La Fondazione Cariplo investe ogni anno circa il 25-30% delle proprie erogazioni in progetti dedicati al settore arte e cultura, di questi il 15-20% è destinato a promuovere attività che puntino non solo alla valorizzazione, ma anche alla conservazione dei beni storici e architettonici, riconoscendo la funzione necessaria del preservare come pratica imprescindibile nella gestione di un bene. Questa esperienza viene oggi condivisa in ACRI con gli esperti e addetti ai lavori per confermare la necessità di strategie territoriali che possano innescare sinergie tra le attività conservative e i processi di sviluppo locale.

Il Quaderno 29 dal titolo “Conoscere per conservare. Dieci anni per la Conservazione Programmata”, appena pubblicato nella collana “I Quaderni dell’Osservatorio”, sintetizza le riflessioni, le esperienze e le metodologie che hanno portato la Fondazione ad avviare un percorso che ad oggi si presenta come modello da applicare in molteplici contesti in Italia - paese caratterizzato da un significativo patrimonio storico e artistico spesso inserito in contesti naturalmente fragili - ponendo le basi per un approccio che sempre di più tenda a salvaguardare, anche attraverso un bene, interi territori.

“Il recupero del patrimonio storico-architettonico va oltre il tradizionale valore di conservazione, è un’occasione di cambiamento e coinvolgimento delle persone che vivono la comunità e che di quel bene devono sentirsi partecipi, nella fruizione e, perché no, nella gestione”, dichiara Giuseppe Guzzetti, Presidente di Fondazione Cariplo. “Abbiamo bisogno di persone che abbiano a cuore e si prendano cura di questa Italia. C’è già un esercito fatto da migliaia di persone attive. Volontari e appassionati. Abbiamo bisogno che anche i policy makers comprendano questo nuovo senso civico e di appartenenza, sostenendo sempre di più il recupero, la conservazione e la prevenzione nei luoghi e sui beni storici, artistici e architettonici che danno senso di appartenenza e orgoglio a chi vive nelle comunità locali, che sembra stiano vivendo una rinascita incentrata sui valori e sulla speranza di un futuro migliore”.

Dal 2008 al 2016 Fondazione Cariplo ha sostenuto iniziative basate su una visione strategica di lungo periodo, in grado di introdurre nella prassi un’importante innovazione di processo: il passaggio dal restauro inteso come evento isolato alla cura costante dei beni, un processo integrato foriero di un reale sviluppo locale. Dopo nove anni di sperimentazione, in cui sono stati finanziati progetti per circa 16,8 milioni di euro a sostegno di 175 edifici storici (riferiti solo agli interventi di conservazione programmata), e in coincidenza con l’Anno Europeo del patrimonio, Fondazione Cariplo mette a disposizione
le esperienze dei progetti sostenuti per diffondere una cultura della conservazione possibile.

Cultura della conservazione significa identificare le priorità d’intervento necessarie per innestare un processo virtuoso, diverso per ogni luogo, bene e contesto. Questo processo tende a coinvolgere in maniera capillare tutti gli attori - addetti ai lavori, tecnici, enti, stakeholder, collettività – perché possano a vario titolo partecipare alla conservazione in maniera attiva, esserne consapevoli e creare valore.

 

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