Si è tenuta a Roma presso la Curia Iulia del Parco archeologico del Colosseo la prima giornata del Convegno internazionale di studi “Monitoraggio e manutenzione nelle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”.

Il Parco archeologico del Colosseo ha voluto riunire attorno a temi di estrema attualità - quali i cambiamenti climatici, il dissesto idrogeologico e il degrado chimico-ambientale - i rappresentanti internazionali e nazionali dei maggiori siti archeologici iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, oltre che i rappresentanti delle istituzione attive nella sperimentazione di metodologie innovative per la conservazione del patrimonio culturale, al fine di individuare le best practices più adatte alla gestione delle aree archeologiche.

Scopo del convegno, come sottolineato dalla direttrice del Parco, Alfonsina Russo, è infatti creare una rete tra tutte le aree archeologiche nazionali e internazionali. Presenti, tra gli altri, il Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Massimo Osanna, già direttore generale del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Paestum, Francesco Sirano, Direttore del Parco di Ercolano, Mohammad Al Shabbar, ministro plenipotenziario della Giordania.

BORGONZONI

Ad aprire i lavori è stata la sottosegretaria ai Beni culturali, Lucia Borgonzoni, che ha evidenziato come quello di oggi “sia un punto di partenza di un grandissimo lavoro che si sta svolgendo dietro le quinte, che si vede meno ma che conta in realtà tantissimi attori che stanno cercando di sviluppare un modello che per noi è fondamentale”.

“L’Italia – spiega - ha sicuramente il grande privilegio di avere un patrimonio immenso, ma anche un grande dovere di sviluppare dei modelli che siano riproponibili in altri siti e in altri stati per la tutela di questo patrimonio. Una tutela che deve passare anche dalla fruizione da parte dei turisti”.

Un turismo, ha sottolineato la Borgonzoni, “che sta aumentando sempre di più, che sceglie come vivere e fruire il nostro patrimonio, che riesce a recepire facilmente le nuove innovazioni per tutelarlo”.

L’ESPERIENZA DEL PARCO ARCHEOLOGICO DEL COLOSSEO

Nel suo intervento, la direttrice Alfonsina Russo ha spiegato che “tutti i siti archeologici sono interessati da un naturale deterioramento legato allo scorrere del tempo. Quando esso compromette la funzionalità del bene culturale, diventa patologico, ovvero degrado. Questo processo può essere incrementato dagli effetti del cambiamento climatico che coinvolge tutto il pianeta”.

“Questo lo abbiamo visto negli ultimi mesi quando abbiamo chiuso il Parco proprio per venti a 100 km orari o per le cosiddette ‘bombe d’acqua’. Fino a che punto le strutture possono resistere a questi cambiamenti? Esiste una tecnologia che possa consentire di aumentare la resilienza del nostro patrimonio, esposto ormai anche agli effetti dei cambiamenti climatici?”, si chiede.

IL PROGETTO DI MONITORAGGIO E MANUTENZIONE DEL PARCO

“Obiettivo generale del progetto di monitoraggio e di manutenzione programmata in corso di sviluppo – ha sottolineato - è la messa a sistema di tutte le esperienze che prima erano ricondotte a singoli interventi di monitoraggio, per giungere alla definizione di un protocollo modello e ad un controllo pianificato di tutte le situazioni a rischio dell’area archeologica centrale, con l’ausilio delle moderne tecnologie”.

“La piattaforma in corso di progettazione si vuole porre come prototipo in vista di uno scenario operativo a livello non solo locale. Crediamo che questa sia la condizione necessaria per tramandare il patrimonio culturale alle future generazioni”, ha concluso Alfonsina Russo.

 

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