"Una mostra che farà la storia di questo pezzo di storia”. Così Letizia Casuccio, direttore generale di CoopCulture, introduce la presentazione della mostra “Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico” che sarà ospitata dal 21 marzo al 17 giugno 2019 presso Palazzo Merulana a Roma, nato dalla sinergia tra la Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture. La mostra prende le mosse dal dipinto di Giacomo Balla dedicato a Primo Carnera quando diventa campione del mondo di pugilato. Un quadro ospitato nella collezione permanente di Palazzo Merulana.

LA MOSTRA

La mostra, dal 21 marzo al 17 giugno 2019, si propone di indagare un particolare passaggio di stile della produzione del pittore torinese, partendo dall'opera ritratto di Primo Carnera, custodita all'interno della collezione permanente di Palazzo Merulana, un'opera eccezionale della produzione del maestro futurista. Dipinto su due lati, da una parte è rappresentato un soggetto tipicamente futurista, Vaprofumo, del 1926. Pochi anni dopo, nel 1933, l'artista dipinge sul verso un quadro del tutto differente, Primo Carnera. Quest'ultimo dipinto si ispira una foto di Luxardo, amico di Marinetti autore di un'impressionante ritratto del pugile pubblicato sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport del 1933, quando diventò campione del mondo. Questa immagine, diffusa simultaneamente in tutto il globo, costituisce la base iconografica del dipinto di Balla.

L'intenzione di far coincidere l'immagine dipinta con l'effetto del rotocalco è sottolineata da un espediente tecnico che balla applica a questo come a diversi altri dipinti dell'epoca, che saranno esposti in mostra. L'artista applica al fondo del dipinto una rete di metallo su cui poi dipinge, provocando un effetto di 'retinatura', identico a quello prodotto dalle immagini a stampa dei giornali. Si tratta di un confronto intenzionale, e per l’epoca straordinario, con i mezzi di diffusione di massa dell’immagine: elemento fondante, molti anni dopo, dell’universo figurativo del “pop art” americano, da Warhol a Lichtenstein. Balla evidentemente studiava un possibile sviluppo e rinnovamento del Futurismo. Egli trova così modernissimo, in sintonia con la sensibilità quotidiana della gente, l’immaginario suscitato dal cinema, dalla fotografia di moda e di attualità, che quotidianamente si sfoglia su riviste patinate, che è simultaneamente guardata e imitata da milioni di persone: che costituiscono l’avanguardia del gusto, una sorta di immaginario di massa, di avanguardia di massa. Un concetto che egli sottolinea in un proclama futurista pubblicato nel 1930.

La mostra si propone di indagare questo passaggio di stile, che evidentemente tende inizialmente a sperimentare un nuovo linguaggio all’interno del Futurismo, una figurazione moderna e mediatica, sperimentando immagini che si associano fortemente, quasi violentemente, alla fotografia di moda e al cinema dell’epoca, alla nascente iconicità del nascente divismo mediatico. In mostra si riuniscono circa sessanta opere: alcuni dipinti più esplicitamente futuristi della fine degli anni venti, opere eseguite con questa tecnica a “retinatura”, immagini dei divi eseguite in quegli stessi anni da grandi fotografi come Elio Luxardo e Arturo Ghergo, e parimenti riviste dell’epoca cui Balla si è ispirato esplicitamente.

GLI INTERVENTI

BENZI - “Quando uno storico dell'arte arriva alla mia età - ha spiegato il curatore della mostra, Fabio Benzi - ha dei sogni nel cassetto da voler realizzare: non la grande mostra, ma la mostra che cambia qualcosa nella storia dell'arte. A volte sono piccole mostre nelle dimensione. E questa mostra su Balla spiega molte cose: cosa fosse il futurismo per l’artista, che significato avesse, perché alla fine ne esca. Un aspetto questo di cui nessuno parla. Di questa scelta non si sa quasi nulla. Nel 1937 scrive che 'erano diversi anni che non aveva più a che fare col futurismo'. Nessuno ha mai indagato questa scelta. Questa mostra fa proprio questo”.

Col figurativo, “Balla non abbandona il futurismo. Dopo 20 anni di futurismo astratto si rende conto che il futurismo deve sempre superare se stesso. Quindi cerca altre strade. Le cerca nel cinema o meglio nel cinema hollywoodiano alla ricerca del divo e anche nella moda. Cosa c'è di più futurista delle riviste che milioni di persone sfogliano contemporaneamente nel mondo e che si centrano proprio sul divismo?”.

CASUCCIO - Il direttore generale di CoopCulture, Letizia Casuccio, ha ricordato il rapporto di Palazzo Merulana con la città. “Il sentimento che ci viene trasmesso dai visitatori - ha spiegato - è quello di familiarità. Un luogo aperto alla città e al quartiere. Che partendo dalla collezione Cerasi ospita mostre anche di ricerca come del resto è quella di oggi. Una mostra che farà la storia di questo pezzo della storia dell'arte”.

Con questa mostra “manteniamo una promessa e portiamo a compimento la scelta di contaminazione della collezione Cerasi con le produzioni culturali. Questa è la prima vera mostra che abbiamo prodotto con il nostro comitato scientifico e l'aiuto di Fabio Benzi. La mostra è stato un lungo percorso, anche maieutico per noi”. 

Con la mostra “il Palazzo sarà aperto anche la mattina. Ci saranno delle visite guidate a partenza fissa. Non mancheranno alcune visite speciali, a cominciare dalla 'colazione del campione'. Ci saranno poi delle visite a tema. Per i bambini, approfittando della cucina, avvieremo un corso di cucina futurista”.

 

Articoli correlati