“Chiediamo che le abilitazioni alla professione di guida turistica in Italia siano date sulla base di una legge dello Stato, con esami che accertino le competenze di chi dovrà svolgere questo lavoro”. Isabella Ruggiero, presidente di Agta, spiega ad AgCult come sia urgente approvare una legge statale di accesso alla professione di guida turistica (perché spetta proprio allo Stato normare questo aspetto) dopo il ‘danno’ normativo generato dall’articolo 3 della Legge 97/2013 che ha esteso a livello nazionale gli effetti delle abilitazioni regionali e locali che, per forza di cose, viaggiavano in ordine sparso fino a quel momento. Da anni molte aspiranti guide, aggiunge Ruggiero, aspettano un “bando nella propria regione, per poter diventare guida secondo le leggi, senza sotterfugi e senza andarsi a studiare il territorio di un’altra regione in cui non andranno mai a lavorare”.

La presidente di Agta prende spunto dalla pubblicazione del bando per l’abilitazione di guida turistica della Città di Reggio Calabria. Un bando che “ci preoccupa, perché è proprio uno degli elementi per cui noi guide - in particolare la nostra sigla AGTA insieme a UILTUCS e UGL - siamo scese in piazza lo scorso 12 marzo a Roma”. Il problema - spiega - “non è se un bando specifico è fatto bene o no. Qui non vogliamo entrare nel merito del bando pubblicato dalla Città di Reggio Calabria. Il problema sta invece nel fatto che, nell’assenza di una legge sulla professione di guida turistica, le Regioni vanno per conto proprio”. 

LA LEGGE 97/2013

Per chi non è del settore Ruggiero ricorda che, “da quando la 97/2013 ha esteso a tutto il territorio nazionale l’abilitazione di guida, che era invece regionale o provinciale, siamo privi di una legge che dica come si diventa guida, chi deve fare i bandi e gli esami, i titoli e i requisiti richiesti, ecc”. In questo vuoto normativo, “dopo la 97/2013 gran parte delle Regioni, correttamente, si è fermata in attesa di una legge di riordino. Altre Regioni però - Toscana, Emilia Romagna, Sardegna, Sicilia e da ultimo la Puglia in maniera anche più anomala - hanno continuato a rilasciare abilitazioni, ma ciascuna con sistemi diversi (chi dopo un training di 2 mesi, chi dopo un corso, chi con bando pubblico e esame, ecc.) e soprattutto ancora su argomenti relativi al proprio territorio regionale o addirittura provinciale, ma con la pretesa che quelle abilitazioni rilasciate da Comuni/Regioni ciascuno con regole diverse abbiano validità su tutto il territorio nazionale. Una totale assurdità che solo l’Italia può permettere”. 

Per anni i Governi precedenti “hanno lasciato fare, abdicando completamente al loro ruolo sulle professioni, che sono di competenza statale. Da questo Governo ci aspettiamo un cambio di rotta. Innanzitutto che il Ministro blocchi qualsiasi bando e corso, nelle more della legge di riordino.  Sappiamo tutti che, se c’è la volontà, è possibile fare questa legge in tempi brevissimi. Se il Mipaaft ci avesse permesso di iniziare a lavorare alla legge a inizio Dicembre scorso, invece di perdere tempo su emendamenti inutili, il testo ora sarebbe già pronto e potrebbe essere approvato velocemente”. 

“SERVE UNA LEGGE IN TEMPI BREVI”

Le Regioni hanno perfettamente ragione a “scalpitare” e a non voler più aspettare. “Soprattutto - spiega la presidente di Agta - quelle che negli ultimi 5 anni non hanno fatto nuovi bandi e hanno atteso pazientemente una legge; sono anni che non rilasciano abilitazioni, al contrario di alcune Regioni ‘furbette’ che nel frattempo hanno fatto come volevano. Così come non ne possono più le migliaia di persone che da 5 anni (anzi molti di più in vari casi) aspettano un regolare bando nella propria regione, per poter diventare guida secondo le leggi, senza sotterfugi e senza andarsi a studiare il territorio di un’altra regione in cui non andranno mai a lavorare”.

Secondo Agta, non fare una legge - e non farla in tempi brevissimi - vuol dire “danneggiare chi è corretto: sia tra le Regioni, sia tra le aspiranti guide. Non fare una legge significa voler mantenere questo stato di cose e dire implicitamente alle Regioni ‘fate come vi pare, tanto non vi bloccheremo’ e ai cittadini ‘usate qualche scappatoia, tanto poi lo Stato sana tutto’”.

Chi fa così è “uno Stato che se ne lava le mani. Ricordiamoci però che da questo caos ci stanno guadagnando solo gli abusivi e i grandi Tour Operator stranieri, mentre le casse pubbliche perdono milioni di gettito fiscale”.

NO ALLA CASTA

Per Ruggiero è ora di dire “basta alla propaganda di chi vuole farci passare per una casta che cerca di bloccare le abilitazioni e il lavoro delle aspiranti guide. Troppo facile incolpare le associazioni di categoria come la nostra, che politicamente non conta nulla, invece dei politici (di qualsiasi partito, non ci importa il colore) e dei funzionari che in 6 anni non sono stati capaci di fare una legge”. 

AGTA chiede “addirittura bandi e esami annuali, per dare la possibilità a tutte le aspiranti guide di poter accedere a questa professione. Svolgiamo training per le guide, dopo l’abilitazione, per aiutarle ad affrontare meglio i tour; le inseriamo in canali di comunicazione per immetterle più facilmente nel mondo del lavoro. Quindi accusare sigle come la nostra di essere chiuse alle nuove guide è una diffamazione. Ci sembra però legittimo chiedere che le abilitazioni a una professione (perché tale è la guida turistica in Italia) siano date sulla base di una legge dello Stato, con esami che accertino le competenze di chi dovrà svolgere questo lavoro. A tutela, si badi bene, dei turisti, innanzitutto”.

 

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