Via libera della Camera al decreto recante disposizioni urgenti su reddito di cittadinanza e pensioni, il cosiddetto “decretone”. Il provvedimento torna ora al Senato per la terza e ultima lettura. Il decreto istituisce il reddito di cittadinanza quale “misura unica di contrasto della povertà, della disuguaglianza e dell'esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro” e introduce in via sperimentale, per il triennio 2019-2021, il diritto a conseguire la pensione anticipata con 62 anni d'età e un'anzianità contributiva minima di 38 anni (cosiddetta quota 100).

Proprio per far fronte alle scoperture di organico degli uffici preposti alle attività di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale derivanti da quota 100, si autorizza - fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui all'articolo 1, comma 300 della legge di bilancio 2019 e comunque per il 2019 – il reclutamento di personale del ministero dei Beni culturali, anche in deroga alla procedura di mobilità volontaria del personale delle pubbliche amministrazioni.

Il Collegio Romano è inoltre autorizzato ad anticipare al 15 luglio 2019, rispetto alla data del 15 novembre 2019 prevista dalla manovra 2019, le assunzioni a tempo indeterminato di personale non dirigenziale fino a 551 unità: 91 unità tramite lo scorrimento delle graduatorie approvate nell'ambito del concorso pubblico a 500 posti di Area III-F1; 460 unità attraverso lo scorrimento delle graduatorie relative alle procedure concorsuali interne già espletate, presso il medesimo ministero, avvalendosi integralmente delle facoltà assunzionali ordinarie per il 2019. 

LA SITUAZIONE

Obiettivo dei commi dal 10-octies al 10-undecies dell’articolo 14 è quindi di far fronte alle conseguenze derivanti dall'applicazione della quota 100. Tale regime pensionistico è, infatti, destinato ad incidere sull'assetto organizzativo del ministero, producendo effetti negativi strutturali sulla situazione degli organici. Al 2018, infatti, l'organico di fatto del ministero, risultante a seguito dei pensionamenti 2017 e 2018, rispettivamente pari a 832 e a 1.118 unità di personale, ammontava a 15.813 unità nei diversi profili professionali e aree funzionali, a fronte dell'organico di diritto fissato in 19.050 unità di personale, con uno scostamento corrispondente a 3.237 unità con una scopertura pari al 17 per cento della dotazione prevista.

Questa situazione sarebbe destinata ad aggravarsi ulteriormente per effetto delle cessazioni previste per il triennio 2019-2021 che ammontano a 4.283 unità di personale, calcolate sulla base della legislazione previgente (c.d. legge Fornero) e senza tenere conto del nuovo regime pensionistico introdotto dal “decretone”. Di questi: 2.106 unità maturano nel 2019; 2.210 unità nel 2020; 2.272 unità nel 2021. Inoltre, al 2019 la platea di soggetti che potrebbe accedere a “quota 100”, può essere stimata in circa 3.489 unità di personale. Nello specifico, di questi: 1.184 unità maturano nel 2019; 1.166 unità nel 2020; 1.139 unità nel 2021.

SCOPERTURE DI ORGANICO PARI A 11MILA UNITÀ

Tenuto conto degli effetti prodotti sulla base della normativa previgente e dell'impatto del regime pensionistico di recente introduzione, i pensionamenti per il triennio 2019-2021 potrebbero corrispondere complessivamente a 7.772 unità di personale. Di questi: 3.290 unità maturano nel solo 2019; 2.210 unità nel 2020; 2.272 unità nel 2021. In assenza di nuovi ingressi, sommando le cessazioni stimate alle attuali vacanze presenti nell'organico, si verrebbe, dunque, a determinare un valore complessivo di scoperture pari a 11.009 unità di personale, con ricadute in termini di minore efficienza ed efficacia nella gestione e funzionamento del ministero.

 

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