato nel parere CULT, in cui si ricorda che l'articolo 5 della Convenzione Unesco del 1970 esorta gli Stati parti ad istituire uno o più servizi nazionali per la protezione dei beni culturali contro l'importazione, l'esportazione e il trasferimento illeciti di proprietà. Tali servizi nazionali dovrebbero essere dotati di personale qualificato e in numero sufficiente al fine di garantirla in conformità della Convenzione Unesco, inoltre dovrebbero consentire la necessaria collaborazione attiva tra le autorità competenti negli Stati membri, che l’hanno sottoscritta, nel settore della sicurezza, nella lotta contro l'importazione illegale di beni culturali, in particolare dalle aree colpite da conflitti armati”.

 

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