Se si vuole realizzare uno strumento legislativo di prospettiva per il settore dello spettacolo dal vivo è necessario mettere in atto un reale metodo concertativo che coinvolga tanto il Ministero quanto le Regioni, le Province autonome e le categorie. È il punto di vista dell’assessore alla Cultura e Ricerca della Regione Toscana, Monica Barni, che è intervenuta a Milano, presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, a un convegno organizzato dall’Associazione Culturale Ateatro a cura di Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino per fare il punto sulle politiche pubbliche per lo spettacolo dal vivo. E il discorso non poteva non finire sulla legge delega che il governo ha messo a punto per riformare il settore. Un nuovo provvedimento che ricalca in gran parte quello approvato nella passata legislatura, ma la cui delega era scaduta (il 31 dicembre 2018) senza che i decreti attuativi previsti fossero approntati né dal governo Gentiloni né dal nuovo esecutivo Lega-M5S.

Al convegno dal titolo ‘Quali politiche per lo spettacolo? La legge per il teatro, le deleghe, il FUS, le competenze istituzionali e il riequilibrio territoriale’ erano stati invitati anche Daniele Donati (Università di Bologna), Roberto Rampi (Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato), Filippo Del Corno (Assessore alla Cultura, Comune di Milano), Gianni Torrenti (Assessore alla cultura, Comune di Venzone, già coordinatore Commissione cultura Conferenza delle Regioni),  Agostino Riitano (Matera 2019), Franco D’Ippolito (Teatro Metastasio, Prato), Alessandra Carbonaro (Commissione Cultura della Camera).

Nell’iter normativo, ha spiegato Barni nel corso del suo intervento, “è indispensabile un autentico coinvolgimento per garantire un’effettiva e concreta applicazione del principio di leale collaborazione. La redazione di un decreto legislativo, nell’ambito di una nuova delega sul Codice dello Spettacolo, dovrà avvenire attraverso un costante e permanente confronto tra il Ministero competente, le Regioni e le Province Autonome e i rappresentati delle categorie”. Una posizione, quella dell’assessore toscano, che richiama quanto già esposto dalle Regioni anche nella recente audizione alla Commissione Cultura del Senato per tramite della Coordinatrice del Friuli Venezia Giulia, Tiziana Gibelli.

L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Prima di entrare nel merito degli elementi essenziali della normativa sullo Spettacolo dal vivo, Barni si è soffermata sul tema dell'Autonomia Differenziata. “Prima ed al di là di ogni considerazione sugli aspetti finanziari che vedrebbero un’Italia a due velocità, con una forte penalizzazione delle Regioni del Sud - ha detto Barni -, è indispensabile esprimere obiettivi generali che assicurino una visione complessiva delle politiche culturali mettendo al riparo da particolarismi e ipotizzabili supremazie che non garantirebbero, su scala nazionale, la libera circolazione del prodotto artistico. Una diversa fisionomia delle autonomie territoriali, infatti, rischierebbe di determinare un sostanziale impoverimento dell'offerta e della fruizione culturale”.

La cultura, come la formazione, è “un bene comune dell'intera popolazione, scevra da localismi che rischiano di essere settoriali e ghettizzanti e non funzionali ad una volontà di crescita nazionale della professionalità, organizzazione ed efficienza ed efficacia che solo attraverso una consapevole cooperazione si può determinare”. Visto il quadro, non solo di settore, in costante evoluzione e viste alcune esperienze fin qui realizzate, secondo l’assessore, sarebbe meglio “individuare, come strumento efficace, l'Accordo di programma/programmazione concertata tra lo Stato e la/e Regioni”.

I PRINCIPI DI CUI TENERE CONTO

Entrando poi nel merito del dibattito, l’assessore alla Cultura toscano ha suggerito alcuni “elementi imprescindibili” di cui una nuova Legge delega dovrà tenere certamente conto. Innanzitutto, “la definizione delle differenti funzioni delle singole categorie di soggetti finanziati”, in secondo luogo “la razionalizzazione degli interventi di sostegno dello Stato e armonizzazione con quelli degli altri enti pubblici territoriali” e infine “la razionalizzazione dell'organizzazione e del funzionamento dei diversi settori sulla base della tutela e valorizzazione professionale dei lavoratori”.

Secondo Barni, ci sono poi altri concetti chiave da evidenziare, a cominciare dalla “capacità di fare rete tra soggetti dello stesso ambito e anche tra soggetti dei diversi ambiti”. Bisognerà porre “particolare attenzione alla pluralità dei linguaggi e delle espressioni della contemporaneità e all’individuazione di norme a garanzia dell’educazione dei nuovi pubblici. Infine, “l’internazionalizzazione declinata nella varie azioni che la rendono 'organica' e non episodica occasione nelle politiche dello Stato e dei territori regionali”.

La capacità di fare rete e/o di cooperare tra i vari soggetti ed istituzioni dello spettacolo dal vivo è infatti “l'unica concreta opportunità per cercare di convivere con le difficoltà finanziarie in cui si trova attualmente lo Stato. Ma, soprattutto, è l'unica vera possibilità di superare particolarismi che ancora connotano i nostri territori in un momento in cui la nostra identità nazionale, ancora fragile, deve connettersi con le pluralità culturali che gli attuali flussi migratori ci impongono e che connoterà la civiltà del domani”.

Parlare di contemporaneità delle espressioni artistiche, oggi, “prescindendo da questo fenomeno rischia di allontanarci dalla vera e concreta capacità innovativa che la realtà ci offre di incontro e confronto con una diversa pluralità di coniugazione linguistiche e performative”. In questo contesto “è necessario porre particolare attenzione nei confronti della formazione e dell’educazione delle giovani generazioni. E più in generale dei pubblici potenziali, o già emersi, evidenziando l'esigenza di tornare ad affrontare fin dalla prima infanzia la costruzione di una abitudine ai linguaggi culturali”. Infine, “l'approccio con l'internazionalizzazione si fa realmente esigenza non solo e non tanto di confronto, quanto di collaborazione e di capacità sinergiche di coproduzione e cooperazione”.

LA NUOVA DELEGA

Alla luce di questo ragionamento, l’assessore auspica che lo strumento legislativo sia “agile, superi le dicotomie per restituire il superiore interesse di definizione del Sistema nazionale dello spettacolo dal vivo e della cultura, attraverso l'utilizzo organico della Programmazione concertata o degli Accordi di programma quadro e garantisca le tutele professionali necessarie a determinare il passaggio, anche in questi ambiti, a un sistema di piccola e media impresa culturale, riconoscendo le professionalità dei lavoratori dello spettacolo, la defiscalizzazione e l'utilizzo di tutti gli strumenti normativi di semplificazione amministrativa ed organizzativa”.

La nuova legge delega dovrà anche “premiare la capacità di integrare risorse pubbliche e risorse private favorendo la capacità imprenditoriale dei singoli e la loro forza competitiva nel sistema, promuovere il ricambio generazionale e la contemporaneità, anche con specifiche premialità, favorire le politiche di rete e cooperazione tra soggetti, garantendone la non strumentalità e la qualificazione e continuità progettuale e, infine, promuovere e valorizzare accordi interregionali volti a condividere progetti e strategie di indirizzi al fine di meglio contribuire alla costruzione di politiche di carattere nazionale”.

 

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